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domenica, novembre 27, 2022

Mondiali in Qatar: calcio, dollari ed ipocrisia

 


Sui mondiali di calcio in Qatar si stende inesorabile ed inevitabile, il velo sempre confortante della ipocrisia. Partiamo dai fatti: L'assegnazione del mondiale in Qatar è stato deciso ben 12 anni fa, con una decisione già discutibile per i tempi affrettati. Normalmente si decidono i mondiali di volta in volta con al massimo 8 anni di anticipo, tempo necessario per presentare i progetti e dimostrare di poterli realizzare. Attualmente sono assegnati i mondiali del 2026 ai paesi nordamericani (USa Canada e Messico) mentre non si ha l'ufficialità per i mondiali del 2030. Nel 2010 furono assegnati in tutta fretta e furia l'edizione del 2018 alla Russia e quella del 2022 al Qatar. La decisione fu controversa dapprincipio, soprattutto per ragioni sportive. Un paese senza alcuna tradizione calcistica, caratterizzato da un clima così caldo da rendere obbligatorio la disputa inedita durante l'inverno, creando non pochi grattacapi organizzativi  soprattutto alle federazioni europee . Poi c'erano altri problemi, il fatto che il Qatar non sia un paese democratico particolarmente attento ai nuovi e antichi diritti umani(per usare un eufemismo), a cui si possono aggiungere l'inaccettabile bilancio in vite umane per costruire stadi ed infrastrutture mancanti, infine, anche se a nessuno pare importare molto, l'appoggio finanziario dato al terrorismo islamico. Tuttavia nessuno ha mai parlato di boicottaggio, fino ad una settimana prima almeno. Le uscite di Fiorello ci sarebbero state se l'Italia avesse partecipato? Non credo. In quanto alla Germania, i cui giocatori hanno fatto una vera e propria messinscena tappandosi la bocca, perchè "censurati" (in realtà la FIFA ha ammesso che potesse essere indossata una fascia con scritto "No discrimination", ma i tedeschi come loro solito volevano fare di testa loro e mettersi la loro fascetta, si sono fatti fotografare con le mani sulla bocca per poi perdere pietosamente contro il Giappone), avrebbe potuto semplicemente non partecipare alla competizione, ovvero fare un vero boicottaggio. Boicottaggi sportivi in passato ce ne sono stati. L'URSS non giocava contro il Cile ed il Sudafrica nel tennis e negli altri sport. Gli USA boicottarono i giochi olimpici di Mosca, e l'URSS li ripagò della medesima medaglia ai successivi giochi di Los Angeles etc. Insomma se si pensava e si era veramente convinti di avere delle ottime ragioni per boicottare questi mondiali, beh, c'erano 12 anni di tempo per farlo e magari riuscire a far cambiare la decisione. Ma queste manfrine hanno solo un nome: ipocrisia.

sabato, agosto 29, 2020

Anche il Tour de France sotto la scura del "politicamente corretto"

 Oggi sabato 29 agosto parte la gran Boucle, meglio nota come Tour de France, uno degli avvenimenti sportivi più importanti e rituali, insieme al torneo di Wimbledon e al Gran Premio di Montecarlo.

Ovviamente la data è stata posticipata dagli inizi di luglio alla fine di Agosto (la data tradizionalmente occupata dalla Vuelta d'Espagna) a causa del Corona virus, anche se poi a conti fatti sarebbe stato meglio mantenere la vecchia data, visto che i casi in Francia sono tornati quasi ai livelli di marzo-aprile (seppure con una ratio di mortalità bassissima, a controprova del fatto negato da molti "esperti" che il virus ha perso larghissima parte della sua forza). Mi piacerebbe parlare delle squadre, del percorso, delle difficoltà di una gara difficile come questa, che si snoda attraverso tappe di montagna o tappe nervose, con le solite difficoltà climatiche (in questo caso andremo verso tanti tappe con pioggia e forse anche freddo, rispetto al luglio tradizionalmente caldo e a volte anche torrido delle ultime stagioni).

Ma purtroppo mi trovo costretto (moralmente) a perdere il mio tempo a parlare dell'ennesima cialtronata imposta dal cosiddetto e sempre più mefitico "politicamente corretto". Questa volta a cadere sotto la scure dei nuovi inquisitori sono le miss del tour, quelle simpatiche e gentili ragazze che regalavano ai ciclisti, dopo 6 o 7 ore di corsa sotto il sole e la pioggia, un sorriso, unmazzo di fiori, ed un bacio sulla guancia (scandaloo!!111!!).

Il tutto rigorosamente vestite, non certo in bikini mozzafiato. Le miss del giro e del tour erano un elemento magari di contorno, ma con un loro ruolo quasi istituzionale, alla pari della macchina del direttore o delle ammiraglie delle squadre o dei motociclisti che effettuano le riprese.

 Tra l'altro, almeno un tempo, nascevano storie d'amore con i ciclisti, ed in qualche caso miss e ciclista convolavano pure a nozze.

Ma oggi non è più tempi di romanticismi  e galanterie, è tempo di dure e spietata ideologie, spietata quanto stupide  e controproducenti, ed ecco che via le miss... come richiesto dalla bellezza di ben 38.000 firmatari almeno a sentire la Gazzetta dello Sport. Firme raccolte non in piazza con notaio, ma ovviamente su qualche piattaforma digitale, facilmente hackerabile e dove non vi è controllo di doppioni o multipli di firma. In ogni caso poche migliaia su 60 milioni di francesi (e 300 milioni di europei, che in quanto spettatori avrebbero avuto diritto alla loro voce in capitolo)

Mi devo correggere però: non via le miss ma via una miss e dentro un mister.

Eh già, perchè per non essere "sessista" ora la competizione avrà una donna ed un uomo sul palco, in sostanza si è licenziata una donna per fare spazio ad un uomo. Il cui ruolo appare incerto, che cosa farà, distribuirà baci oppure si occuperà solo dello spumante?  Si tratta di una vera e propria idiozia, che alla fine porta alla diminuzione delle possibilità occupazionali femminili (uno dei cavalli di battaglia del femminismo autentico, prima che venisse sostituito dal femminismo per cerebrolesi attuali) per dare più spazio agli uomini, il tutto a causa della paranoia contro il cosidetto "sessismo" termine che significa tutto ed il contrario di tutto, e cioè in sostanza, assolutamente nulla.

Ma la cosa preoccupante non è la notizia in sè per sè, è molto probabile che nel giro di due, massimo tre anni si torni alla tradizione, come succederà in altri ambiti, passata la ubriacatura ideologica, come successe tra la fine degli anni 70 e la metà degli anni 80. No, la cosa apreoccuante è che una piccolissima minoranza di persone, di poche migliaia, con un atto illegale (ovvero privo di valore legale ) imponga le proprie opinioni a tutto il mondo. Va ricordato che la democrazia, almeno la democrazia liberale, si basa sul volere della maggioranza, nel rispetto della minoranza, non nel volere delle minoranze nel disprezzo della maggioranza. Quella ha un altro nome. Si chiama dittatura.

venerdì, giugno 10, 2016

Il caso Sharapova: la triste verità dietro le bugie

Maria Sharapova squalificata per 2 anni per Doping: da cultore del tennis e dello sport lo dico subito e con nettezza: per me sono anche pochi.
 Ho sentito tante giustificazioni, ma nessuna è minimamente valida. E' stata squalificata per una sostanza che non era vietata. si dice..in realtà la sostanza era vietata da quest'anno e ne ha fatto uso quest'anno, lo ha ammesso lei stessa e le analisi non lasciano dubbi.
La Sharapova ha assunto il meldonium per circa 4 anni senza dirlo a nessuno, né alla ITF, nè ad allenatore o trainer, neppure al suo medico. Dimenticanza? Non credo perché al suo agente l'aveva detto. Lo dici all'agente ma non al medico? La cosa è molto sospetta... Il meldonium non era nella blacklist, ufficialmente, ma era sospettata e già bandita negli USA, dove Sharapova passa la maggior parte del suo tempo e ha i suoi affari. Inoltre, a complicare le cose per la bella tennista russa sono i risultati delle analisi. IL farmaco venivo assunto in particolar modo nei periodi durante i tornei principali. L'ultima volta proprio durante gli Australian Open. Quindi non si può sostenere che erano piccole dosi non smaltite. Ora se un farmaco ti serve, ti serve sempre, non solo durante i tornei. Mi pare il comportamento di una che fa la furba, che assume un farmaco perché pensa che la possa aiutare nella prestazione sportiva (attenzione, si punisce l'intenzione di doparsi, non l'efficacia del doping, peraltro esiste l'effetto placebo...) per questa ragione tiene nascosto la cosa a tutti, tranne che al manager, che ha il compito di avvertirla nel caso la sostanza, già sospetta, divenisse illegale. Ma qualcosa va storto: l'agente, pare a causa di una mancata vacanza ai caraibi (?) non l'avverte. Ed ecco che l'inganno viene allo scoperto. Però la Wada tiene aperto uno spiraglio; contradditoriamente parla di non intenzionaità...La Sharapova ha già ricorso. 
E' possibile che la storia non sia finita qui, ma chi ama il tennis e lo sport ed i suoi valori, per cui deve vincere chi merita sul campo, senza trucchi e senza inganni, questa è una triste vicenda, una ferita che sarà difficile rimarginare se chi è preposto a proteggere i valori dello sport si facesse sviare da altri interessi e da altre priorità .

sabato, ottobre 16, 2010

Una figura da cioccolatai


I fatti accaduti martedì scorso a Genova, dove a causa di un centinaio di ultrà (Non è il caso di chiamarli tifosi) serbi non solo non si è svolto un importante incontro internazionale di calcio, ma ci sono stati incidenti e danneggiamenti per tutta la città, rappresentano l'ennesima dimostrazione di cialtronaggine ed inefficienza di chi è preposto alla guida di questo paese e, in particolare, al mantenimento dell'ordine pubblico.
Consolarsi con il fatto che non c'è stato un altro Heysel, come fa il ministro Maroni, non è solo un esercizio futile di retorica, ma un esempio di cialtronaggine.
Una "nuova Heysel" non poteva esserci, per il semplice motivo che ad Heysel, nel 1985, non vi era separazione tra i settori degli Hooligans e dei tifosi italiani, che erano semplici e veri tifosi non organizzati in gruppi paramilitari ma semplice persone che erano lì a vedere una partita, e non per altri motivi; inoltre la tragedia fu causata dal crollo delle balaustre che non ressero alla folla. La causa principale fu, sopratutto. l'inadeguatezza delle strutture .
A Genova il problema non era quello ed era ovvio che mandare quel drappello di poliziotti in curva non sarebbe stato saggio, il problema è quello che è successo prima, fuori dallo Stadio si Marassi, ed è evidente che lì sia mancata totalmente la prevenzione.
Si dice che i serbi abbiano fatto quel che hanno fatto perché ubriachi, c'è da dubitarne, ma in occasione di altre partite è stata vietata la vendita di alcolici, addirittura pure quando vennero i tifosi irlandesi, da sempre tra i più corretti (anche perchè per lo più provenienti dal rugby, sport con ben altra educazione sportiva).
Per il resto è un vergognoso rimpallarsi di responsabilità fra autorità serbe ed italiana su chi aveva avvertito chi. Io no so come stiano le cose, ma "la Repubblica" parlava di 1300 tifosi serbi e che si temevano gli Ultrà, diciamo allora che i giornalisti del giornale di De Benedetti sono più informati di coloro che dovrebbero prendere decisioni per tutelare l'incolumità delle persone, il che è preoccupante.
Nei fatti un evento sportivo, che coinvolge la nazionale di calcio, non ha potuto svolgersi, ed è la prima volta nella storia (speriamo l'ultima)che questo si è verificato.
Questi sono i fatti il resto sono chiacchiere.

martedì, settembre 28, 2010

Pensieri sparsi

1- Ma andiamo avanti fino a Natale a parlare di quel cazzo di appartamento a Monte Carlo?
O magari adesso si passa alla cucina? e a quando ai servizi detto anche cesso con una bella planimetria e magari il plastico a Porta a Porta?

2- La musica è arte, e l'arte è libertà. e gli artisti hanno non il diritto ma il dovere di essere liberi di fare ovvero di fare quel che gli pare, dalle rane crocifisse, alla merda di artista, alle cover dei Metallica o di chi per essa.
Alla faccia dei bigotti di vario stampo, razza, colore e tipo.

3- Chavez ha vinto le elezioni in Venezuela, però non abbastanza, quindi ha perso, cioè ha vinto però comunque ha imbrogliato, e se non l'ha fatto ci avrà pensato,e poi si è messo le dita nel naso, probabilmente ha ruttato e scoreggiato ed in ogni caso ci è antipatico per cui gli diamo addosso a prescindere

4- Una donna viene condannata a morte in Iran accusata dell'omicidio del marito.
Il mondo si indigna.
Una donna viene giustiziata in USA per l'omicidio del marito. Il mondo tace.
Qualcosa non torna....

5- Paolo Di Canio critica Totti (che novità!) sostenendo che senza di lui la Roma è più forte.
partite con Totti in campo punti 2,31
partite senza Totti punti 1,83
differenza a partita 0,48
moltiplicato x le 38 partite di campionato: 19 punti circa, la differenza fra il quarto posto ed il (quasi) scudetto.
conclusione:
Di Canio, da bravo fascista, è più bravo a fare a pugni, che non a ragionare

domenica, aprile 25, 2010

Un esempio di idiozia maschilista

stavo girando sul sito della Gazzetta dello Sport per sapere come era finita la semifinale di Federation Cup che vedeva opposte le azzurre del tennis alle rappresentanti della Repubblica Ceca.
Rotondo 4-0 per le italiane.
Mi leggo un po' i commenti, e tr questi, oltre gli scontati complimenti alle tenniste italiane, che oltre che queste competizioni forse un po' svalutate, stanno vincendo anche i tornei, quelli che danno gloria ma anche denaro e punti in classifica, leggo quanto segue
frasi come queste "e donne oramai ci stanno superando .... dopo lo sport si prenderanno la politica ed infine il mondo.... bravissime pennetta & C." sono assurde e fuori dal mondo, perché dimenticano di evidenziare che lo sport al femminile esiste solo per una gentile concessione maschile: ossia, quella relativa alla separazione dei sessi. Viceversa, lo sport al femminile scomparirebbe. Ma siccome è politicamente scorretto dire come stanno realmente le cose, allora si continuano a propagandare assurdità su assurdità. Amici miei, lo si ammetta o no, gli uomini sono fisicamente superiori alle donne: tutto il resto è fuffa.
E' evidente che il tizio che ha scritto questo è uno a cui, le vittorie delle donne e la considerazione di cui godono, danno un terribile, insopportabile fastidio.
Le donne vincono ma questo è solo "per una gentile concessione degli uomini", se non esistessero categorie separate allora "lo sport femminile scomparirebbe".
UN po' come dire che, il campione del mondo dei pesi leggeri è campione del mondo solo per una gentile concessione del campione del mondo dei pesi massimi, perchè è ovvio che se si incontrassero quello lo spaccherebbe in quattro.
Sfugge a questo signore che lo sport parte proprio dal presupposto di dare la possibiltà di vincere o comunque gareggiare a tutti, proprio per questo si chiama sport, altrimenti si chiamerebbe "massacriamo i deboli" però quella cosa ha già un nome: "violenza".
Allo stesso modo si potrebbe dire che le paralimpiadi esistono solo per concessione dei "normodotati", ma ciò non toglie che gli atleti che prendono parte a quei giochi sono bravisismi e vanno non solo rispettati ma ammirati.
E' ovvio che le donne sono meno forti fisicamente degli uomini,ma questo non significa che non vadano apprezzate per quello che fanno nella loro categoria.
Poi se lo sport femminile non dovrebbe esistere sulla base di queste considerazioni, allora anche lo sport umano non dovrebbe esistere, provate a mettere un centometrista correre contro un levriero,o un cavallo e vediamo chi vince.
Lo sport tra uomini esiste quindi per gentile concessione degli animali che sono nettamente superiori agli uomini!
Uscendo dai paradossi, ma a questo signore non viene in mente che forse sono stati proprio gli uomini a voler fare categorie separate, non per gentile concessione, ma forse per paura di venir superati dalle donne? Perchè sarà pur vero che il miglior centometrista batterà la migliore centometrista donna, ma quest'ultima batterebbe comunque tanti maschietti, che si sentirebbero umiliati.

lunedì, gennaio 25, 2010

Soddisfazioni


Ci sono giornate o periodi di tempo, anche brevi in cui tutto va storto, nelle piccole e nelle grandi cose. Tipo quando ti si allaga la cantina, ti si intasa il lavandino e tuo fratello ti chiama perché gli si è incastrata la chiave della porta a casa dei tuoi.
E ci sono periodi in cui accadono delle cose, personali o meno, che ti danno soddisfazione.
Per esempio questo week-end.
La Roma che vince all'Olimpico, sì, ma di Torino, con un gol del norvegese Riise al 93' minuto, che è un po' come dire la classe operaia va in paradiso, perché seppur scandinava sempre di classe operaia si tratta, e okey, non è il paradiso, ma solo il terzo posto, però ci si può accontentare.
Poi la sera di domenica vedo l'Inter battere per 2-0 il Milan e anche questa è una soddisfazione. Non sono interista, e mi scoccia l'arroganza di Mourinho, ma la trovo il male minore rispetto all'arroganza e la presunzione del Milan berlusconiano, che pensava di aver già in tasca derby e scudetto, e che non ha saputo nemmeno sfruttare un arbitraggio da ufficio inchieste, per cui l'Inter ha dovuto giocare quasi tutto l'incontro in 10, finendo in 9 e con un discutibile rigore fischiato contro, ma niente, nemmeno fossero stati 10 anni avrebbero potuto violare quella porta, dove Julio Cesar sembrava un superman capace di sfidare le leggi della fisica pur di impedire l'affronto.
D'altro canto contro uno che si chiama Giulio Cesare è meglio non mettersi.
Stamattina poi vengo a sapere che Vendola ha vinto, anzi stravinto le primarie in Puglia ottenendo la candidatura come presidente delle regione per il Centro-sinistra.
E dire che hanno fatto di tutto per esautorarlo, secondo una incompresibile logica politica, la tipica logica da apparato d'alemiano che ha rovinato ogni speranza di rinnovamento della sinistra e del paese.
Ma hanno fatto i conti senza l'oste e l'oste, ovvero gli elettori democratici hanno mandato un messaggio chiaro e preciso.
Vendola ha i suoi difetti, ma è uno dei pochi politici moderni e di sinistra, con una visione non stantia dei problemi e con una certa preparazione culturale e politica, e gode , non a caso, di un ampio consenso.
Insomma, avere la famiglia Agnelli, pardon Elkann, Berlusconi, e Massimo D'alema che rosicano contemporaneamente è una cosa non da tutti i giorni.
Sono soddisfazioni, queste, credetemi.

sabato, gennaio 16, 2010

Fischiare Balotelli è razzista, ma anche no.



Nei vari dibattiti che agitano questo travagliato paese è entrata negli ultimi tempi anche quello sul giocatore dell'Inter Balotelli, ovvero, chi fischia Balotelli è razzista?
Secondo me è una questione molto semplice che ha una risposta molto semplice: No: fischiare Balotelli non ha nulla a che vedere con il razzismo.
Però alcuni tra coloro che lo fischiano o meglio lo contestano sono razzisti.
Partiamo da alcuni dati di fatto.
Balotelli è di carnagione scura e di origini africane.
Balotelli è forte, la più grossa promessa calcistica italiana, e sottolineo italiana.
Balotelli è antipatico, perché essendo forte e di una squadra fortissima (l'Internazionale di Moratti, colui che ha speso per i suoi giocatori cifre superiori a Berlusconi e Fiat, pardon, Juventus messi assieme) è antipatico.
Ma anche perché ha atteggiamenti verso avversari, arbitri, pubblico e persino compagni di squadra che, tanto per fare nomi, il tanto deprecato Cassano non ha mai avuto.
Infine Balotelli è italiano.
Ora fischiare Balotelli per i motivi 2 e 3 non è evidentemente razzismo, ma fa parte della antipatia sportiva ed umana, poiché nessuno può essere reso simpatico per decreto, nemmeno dei blogger politically correct, ed un ragazzino presuntuoso e montato rimane un ragazzino presuntuoso e montato.
Questa mia definizione non è dovuta a pregiudizio, sia chiaro, ma a semplice constatazione: per citare un episodio, l'Inter doveva tirare un rigore, ed il giocatore scelto era Eto, giocatore africano ed ex-stella di quella squadretta che si chiama Barcellona. Balotelli voleva tirare lui il rigore, anche se a rigor di logica (scusate il bisticcio) ce ne sarebbero stati almeno altri 3 o 4 prima di lui.
Il capitano Zanetti ha dovuto prenderlo per la mano e portarlo fuori dall'area di rigore come si farebbe con un bambino di 8 anni.
A rigore realizzato, Balotelli se ne stava in un cantuccio imbronciato senza festeggiare il gol, ed ancora il capitano è dovuto andare a riprenderlo e mandarlo ad abbracciare il compagno.
Sinceramente, nero o bianco che sia, uno che si comporta così è quantomeno un immaturo e non è il mio eroe.
Se il citato Eto, non viene fischiato da nessuno, qualche ragione ci sarà, credo.
Poi, certo, per essere campioni non bisogna essere necessariamente simpatici, checché ne dica il Sindaco di Verona Tosi: basti pensare a John McEnroe o Mike Tyson, però aiuta a non essere fischiati, cosa che è successa e succede a tanti altri giocatori.
Però se uno fischia Balotelli per il motivo 1 combinato al motivo 4,ovvero a prescindere, cioè perché, come scritto su un ignobile striscione : Un Nero non può essere italiano, allora sì, è razzista.
E anche molto molto stupido e ignorante.

domenica, agosto 30, 2009

Forza Flavia!



Non so giocare a tennis, ci provai da ragazzino, penso fosse l'epoca dei vari Panatta e Barazzutti, che erano già in calo, però il tennis mi è sempre piaciuto, e credo di essere anche un onesto intenditore di questo gioco.
Per cui ho appreso con gioia la notizia che Flavia Pennetta, ventisettenne tennista italiana, è giunta al decimo posto nei ranking della WTA, l'associazione mondiale delle tenniste, che valuta attraverso delle valutazioni computerizzate il rendimento di tutte le giocatrici a livello mondiale.
Un traguardo che, voglio ricordare, non è mai stato raggiunto prima da nessuna tennista italiana. Anche tra i maschietti solo Panatta e nel 1978 il citato Barazzuti, che tra l'altro allena la Pennetta in Federation Cup (il corrispettivo della Davis maschile)erano riusciti nell'impresa.
MI fa molto piacere, non solo per nazionalismo, e perché Flavia è una ragazza carina, magari non la bellezza da sfilata di moda come alcune sue colleghe dei paesi est europei, ma molto più vera e "down to earth" come dicono gli americani, ma perché è una bella rivincita per il cosidetto sesso debole in un periodo in cu in Italia si pensa che tutte le donne siano "veline" che poi è il modo di dire politically correct per un vecchio insulto maschilista.
Anche Flavia per molto tempo non è stata presa sul serio,e di lei si parlava come la fidanzata del tennista Moya, un buon giocatore spagnolo, che poi la mollò improvvidamente per mettersi con qualche fotomodella più avvenente.
All'epoca i commnenti furono che Moya aveva fatto bene, era un uomo fortunato e via di questo passo, e mi indignai al pensiero che se fosse stato il contrario, sarebbero piovute su Flavia centinaia di insulti perchè, si sa, se un uomo ha cento donne è un playboy, se una donna ne ha due è una p.....
Quella vicenda scosse Flavia che, già allora attorno alla posizione numero 20, calò vero la quarantesima posizione.
Ma poi scattò qualcosa e Flavia si mise ad allenarsi con più impegno di prima e risalì velocemente vero le posizioni alte, permettendosi di battere per ben tre volte una certa Venus Williams, portando a 6 le sue vittorie nei tornei e portandosi a ridosso delle Top Ten.
Ma ancora molti non credevano in lei, e lei ha risposto sul campo, vincendo prima a Palermo e poi a Los Angeles, dopo aver messo sotto di fila una schiera di valchirie russe il cui cognome finisce in ova, e conquistando altre due semifinali, con la ciliegina sulla torta della sua quarta vittoria (su sette incontri) contro Venus, che ormai quando la vede trema.
Da lunedì 31 iniziano gli US Open, e Flavia deve difendere i quarti di finale conquistati l'anno scorso, per non perdere la prestigiosa posizione in classifica, e chissà che non ci scappi magari qualcosa di più.
Per cui non resta altro che dire: Forza Flavia!

martedì, maggio 19, 2009

Su Ranieri e il dover vincere ad ogni costo



Ieri la Juventus, squadra plurivincente e società di cui sempre si è vantato lo "stile" come un qualcosa di unico nel panorama italiano, ha licenziato,a due sole giornate dal termine, l'allenatore Ranieri, comportandosi come una di quelle squadrette di provincia dirette da presidenti tanto ricchi quanto cafoni e pittoreschi.
Una caduta di stile imperdonabile, certo, ma anche uno dei tanti segnali dello svilimento dei valori sportivi nel calcio iperprofessionistico di oggi.
Cosa si rimproverava a Ranieri, tanto da portare ad una decisione che ha l'unico senso di umiliare un ottima persona, prima ancora che un professionista (come suol dirsi oggidì)?
La colpa di Ranieri sembra quella di non aver vinto il campionato, colpa che condivide peraltro con altri 19 suoi colleghi, visto che poi a vincere è uno solo.
Naturalmente si obietterà che la juve è la juve, e non si può paragonare al Catania, senza offesa per il Catania, ovviamente.
Vero, però non è che una squadra debba vincere solo in virtù del nome che porta, generalmente si vince grazie ai campioni e, in misura molto minore, al gioco della squadra.
La juventus attuale di campioni ne ha ben pochi, e quei pochi sono vecchi e/o acciaccati, per il resto ha uno stuolo di buoni giocatori, come se ne trovano in tutte le altre società di serie A, e qualche giovane promettente ma ancor acerbo.
Poco da opporre allo strapotere dell'inter e al potere del Milan, ed il fatto che fino a 5-6 giornate dal termine la Juventus abbia cullato l'illusione di poter farcela va a merito dell'allenatore, contrariamente all'opinione dominante.
Ecco, l'opinione dominante, nel calcio come in altre attività, spesso è foriera di errori di valutazione, di finte opinioni, non basate su quello che è, ma su quello che dovrebbe essere.
Un altro caso è quello di Gilardino, ex centravanti del Milan, poi passato alla Fiorentina.
Gilardino, uno che a Parma faceva più gol di Adriano, fu cacciato a furor di popolo (rossonero) e a furia di fischi.
In effetti, ogni qualvolta il giocatore si avvicinava alla palla, veniva subissato di fischi e improperi, a prescindere.
Difficile giocar bene e tantopiù segnare in simili condizioni, tant'è che il poveretto segnava (evidentemente lo sapeva fare) solo lontano dallo stadio Meazza.
Ed eccolo ceduto alla Fiorentina in uno dei colpi di mercato più autolesionistici della storia rossonera,
Già, perché non solo Gilardino, lontano dai fischi milanesi, ha ripreso a segnare da tutte le posizioni, realizzando ben 19 reti in campionato, a cui vanno aggiunte le reti nelle varie coppe, ma perché i suo sostituti, l'italiano Borriello e il ritornante Shevchenko, di gol ne hanno realizzati così pochi da contarsi sulle dita di una mano, con ampio risparmio delle stesse.
Scendiamo un poco più a sud nello stivale ed arriviamo a Roma, dove il popolo giallorosso vuole cacciare via Rosella Sensi, figlia di Franco, colpevole di non aver vinto campionati impossibili, sia per ragioni economiche che di potere politico, al cospetto di squadre molto più dotate di quella capitolina.
Eppure coi Sensi la Roma è arrivata a livelli quasi impensabili, vincendo uno scudetto e sfiorandone almeno un altro paio, vincendo due Coppe Italia e collezionando 5 finali, vincendo due Supercoppe (che potevano essere di più) e arrivando due volte ai quarti di finale di Champions league, piegandosi solo a quello squadrone che si chiama Manchester United dopo aver umiliato squadre mitiche come il Real Madrid.
Troppo poco, evidentemente, per chi pretende la luna e non è riconoscente a chi ha, pur con luci ed ombre, portato la Roma ad un livello mai visto prima.
Probabilmente in questa ostilità gioca un ruolo anche il maschilismo italico, che vede le donne solo come vallette e che non tollera che possano essere anche dirigenti capaci.
Anche qui l'opinione dominante non si basa sui fatti, ma su aspettative non realistiche.
Questi esempi illustrano secondo me la degenerazione del concetto di sport.
Il senso dello sport è sì, quello di superare i propri limiti, ma anche di saperli conoscere ed accettare.
Da questo punto di vista il saper accettare la sconfitta, la cultura della sconfitta è proprio quello che manca, mentre l'unica cosa che pare contare è la vittoria ad ogni costo, per cui i tifosi juventini erano contenti degli scudetti vinti "alla Moggi" e non sopportano il volto pulito e serio di Ranieri, colpevole di non essere "vincente".

sabato, settembre 13, 2008

Quei cattivoni Napoletani...

E' da un bel po' che non parlo di cose d'attualità, il che ha l'ottimo risultato di non farmi gonfiare troppo il fegato, peraltro già gonfio di suo per altre ragioni (non di carattere alcolico, checché dicano certe malelingue)
La prima domenica di campionato è stata funestata (come dicono i giornalisti "seri") da tanto gravi(insomma) quanto prevedibili incidenti per la partita Roma Napoli.
In realtà la partita non c'entra nulla, visto che gli incidenti sono stati sul treno.
Personalmente mi sono stupito del fatto che fosse stata autorizzata la trasferta dei tifosi (o ultrà) napoletani , visto che quella è una delle partite più a rischi incidenti.
Insomma gli incidenti erano nell'aria. Se si aggiunge che i tifosi (od Ultrà) mapoletani sono stati tenuti tre ore fermi alla stazione,facendo montare il nervosismo all'inverosimile, non c'è da stupirsi di quanto successo, anzi c'è da pensare che sia stato fatto di tutto (come già dopo la morte per mano di un poliziotto nervoso del tifoso laziale qualche mese fa)per creare una situazione di scontro di emergenza.
Se fossimo in un paese serio, questore e prefetto di Napoli, nonché quei cialtroni dell'osservatorio del viminale sulla violenza negli stadi, si sarebbero dovuti dimettere.
Invece abbiamo dovuo assistere al solito balletto, con Maroni che faceva la faccia brutta, (come il collega Amato qualche mese prima) e prometteva "tolleranza zero (e che due palle!) etc etc.
vittime di questo i Napoletani onesti, che non potranno andare allo stadio per mesi, nonché altre tifoserie, casualmente tutte del sud Italia (che il fatto che Maroni sia leghista è casuale).
Ho detto che la situazione è stata provocata: a che scopo? mi si chiederà.
Semplice: questo governo, come peraltro ampiamente il precedente , non può risolvere i problemi del paese (anche perché non vuole), non ci sono miracoli economici in vista, anzi, il paese è in recessione e presto ci saranno altre tasse, oppure aumenti dei costi dei servizi pubblci e tagli degli stessi. Sull'Alitalia la figuraccia (ed il disastro) incombono ed allora ecco che agitare l'ennesimo spauracchio, buono per tutte le stagioni, serve a distrarre l'opinione pubblica.
Vale ricordare poi che "la violenza negli stadi" è un fenomeno che esiste da tempo, di cui mi auguro la scomparsa ma che è in netto calo ormai da una decina di anni abbondanti, come dimostrato da qualsiasi statistica e studio.
Il resto è chiacchiera.

martedì, novembre 06, 2007

Addio, Barone Liedholm



E' morto all'età di 85 anni Nils Liedholm.
Giocatore di calcio prima ed allenatore poi, è uno di quei pochi personaggi sportivi che hanno lasciato un ricordo indelebile.
Il suo nome è legato sopratutto a due società di calcio italiane, il Milan e la Roma.
Con il primo giocò da calciatore per molti anni, vincendo quattro scudetti e formando con i suoi compatrioti Green, Nordhal, il leggendario gre-no-li, un terzetto di campioni che fece la storia del calcio italiano (e svedese) degli anni 50.
Successivamente conquistò con il Milan il decimo scudetto della storia rossonera, con una squadra che schierava un Rivera trentaseienne ed un centravanti, tale Stefano Chiodi, che passò alla storia per non aver segnato un solo gol su azione in tutto il campionato.
Alla Roma ebbe esperienze solo da allenatore, ma non per questo meno esaltanti: la prima esperienza a Roma fu a metà degli anni 70, in cui prese per mano la "Rometta" di allora e la condusse ad un inaspettato terzo posto. Qualche anno dopo, lasciato il MIlan campione d'Italia, ci riprovò a Roma, questa volta con altre ambizioni.
La Roma di Liedholm era composta da campioni quali Conti, Pruzzo, il capitano Di Bartolomei ed un geniale brasiliano che si chiamava Falcao. In più sfoggiava un gioco insolito per il calcio italiano di allora, fatto di catenaccio e asfissianti marcature ad uomo. La zona di Liedholm, un calcio fatto di tanti passaggi, gioco d'attacco e divertimento, fece epoca. Con quei giocatori e quel gioco Liedholm vinse uno storico scudetto nella stagione 1982-83,e sfiorò l'impresa epica l'anno successivo portando la squadra giallorossa ad un passo dalla conquista della Coppa Campioni, persa alla lotteria dei rigori.
Poi tornò a Milano, nel Milan che si preparava a trasformarsi da società di calcio ad industria del divertimento con l'arrivo della presidenza Berlusconi.
Anocra a Roma, per un terzo posto sorprendente, con il lancio di tanti giovani, tra cui Giuseppe Giannini, detto il principe. Da lì in poi i risultati incominciarono a mancare e il "barone" come venne chiamato per la eleganza nel portamento e la classe che lo contraddistingueva, si fece da parte, dedicandosi alla vinificazione nella sua tenuta del Piemonte.
Di lui mi rimangono impresse le sue battute, ironiche e sorprendenti come quando dichiarava che "Avellino è squadra più forte del mondo"o "Barbadillo è forte quasi come Pelé"
O come quando, per giustificare qualche gol sbagliato dai suoi giocatori diceva " terreno era umido ha sbagliato i tacchetti" sempre con il suo incredibile accento svedese.
La sua ironia era infatti impagabile, come quando a chi domandava quale fosse stata la sua migliore partita da calciatore rispondeva "la finale Svezia Brasile"
-Ma avete perso 5 a 2! - chiedeva sbalordito l'intervistatore
-Sì, ma io sono uscito sull'uno a zero per noi- rispondeva Nils.
Insomma un personaggio del calcio antico, quando era ancora principalmente uno sport e non un'industria, da vivere o guardare con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta.
Per questo lo ricordo, con affetto e nostalgia.
Che la terra ti sia lieve Barone Nils.

sabato, febbraio 17, 2007

Le Curve come Specchio della società italiane

Dopo i fatti di Catania sembra essere risuonato in Italia un nuovo tipo di allarme sociale: La violenza negli ( o meglio fuori dagli) stadi.
La colpa di questo problema viene fatto ricadere unicamente sugli Ultras,, ovvero quei gruppi organizzati, spesso in modo paramilitare e con ideologie adeguate allo scopo (si va dal vetero stalinismo dei tifosi livornesi al neonazismo dichiarato di diversi gruppi ultras, cosa che unisce stranamente tifoseria per il resto irriducibilmente nemiche, milanisti con interisti, romanisti con laziali) presidiano le curve ma, soprattutto, si rendo protagonisti di scontri (tra di loro, con la polizia, con chi capita) e di devastazioni che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno nulla a che vedere con ciò che accade sul campo di gioco, per cui anche un noiosissimo 0-0 può essere caratterizzato da scontri violentissimi (come accadde nel 1994 subito dopo un Roma-Brescia che lasciò i taccuini dei giornalisti sportivi vuoti, ma riempì per giorni quello della cronaca giudiziaria).
Ma veramente si può pensare che la colpa di tutto sia di ragazzi di 17 anni (questa l’età dell’indiziato dell’omicidio dell’agente di Polizia Filippo Raciti) ?
Se si analizzano i fatti non bisogna nascondersi dietro il dito. Le curve sono indubbiamente incunaboli di molti comportamenti socialmente “devianti”. Consumo e spaccio di sostanze stupefacenti, ricorso alla violenza e alla intimidazione, persino prostituzione(come denuciato a suo tempo da "l'Unità" e "l''espresso", sono cose che si ritrovano facilmente nelle curve italiana. E sono anche parte del fascino che queste esercitano su una parte non piccola della gioventù italiana.
Sicuramente la curva e i gruppi ultras nascono da una esigenza di socializzazione presente nelle società tardo e postindustriali. L’ultimo grande movimento generazionale che ha attraversato la società italiana è stato quello dell’ormai lontano 77. Certo c’è stato anche Genova nel 2001, ma si è trattato di un appuntamento transgenerazionale, in cui , sebbene l’apporto di fasce di età giovanili sia stato importante, non erano presenti tematiche specificatamente giovanili. Né si può sostenere che vi sia un movimento generazionale attualmente. In questo deserto ideologico e di conflitto, in una società che esalta il giovanilismo ma in cui i giovani sono, percentualmente, sempre di meno sul totale della società, in cui il precariato o la disoccupazione sono la più frequente condizione del giovane, e in cui la categoria tra i 16 e i 25 anni è solo un target commerciale, non stupisce che la curva sia diventato il maggiore, se non l’unico referente di molti giovani.
Nella curva trovano infatti un simulacro di società, una forte identità, esclusiva nei confronti di tutte le altre identità e, quindi, terreno fertile non solo alla violenza nei confronti degli altri, ma terreno fertile per il razzismo e le ideologie conseguenti.
Non a caso I gruppi Ultras si richiamano, nel nome e nel codice comportamentale, a gruppi o esperienze militari o militariste o di guerriglia.
Il concetto di contrapposizione, che è implicito nello sport agonistico, viene portato alle estreme conseguenze nella pratica del grippo Ultras. Lo scontro con gli avversari non è confinato al simulacro della partita di calcio, ma viene praticato ed esaltato nei fatti. Secondo il codice Ultrà lo scontro deve avvenire con delle regole, ma sovente, soprattutto negli ultimi anni, queste regole sono saltate con esiti drammatici (come nel caso dell’uccisione del tifoso del Genoa Spagnolo).
D’altro canto spesso l’ultras si scontra con la polizia, chiamata a fronteggiare le calate domenicali dei “Nuovi barbari”. Naturalmente i torti e le ragioni non stanno tutte da una parte in questi casi, checché ne dicano i mass-media schierati sempre “a prescindere” dalla parte delle forze dell’ordine. Anche qui ci sono stati casi in cui i disordini sono stati causati da interventi spicci e non sempre giustificati dei “tutori dell’ordine”, a volte anch’essi coinvolti nelle faide campanilistiche tra le varie frange Ultras.
La violenza insomma, esiste da ambo le parti.
In generale la violenza esiste nella società, anche se una delle pretese della società che si autodefinisce democratica, è quella di governare attraverso il consenso e non attraverso l’imposizione. Motivo per cui le guerre in cui, sempre più spesso, le democrazie risultano coinvolte vengono giustificati con l’appellativo di “missioni di pace” come se potessero esistere guerre non violente!
Ben al di là di questa retorica la violenza dei rapporti di produzione e di dominio è ben visibile per chi abita in zone dove disoccupazione e crimine più o meno organizzato la fanno da padrone, o da chi lavora senza alcun tipo di sicurezza nel futuro.
Tenuto conto di questo, e tenuto conto che Raciti non è certo la prima vittima del pallone (solo un s ettimana prima era stato ammazzato a calci e pugni Licursi, un dirigente di una squadra dilettantistica) bisogna chiedersi come mai Il Moral Panic che si è scatenato si si scatenato proprio ora.
Certo il fatto che sia morto un poliziotto ha avuto la sua palese importanza, difficilmente si sarebbero avute le stesse reazioni se a morire fosse stato proprio un ultras ( e la storia lo dimostra)
Il puntare il dito contro le curve serve anche alle componenti del calcio e alla Politica a far dimenticare le proprie responsabilità e quelle più generali.
Il mondo del calcio italiano esce (esce?) infatti da uno dei periodi più travagliati della sua storia, peraltro mai particolarmente pulita, la famosa “calciopoli”. Questo scandalo, che peraltro ha sorpreso ben ipochi dei tifosi e degli addetti ai lavori, ha dimostrato quello che molti sussurravano da tempo, ovvero che i campionati di calcio negli ultimi 10 anni erano più o meno decisi a tavolino.
Ma non solo i campionati, ma anche le campagne acquisti delle società di calcio erano controllate da una “cupola di potere”. Da tutto ciò il calcio italiano si è tirato fuori grazie ad una insperata (e un po’ fortunata) vittoria ai Mondiali e con delle sentenze piuttosto accomodanti. Questo non è bastato però a far recuperare crediblità al calcio, come dimostrano il crollo degli spettatori in tutti gli stadi.
Sull’altro lato il neo Governo Prodi, in calo di consensi per una finanziaria che ha visto eccessivi tagli alla spesa pubblica e ad alcune scelte di politica estera discutibili (vedi Afganistan e Vicenza) deve dimostrare di saper affrontare meglio del (dei) precedenti governi “L’emergenza Stadi”.
Certo, alcuni dei provvedimenti adottati dai governanti del calcio e dello Stato sfiorano il ridicolo involontario, come chiudere al pubblico le porte del Torneo giovanile di Viareggio, torneo frequentato non certo da pericolosi ultrà ma da genitori e fidanzate dei ragazzi impegnati sul campo di calcio, altri sono l’applicazione tardiva di norme che dovevano essere applicate anni fa, altre sono pura demagogia (come sospendere le partite notturne per una settimana, tra l’altro la gran parte dei morti si è avuta di pomeriggio, il già citato Spagnolo morì alle 13 del pomeriggio, così avvenne per Paparella ed altri).
Peraltro è proprio dalla classe politica che sono giunti negli ultimi anni dei pessimi esempi, in quanto ad educazione e civiltà. Basti pensare ai telefonini lanciati contro avversari politici (la curva opposta, verrebbe da dire) in Parlamento (tanto paga Pantalone!) o agli insulti sessisti di cui sono state fatte oggetto le parlamentari dopo l’approvazione della legge sulla fecondazione assisitita (legge già vergognosa di per sé)
E come fanno a lamentarsi del razzismo delle curve chi alimenta ogni giorno il razzismo, chi costruisce i CPT e vota leggio come la Bossi-Fini e dedica piazze e via ad una scrittrice dichiaratemente razzista come Oriana Fallaci?
Né migliore esempio viene dai dirigenti del calcio e dagli opinionisti, dediti a spargere veleni e polemiche insensate e pericolose.
Le curve sono insomma sì (anche) il ritrovo del tifo più becero razzista e violento, ma anche l’inevitabile prodotto e specchio di quello che è la società italiana.

domenica, febbraio 04, 2007

L'avete ammazzato

Alla fine ci siete riusciti.
L'avete ammazzato.
L'avete ammazzato con i troppi soldi.
Con i titoloni sui giornali.
Con la troppa televisione.
Con la sudditanza psicologica.
Con Calciopoli
Con i procuratori.
Con gli sponsor.
Con le finte polemiche.
Con gli striscioni razzisti.
Con la guerra per bande.
Con le risse televisive.
Con i finti decreti antiviolenza.
Con l'indifferenza.
Con il razzismo.
Con i passaporti falsi.
Con il calciomercato.
Con le relazioni pericolose.
Con la violenza.
Il gioco più bello del mondo è morto.
Requiescat in pacem.

martedì, luglio 11, 2006

Ah, dimenticavo...

L'Italia ha vinto il campionato del mondo di calcio.
La vittoria del collettivo, il mondiale del riscatto blablabla...non aggiungo altro alla colata di retorica.
Per quanto mi riguarda è stato un mondiale discreto sotto il profilo tecnico, ottimo su quello agonistico, nullo su quello tattico. Gli arbitraggi sono stati ampiamente accettabili, soprattutto in rapporto all'ultimo indecoroso mondiale nippo-coreano (indecoroso sotto tutti gli aspetti). Ottima l'organizzazione tedesca e, sopratutto una vera festa, senza violenze né atti di insensato terrorismo.
Che poi abbia vinto l'Italia mi fa piacere, ma è un particolare secondario.

venerdì, luglio 07, 2006

Perché "Il Romanista ha Ragione"


Nel forum "Impero Giallorosso", forum a cui partecipo da tempo, qualcuno ha criticato la prima pagina de "Il Romanista" che qui riporto, giudicandola troppo di parte: Posto anche qui la mia replica, perché ritengo che, al di là del caso specifico, dice alcune cose che nessuno ha il coraggio (ma sarebbe megli dire l'onestà intellettuale) di dire
"Io invece non critico il Romanista, anzi.l'applaudo.
Secondo me "Il Romanista" ha tutte le ragioni per fare quel titolo.
Innanzitutto è un giornale che si chiama il Romanista ed è quindi, apertamente ed onestamente, di parte. Diverso è il discorso se quel titolo lo avesse fatto la Gazzetta, o il CDS o tutto sport ecc.
Ma un giornale che è dichiaratamente di parte, non credo abbia l'obbligo della "obiettività" (Ammesso che esista realmente). che invece dovrebbero avere gli altri.
In secondo luogo, i giornali di cui sopra, ed altri, diciamo pure tutti gli altri,per nonparlare delle televisioni private del Nord Italia, di titoli, per non parlare di scritti o comizi televisivi, faziosi come e più di quello, ne hanno fatti e ne fanno a bizzeffe. Ancora mi ricordo quel titolone in prima pagina della Gazzetta nella magica annata 2000-2001 "La Roma ringrazia Samuel e l'arbitro".
Se la Gazzetta, che dovrebbe rappresentare tutta Italia e vende centinaia di migliaia di copie al giorno, si è potuta permettere un titolo così evidentemente fazioso e squilibrato, non vedo perché il Romanista non possa fare un titolo in cui non si offende nessuno ma si esalta solo un campione.
Infine, ragione più importante, ritengo che quel titolo sia soltanto la pura e semplice verità, verità magari scomoda per molti, ma pur sempre la verità
Innanzitutto Totti ci porta in finale, perché comunque è lui il giocatore più responsabilizzato. Se l'Italia fosse stata eliminata, cosa credete che avrebbero scritto i giornali "obiettivi" e "non schierati"? VE lo dico io: Che Totti ci aveva fatto perdere il mondiale. MAgari con qualche giro di parola più elegante, ma questo sarebbe stato.
Non gli si è per caso rimproverato per due anni l'episodio, certo riprovevole e condannabile, dello sputo a Poulsen agli europei 2004 indicandolo come il principale artefice della prematura eliminazione dell'italia, coprendo in quel modo le manchevolezze di Trapattoni e degli altri attaccanti azzurru, che sbagliarono valanghe di gol ?
E poi, se andiamo a vedere nello specifico, ci accorgiamo che è proprio così, Totti ci ha portato in finale. Non solo perché ha calciato il rigore fondamentale contro l'Australia, che non ha solo voluto dire evitare supplementari (in 10 contro 11) e una complicatissima sfida ai rigori, ma anche ha voluto dire una svolta sul piano psicologico fondamentale.
Se poi guardiamo al campionato dell'Italia, le cifre parlano chiaro.
In 150 minuti circa senza Totti la nazionale ha realizzatoun solo gol, di Iaquinta, su assist del ghanese Kuffour, nei 420' minuti con Francesco 10 gol ovvero uno ogni 42 minuti.
Inoltre buona parte dei gol sono nati o passati dall'infortunato piede di Totti
ricordiamo: passaggio a Pirlo (Ghana 1-0)
corner per la testa di MAterazzi (rep ceka 1-0)
tacco per il tiro di Zambrotta (1-0 ucraina)
cross per la testa di Toni (2-0 ucraina)
infine lancio per Gilardino che passa a Del piero per il gol del 2-0 alla geramaia.
A questi va raggiunto il già citato rigore contro l'Australia, che ricordiamo, fu sì provocato da un'azione di grosso ma questa fu innescata da un lancio di Totti.
sono cinque assist (o se preferiamo 4 e mezzo ed un gol)
ovvero sei su dieci, cioè il 60% delle azioni vincenti.
Poi per carità, tutti hanno dato il loro contributo, chi più chi meno, ma chi ha portato l'italia in finale é Francesco Totti.
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giovedì, giugno 29, 2006

Lo strano Amore/Odio per la nazionale di calcio

Fin da bambino mi colpì lo strano rapporto che gli italiani ( i mei compagni di classe i miei amici di allora, i loro genitori, perfino i miei insegnanti) intrattenevano con la nazionale di calcio. Mentre infatti la squadra di club di appartenenza(se c'era) era riverita ed amata al di là di ogni ragionevole dubbio, per la NAzionale era tutta un'altra cosa. Qui invece il disfattismo, lo sfottò, la sfiducia erano generalizzati, e questi si accompagnavano alla ammirazione esagerata per le altre Nazionali, fino a che, almeno, queste non perdessero contro l'italia. In quel caso venivano declassate a squadre di pellegrini, di pallonari incapaci perfino di battere quella ridicola cosa chiamata Italia.
E ogni mondiale ci ripropone la stessa cosa: Speranze inaudite vengono riposte su 23 (comprese le riserve) giovanotti, alle volte anche non troppo giovani, a prescindere dal loro reale stato di forma e dalla loro reale abilità.E sull'altro lato gli stessi vengono criticati e massacrati al minimo errore.
Pare che L'italiano riversi sulla nazionale di Calcio tutta la frustrazione di vivere in un paese poco moderno e spesso poco civile, di avere una classe politica ed industriale quando va bene ridicola, e quando va male semplicemente criminale, di avere bellissime spiagge e coste e panorami rovinati dal cemento e dalla speculazione selvaggia, e tutti gli altri problemi che ci affliggono e ben sappiamo. Pare che alla nazionale di calcio non venga dato il solo compito che dovrebbe avere, cioè quello di vincere qualche partita, cavasela con dignità e se si vince tanto meglio, ma quasi di vendicare la mediocrità di un paese facendo qualcosa di epico e incommensurabile. Non le si chiede solo di vincere, ma pure di giocare "bene" che nessuno sa cosa significhi in sostanza (fare tanti gol, sprecarne tanti, raccolgiere applausi, non prendere gol...?)
E tutto ciò a prescindere da qualsiasi seria ed obiettiva considerazione
Questo discorso si ripete anche quest'anno, per cui, dopo una annata che ha visto tutte le nostre squadre prendere schiaffoni in europa (pur con il rinforzo dei giocatori stranieri che in esse militano) si pretende di vedere una nazionale bella e vincente.
Non solo, ma sul calcio e sulla nazionale italiana si sono abbattute tante di quelle traversie che sarebbe già stato miracoloso vincere una partita, figuriamoci il Mondiale.
Eppure dai calciatori italiani, superpagati e tutto quello che si vuole, non si perdona nulla. Se vincono giocando bene, è perché gli avversari sono scarsi, se pareggiano, hanno fatto schifo, se vincono in 10 contro 11 per un calcio di rigore all'ulitmo minuto (che significa che stavano attaccando con coraggio) gli si dice che sono fortunati e catenacciari.
Addirittura si è arrivati ad una specie di vero e proprio linciaggio nei confronti del nostro giocatore più rappresentativo ed unico vero campione nel mazzo di vecchie glorie, carneadi e onesti giocatori messi assieme dal Ct Lippi, emi rifersico ovviamente a Francesco Totti, per la ragione che lo stesso sarebbe colpevole, dopo aver avuto la caviglia rotta, di non fare tre gol a partita possibilmente palleggiando di tacco dal centrocampo.
La realtà è che i "Nostri" (massì lasciatemelo dire) stanno facendo tutto il possibile, e forse qualcosa di più dimostrando grinta e carattere. Se arriveranno in semifinale avranno fatto il massimo e non sarebbe lecito chiedere di più
Non tocca a loro vendicare l'onore dell'Italia, o farne un paese civile e moderno.
Il calcio è solo un dannato e bellissimo gioco.
Nient'altro che questo.

sabato, giugno 10, 2006

Iniziano i Mondiali di Calcio

Ieri alle 18 sono iniziati i mondiali di calcio.
Confesso che a me i mondiali di calcio piacciono, come piacciono le Olimpiadi, e mi piacciono al di là del contenuto agonistico, e al di là delle considerazioni più o meno sensate sull'invadenza del business e degli sponsor, sulla regolarità o meno della competizione, sullo sport e sul calcio come "oppio dei popoli" (magari lo fosse!).
Mi piace che nazionali di tutto il mondo si incontrino e si sfidino, mi piace vedere giocatori sconosciuti che indossano divise dai colori vivaci, mi piace sentire gli inni nazionali, sebbene la maggior parte siano inascoltabili e con dei testi generalmente truculenti.
Mi piace vedere il verde del prato,e mi piace soprattutto lo spettacolo della folla, che alla fine è l'unico vero spettacolo.
Uno spettacolo fatto di bandiere e mille colori, di striscioni, ma soprattutto di speranza, festa , gioia, delusione, dramma e poi ancora lacrime e risate. In questi frangenti il calcio torna ad essere quello che dovrebbe sempre essere: una metafora della vita.
E per il resto...vinca il migliore

sabato, maggio 20, 2006

Dia il buon esempio, Cavaliere

Una delle ultime boutade del Cavaliere appena defenestrato da Palazzo Chigi, suona pressapoco così: "Il Milan è vittima dello scandalo del calcio, Ci restituiscano due scudetti" e in aggiunta" Galliani non si deve dimettere perché si è comportato correttamente"
L'uomo perde la poltrona ma non il vizio: fare finta di essere la vittima quando è il carnefice: In realtà il Milan è dentro allo scandalo Moggi-juve-Gea fino al collo e un po' oltre. Tutti sanno che tra juve e milan esisteva (e tuttora esiste) un patto di ferro, con tanto di amichevole rituale celebrativa ogni agosto. Tale patto di ferro si basava sugli accordi televisivi tra mediaset e la società bianconera, su svariati accordi commerciali e sulla non ingerenza nelle campagne acquisti delle 2 squadre. Non solo, ma le intercettazioni documentano come Moggi abbia procurato i voti a Galliani necessari alla sua elezione e rielezione ai vertici della Lega Calcio. Il Milan è coinvolto con uno dei suoi dirigenti nello scandalo. E se parliamo di Scudetti da restituire dovremmo parlare allora anche dello scudetto 2003-04 vinto dal MIlan davanti alla Roma con una serie piuttosto evidenti di sviste arbitrali a favore della compagine rossonera.
Inoltre la frequentazione dei vertici rossoneri con il signor Moggi è ben precedente all'arrivo di questi alla Juventus, ma risale a quando Lucianone stava dall'altra parte della barricata ovvero era dirigente del Torino e, in questa veste, ebbe uno ruolo rilevante nell'"affare Lentini", affare a cui si può far risalire come inizio della caduta del mondo del calcio (già prima tutt'altro che immacolato) nel fango della corruzione più assoluta che oggi è finalmente sotto gli occhi di tutti.
Il Milan è responsabile tanto quanto la juventus di quello che è accaduto, per cui, Cavaliere, visto che le piace primeggiare, dia finalmente il buon esempio, restituisca il maltolto!

sabato, maggio 06, 2006

Lucky Luciano e gli scopritori di acqua calda



Le recenti intercettazioni telefoniche dove vengono scoperti gli altarini del nosro calcio, e in cui emerge che Luciano Moggi, dirigente della Juventus (ed ex DS di Napoli , LAzio Torino eccecc) facesse e disfacesse a suo piacere, designando in pratica lui gli arbitri e influenzando campagne acquisti di questa e quella squadra attraverso la società GEA diretta dal figlio, hanno fatto scalpore.
Però ancora una volta mi dico: è possibile che ci sia tanta gente che scopre l'acqua calda?
Ho un libro che si intitola "Lucky Luciano" è fin troppo ovvio chi sia il protagonista: è un libro scritto mi pare nel 2000, se non prima. e lì è già scritto tutto di "Lucianone".
Quello che ha fatto alla lazio, al Napoli, al Torino, quello che gli è stato impedito di fare alla Roma (grazie a Sensi e all'indimenticato Dino Viola). tutte cose note.
Per il resto queste telefonate rendono noto solo quello che era chiaro per chi non crede alle versioni ufficiali.
Moggi sceglieva gli arbitri fin dai tempi del Napoli, perché mai non dovrebbe farlo ora?.
Al Torino vendeva per milioni di lire dei giocatori che in realtà facevano gli studenti universitari.
E come si può pensare che sia regolare un campionato in cui vincono sempre le stesse due ( e alla terza, ovvero l'intere del patetico Moratti viene riservato qualche premio di consolazione.)
Le uniche eccezioni a questo andazzo sono state Lazio e Roma vincenti nel 200 e nel 2001, in un momento in cui la federazione era Commissiariata ovvero c'era un vuoto di potere.
Ma Roma e LAzio hanno dovuto svenarsi per fare squadre competitive, col risultato di essere poi travolte o comunque ridimensionate dai debiti, mentre altri mandavano in campo giocatori prelevati dall'interregionale (vi ricordate torricelli?) che di colpo diventavano dei fenomeni per poi tornare al loro (scarso ) livello una volta smollati dalla più grande farmacia d'Italia, ovvero la Juventus.
In questo anni in tutte le trasmissioni sportive il signor Moggi ha imperversato, è stato ospite d'onore senza che nessuno mai gli ponesse una domanda "inopportuna". Addirittura viene fuori che diceva ai moviolisti cosa dovevano e non dovevano dire.
Mi pare questo un perfetto esempio di cosa sia l'Italia di oggi un paese in cui, non solo chi è più furbo (ma dovremmo dire disonesto) la sfanga, ma pure che ha gli onori mentre gli onesti (vedi Zeman o il dimenticato De Sisti, fatto fuori dalla GEA di Moggi) sono emarginati.
Spero di sbagliarmi, ma alla fine il sistema assolverà tutti perché deve autoassolversi.
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