Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post

lunedì, settembre 05, 2022

Su Gorbacev

 


    Come saprete è morto Gorbacev. La mia opinione è al solito ben distante da quella dei media di regime e politicanti, che si sono sperticati in lodi e in lacrime come al solito di coccodrillo. Gorbacev è il classico esempio di come le vie dell'inferno siano lastricate di buone intenzioni. Se andiamo vedere i fatti, l'obiettivo di democratizzare e liberalizzare la società sovietica ha portato ad una esplosione della povertà interna che passò da 2milioni a 66 milioni, la Russia divenne quasi un paese del terzo mondo, acquistato e svenduto alle multinazionali (periò ne parlano bene!) e la cosa peggiorò con l'ubriacone Eltsin, che non fu nemmeno tanto democratico, visto che fece bombardare il parlamento, ma si sa, se sei filo-occidentale sei democratico a prescindere... Sul piano internazionale poi l'idea di dare l'indipendenza a cani e porci non mi pare sia stata brillante, anzi è stata un disastro, e si era visto molto prima dell'Ucraina (in cui gli scontri sono iniziati nel 2014, ricordo agli smemorati), un paese che non era mai esistito prima essendo solo una provincia russa prima e sovietica poi, sotanzialmente creata da Lenin e rafforzata da Krusciov che ebbe la bella pensata di accorpare la Crimea, la regione che Zelensky ora vuole "riconquistare" anche se mai è stata ucraina. Ma la cazzata più grossa fu lo scioglimento del patto di varsavia basandosi sulla semplice parola data dall'allora presidente USa Bush sr. che la Nato non si sarebbe mai estesa ad Est. Magari una telefonata a qualche Capo Indiano a chiedergli se era il caso di fidarsi dei visi pallidi sarebbe stata d'uopo.. infatti poi sappiamo che gli USA hanno ancora una volta rispettato l'impegno...ah no non l'hanno fatto, strano... Se Putin è così popolare in Russia è perché ha fatto di nuovo grande e temuto quel paese, piaccia o non piaccia, Macchiavelli qualcosa aveva capito diciamolo...



martedì, febbraio 10, 2015

Black Sails: Pirati, Tesori e Mari del Sud

Confesso che i Pirati e le loro storie non hanno fatto parte del mio immaginario per molto tempo. Non credo di aver letto l'isola del tesoro, i miei giochi e sogni da bambino erano altri: indiani e cowboys, certo, ma anche antichi romani e greci, o cavalieri. Fu solo qualche anno dopo che fui affascinato da un pirata , anche se era di una area geografica totalmente diversa da quella che siamo abituati ad associare a questo fenomeno storico. Il pirata era ovviamente Sandokan, protagonista di uno sceneggiato televisivo (così si chiamavano le serie Tv all'epoca) di enorme successo, e creato dalla fantasia di Emilio Salgari, i cui libri pieni di antieroi esotici avevo divorato in quell'epoca antica e felice.
Mi sono riavvicinato ai pirati attraverso la lettura di alcuni brani e libri, che mi fecero comprendere che il fenomeno della pirateria non era un semplice episodio di criminalità o di stravaganza, ma che la pirateria, sopratutto quella del 1600-1700 nelle isole caraibiche, era un fenomeno sociale, e che questi pirati, a modo loro, avevano creato delle società alternative a quelle delle potenze imperialiste dell'epoca ( Inghilterra, Spagna e Francia, ma anche Olanda) In quelle società gli uomini erano liberi, sottoposti al proprio volere e a mutui accordi. Vi era una forma di rozza ma efficace democrazia, per cui il capitano era eletto dalla ciurma e dalla ciurma poteva essere dimissionato, vi era un Quartiermaestro che fungeva da rappresentante sindacale, ed il bottino veniva diviso in parti uguali, salvo accordo, ed in ogni caso le disuguglianze erano molto limitate.
Certo i pirati non erano stinchi di santo, anche se mediamente meno feroci di quanto non venissero dipinti, ma di fronte non avevano nemmeno loro dei gentleman, ma avventurieri, mercanti e soldati al soldo delle più bieche logiche economiche ed imperialiste, commercio di schiavi compreso.
Tutto questo per introdurre Black Sails, una serie che va in onda sui canali AXN di Sky (ma che potete vedervi in streaming)
Black Sails prende un po' ispirazione dall'isola del Tesoro, un po' da alcune figure storiche realmente esistite, per imbastire una trama fatta di intrighi, colpi di scena, storie d'amore e storie d'odio, galeoni da assaltare e roccaforti da difendere. Viene evidenziata la morale dei pirati, il loro egualitarismo e la loro voglia di libertà, ma anche le contraddizioni, la ferocia ed il cinismo: il dover vivere fuori dalla legge e dalla morale comporta un prezzo e gli ideali vengono prima ridefiniti e poi traditi sula base della necessità. Da questo punto di vista, mutate le condizioni storiche, Back Sails ricorda un'altra magnifica serie "Sons of Anarchy", solo con  al posto delle moto le navi, ma la stessa voglia di vivere a tutti i costi la propria vita, costi quel che costi.
Perciò l'aristocratico capitano Flint, il furbo e giovane John Silver, il feroce Vane, la bella e decisa Eleanor, l'intrigante e manipolatrice Max, il cialtronesco Jack Rakam e tutti gli altri, forse non vorremmo averli come amici, ma di certo ci affascinano e ci intrigano come pochi altri.
Perché alla fine, il nostro sogno, che rimarrà tale, è quello di issare le vele e navigare verso il mare infinito...



martedì, febbraio 01, 2011

Tunisia ed Egitto, quando la Storia va avanti.

Quello che sta succedendo in Egitto e Tunisia,ma anche in altri paesi del Medio Oriente, con il popolo, o se preferiamo le moltitudini che riprendono la voce con coraggio e determinazione, non fermandosi di fronte alla risposta violenta del potere, dovrebbe farci riflettere.
Non solo per il fatto che un cambiamento radicale in questi paesi significa un cambiamento in tutto il Medio Oriente e nel mondo arabo,con ricadute anche sulla Questione Palestinese, ed un reale percorso di democrazia, non imposta dall'esterno, sarebbe un evento ben più importante di quanto avvenuto alla fine degli anni 80 nei paesi dell'Est europeo dove la "rivoluzione" fu prima pilotata dall'alto, e poi venne incoraggiata dall'esterno attraverso un inglobamento che ha spento tutte le istanze realmente innovatrici e riformatrici producendo alla lunga dittature mascherate come quella di Putin in Russia.
Proprio allora, tra i tanti travisamenti della realtà in cui si persero gli intellettuali occidentali, se ne impose una, quella della fine della Storia. Secondo questa teoria la Storia si era compiuta con la vittoria della Democrazia Occidentale, e non vi sarebbero pià state rivoluzioni o guerre o crisi o altre scosse sistemiche.
Naturalmente era una sciocchezza ideologica, lo abbiamo visto con il proliferare di guerre, in alcuni casi direttamente figlie di quel cambiamento epocale, (vedi la guerra in Jugoslavia) con la cosidetta guerra al terrorismo, e con la crisi economica che tuttora investe proprio il mondo occidentale. E lo vediamo proprio in Tunisia ed Egitto, ma l'abbiamo visto anche nelle strade di Londra e Roma, a ad Atene.
La Storia non si può fermare e non finisce mai, rallenta, devia, torna all'indietro e poi si slancia in avanti ancora, verso ideali ed orizzonti che nessuno può prevedere, come un fiume in piena, e quando questo avviene, allora si sta parlando di RIVOLUZIONE.
Come direbbe Bogart: E' la storia bellezza, e tu non puoi farci niente

giovedì, novembre 25, 2010

Strage di Brescia, ovvero Canto dei Morti Invano

Non ho avuto tempo questi ultimi giorni di scrivere.
Non ho potuto così commentare l'ennesima vergogna italiana: l'assoluzione nel processo per la strage di Brescia (28 maggio 1974)degli imputati, nonostante le prove schiaccianti, sul piano storico oltre che su quello giudiziario.
Il commento migliore è questa poesia di Primo Levi

Canto dei morti invano

Sedete e contrattate
A vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purché trattiate e contrattiate
Le vite dei nostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto.
Ma fuori al freddo vi aspetteremo noi,
L'esercito dei morti invano,
Noi della Marna e di Montecassino,
Di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima:
E saranno con noi
I lebbrosi e i tracomatosi,
Gli scomparsi di Buenos Aires,
I morti di Cambogia e i morituri d'Etiopia,
I patteggiati di Praga,
Gli esangui di Calcutta,
Gl'innocenti straziati a Bologna.
Guai a voi se uscirete discordi:
Sarete stretti dal nostro abbraccio.
Siamo invincibili perché siamo i vinti.
Invulnerabili perché già spenti:
Noi ridiamo dei vostri missili.
Sedete e contrattate
Finché la lingua vi si secchi:
Se dureranno il danno e la vergogna
Vi annegheremo nella nostra putredine.

domenica, dicembre 27, 2009

Anteo Zamboni e Tartaglia, differenze e similtudini.


Nei giorni successivi al cosidetto attentato di Piazza del Duomo operato dal Tartaglia nei confronti del Pres. del Consiglio Silvio Berlusconi, qualcuno ha tirato fuori il nome di Anteo Zamboni, presunto attentatore di Mussolini.

D questo povero ragazzo, accusato di un crimine che molto probabilmente non aveva commesso e ucciso brutalmente, molti ignoreranno l'esistenza e allora ricordiamo il fatto storico: Il 31 Ottobre del 1926, nel quadro delle celebrazioni della marcia su Roma (28 ottobre 1922) Mussolini fa visita alla città di Bologna.
Mentre la macchina su cui viaggia il Duce sta passando tra la folla, qualcuno sente (o crede di sentire) un colpo di pistola.
C'è una breve rissa, al termine della quale resta sull'asfalto il corpo di un ragazzo, orrendamente mutilato,identificato poi come Anteo Zamboni, pugnalato a morte da alcuni militi della milizia fascista.
Egli avrebbe esploso un colpo di pistola verso l'auto di Mussolini prima di essere "subitaneamente" colpito dalla furia vendicatrice delle camicie nere.
Il condizionale è d'obbligo, in effetti ci sono molte cose che non quadrano.
In primo luogo la giovanissima età del presunto attentatore, quindici anni, poi il fatto che egli non è segnalato da nessuna parte come un "sovversivo" ma anzi è iscritto al PNF.
Non è chiaro poi come egli si sarebbe procurato la pistola con cui sparare, ed è difficile pensare che un ragazzo, che viene descritto tra l'altro come scarsamente intraprendente, possa pensare di sfidare una folle ostile, le proprie paure e la propria inesperienza per attentare alla personalità più in vista del regime.
Tra l'altro, secondo la versione ufficiale, Zamboni sarebbe riuscito a colpire l'obiettivo con un solo colpo esploso, poichè Mussolini alcuni giorni dopo mostrò il segno del proiettile sulla camicia, e la vita del Duce sarebbe stata salvata quindi solo da una specie di corazza che egli avrebbe indossato mostrando addirittura preveggenza.
L'immediata uccisione del presunto attentatore peraltro impediva qualsiasi forma sia di autodifesa che di confessione e di spiegazione su quali fossero eventuali complici.
Questi furono identificati nella famiglia di Anteo, basandosi sul fatto che il padre era stato militante anarchico.
Tuttavia anch'egli era, al momento dell'attentato, iscritto al PNF, ed una vecchia militanza nell'estrema sinistra non poteva di certo rappresentare una prova, dal momento che non solo Mussolini, ex socialista massimalista, ma anche Arpinati, che era il capo del fascismo bolognese, aveva un passato anarchico, tanto da essere stato amico del padre di Anteo, Mammolo Zamboni.
Gli altri componenti della famiglia non avevano neppure questo labile connessione politica che potesse essere di appiglio, tanto che perfino i tribunali fascisti dell'epoca, che certo non brillavano per obiettività, non se la sentirono di condannare la famiglia di Anteo, nonostante le pressioni fortissime che venivano dallo stesso Mussolini.
Già perché che sia mai avvenuto un attentato a Mussolini quel giorno rimane una cosa da chiarire.
Sicuramente Mussolini subì alcuni attentati come quello di Lucetti,, e diversi tentativi di attentato, come quelli degli anarchici Schirru e Sbardellotto, che in realtà avevano l'intenzione di attentare al Duce, intenzione mai tradotta in atto che tuttavia comportò la loro messa a morte.
Tuttavia non ci sono elementi che comprovano che mai ci fu un attentato quel 31 ottobre del 1926 a Bologna.
Il colpo sparato sarebbe stato uno solo, ma con la folla, la confusione, la musica eccetera, non si può avere certezza.
Non esistevano all'epoca la quantità di aggeggi adatti alla ripresa audio/video, quindi non esiste nessuna documentazione oggettiva.
Che vi sia stato un attentato deriva soltanto dal fatto che l'attentatore fu identificato e ucciso sul posto, rendendo impossibile qualsiasi autodifesa e difesa in generale,e dalla testimonianza del solo Mussolini (oltre che dei giustizieri dello Zamboni) che peraltro non parve essere particolarmente sconvolto dall'accaduto e solo il 2 di novembre mostrò la camicia bucata dal colpo, ovviamente avendo avuto tutto il tempo, eventualmente, di fabbricare la prova.
Questo attentato portò alle leggi fascistissime, che trasformarono un regime autoritario in una vera e propria dittatura totalitaria, ma è certo che queste leggi furono preparate settimane prima del presunto attentato Zamboni.
Insomma tutto porta a pensare che si trattò di una macchinazione del regime, voluta dallo stesso Mussolini, per cementare il proprio potere.
La storia è piena di cose similari, basti pensare all'attentato al Reichstag, ideato sì da un comunista, tale Marinus Van der Lubbe, ma attuato realmente da esponenti delle SS che aiutarono ad appiccare il fuoco al Parlamento Tedesco, facendo poi ricadere la colpa sul solo Van Der Lubbe, cosa che permise ad Hitler, feroce nemico di ogni libertà democratica, di ergersi a protettore di questa ed instaurare la più feroce dittatura che la storia ricordi.
Lo stesso fece Stalin, facendo eliminare Kirov, per poi riversare la colpa sui pochi Trozkisti e Buchariniani superstiti nel partito, eliminandoli e rafforzando definitivamente il proprio potere personale ed il potere totalitario del partito comunista.
Sto forse insinuando che Tartaglia sia un agente provocatore o che l'aggressione a Berlusconi non sia avvenuta realmente?
Non c'è bisogno di spingersi così in là.
Sicuramente l'aggressione è avvenuta, il Duomo in miniatura, è stato lanciato, Berlusconi ferito, seppur in modo molto meno grave di quanto non si sia fatto apparire (un naso rotto sprizzerebbe sangue dappertutto ed anche eventuali denti rotti, lo dice uno che ha avuto incidenti maggiori di quelli di Berlusconi) .
Di sicuro quello che è avvenuto e che ancora sta avvenendo è di ingigantire un episodio dovuto ad uno squilibrato, un episodio che non ha nulla in sé e per sé di politico,(non risulta difatti che l'attentatore abbia gridato che so, W Di pietro o W la libertà, né abbia dato alcuna giustificazione politica del gesto) per creare attorno al Presidente del Consiglio una immeritata e improbabile fama di vittima, per far dimenticare le continue istigazioni all'odio della attuale maggioranza nel suo complesso, per far dimenticare scandali e scandaletti, per mettere a tacere le voci scomode e le critiche al'interno della stessa maggioranza, propagandando l'idea che vi sia un clima d'odio che crea atti violenti, e imporre una finta conciliazione a senso unico, in cui i cattivi (l'opposizione, Fini etc) andrà a Canossa e approverà le riforme volute dalla maggioranza a furor di popolo (e di Bruno Vespa).
Che non sono le leggi fascistissime o l'istituzione di un tribunale speciale,ma il raggiungimento pieno (o quasi pieno) dell'obiettivo che fu della Loggia P2 di Gelli ovvero una democrazia autoritaria e puramente formale svuotata di ogni sostanza.
Ma di questo parlerò un'altra volta.



Nella foto il cadavere di Anteo Zamboni dopo il linciaggio fascista.

martedì, dicembre 15, 2009

Licia Pinelli- Una storia quasi soltanto mia



Oggi è il quarentennale della morte di Giuseppe Pinelli, precipitato da un locale della questura di mIlano in via Fatebenefratelli la notte tra il 15 ed il 16 dicembre del 1969.
Accusato di essere uno degli esecutori della strage di Piazza Fontana, fu in seguito totalmente scagionato. Per la giustizia italiana la sua morte è frutto di un incidente, e non sono state chiarite responsabilità.
A ricordare la sua figura di militante anarchico è uscito da pochi mesi un libro,edito dalla Feltrinelli, una intervista alla moglie di Giuseppe, Licia, realizzata dal giornalista Piero Scaramucci.
In realtà non si tratta di un libro nuovo, difatti il libro uscì a metà degli anni 70, ma di una riedizione, con aggiornamenti e gli scritti, tra gli altri, di Dario Fo, Giorgio Bocca, Lella Costa, Luciano Lanza.
Non è un trattato di storia, né un saggio ma la testimonianza di una donna, una persona comune, una donna del popolo, che si è trovata invischiata in una faccenda molto più grande di lei, in una tragedia che ha colpito lei come moglie e madre ma che ha coinvolto tutti gli italiani.
Dalle pagine emerge un ritratto di un'epoca ed un ambiente che oggi appare sfuocato e lontano, ma soprattutto il ritratto di una donna che si è battuta, con grande dignità, perché la verità non venisse soffocata.
Una donna che ha dovuto crescere due figlie da sola, che ha portato con grande forza d'animo il peso di una tragedia e di una ingiustizia.
Ed il senso di questo libro, il suo filo conduttore, è proprio quella della rivendicazione della verità e della dignità, un compito a cui tutti siamo chiamati.
Leggete e fate leggere questo libro. E' importante.

mercoledì, novembre 04, 2009

4 novembre: ricordiamo i morti della Grande Guerra



Oggi il 4 novembre è la festa delle Forze Armate.
Prima era la Festa della Vittoria, ma so che un mio nonno (bisnonno) che la guerra l'aveva fatta, e s'era portato a casa anche un ricordino, sotto forma di ferita alla gamba da scheggia di bomba (che aveva ammazzato il suo amato mulo) festeggiava la fine della guerra, la fine di quell'orribile mattanza in cui i fratelli ucidevano altri fratelli.
Una guerra particolarmente insensata, decisa dai capi di Stato e dagli industriali per dividersi i mercati dell'Africa e dell'Asia.
La giustificazione di questa guerra (e poi di molte altre successiva) fu che quella guerra avrebbe finito tutte le guerre e portato ad un'era di pace e propserità.
Questo ricorda questa splendida ballata scritta da Eric Bogle e poi ripresa da vari gruppi, tra cui i The Man they couldn't Hang e i The Dropckick Murphys
ne riporto una breve traduzione, magari la completerò più avanti.

The Green fields of France

I verdi prati di Francia

Come stai giovane Willie Mc Bride
Ti importa se siedo qui vicino alla tua tomba
E mi riposo un attimo sotto il caldo sole dell'estate
Ho lavorato tutto il giorno e sono quasi sfinito
Ho visto dalla tua tomba che avevi appena 19 anni
quando hai raggiunto la grande mattanza nel 1916

Spero che la tua morte sia stata rapida e senza dolore
Oppure giovane Willie Mc Bride è stata lento ed oscena?
(....)
Ora giovane Willie Mc Bride non posso evitare di chiedermi perché
Se veramente tutti quelli che giacciono qui sapevano perché sono morti
E se credevano, quando hanno risposto alla chiamata
se veramente credevano che questa guerra
avrebbe finito tutte le guerre
Allora il dispiacere, la sofferenza, la gloria il dolore
l'uccidere ed il morire furono invano
perché giovane Willie Mc Bride,
tutto questo è successo ancora
ed ancora ed ancora ed ancora.

venerdì, ottobre 30, 2009

Bastardi senza Gloria, la seconda guerra mondiale secondo Tarantino


L'ultimo film di Tarantino, uscito in Italia con il titolo di Bastardi Senza Gloria è, per quanto mi riguarda, una sorpresa piacevole.
In effetti da Tarantiniano della prima ora ero rimasto non proprio deluso ma non del tutto soddisfatto dai suoi ultimi film, i due Kill bill e lo spezzone di Grindhouse, eccessivamente manieristi, un po' fini a se stessi e anche un po' lenti, anche se l'ultimo aveva una mezz'ora finale al fulmicotone, e fatte salve le solite splendide colonne sonore.
Avevo qualche timore su questo film, mi chiedevo cosa poteva aver combinato Tarantino a confronto con una delle più grandi tragedie nella storia dell'umanità; la seconda guerra mondiale, la Shoa e con la Storia con la S maiuscola.
Temevo che applicare la metodologia di Kill Bill a questo tipo di argomenti sarebbe potuto risultare quantomeno di cattivo gusto.
Invece il film è assolutamente bello, tratta con una giusta serietà, (ma non seriosità) una tragedia storica e,pur concedendosi un paio di tarantinate qui e là, e ovviamente dando per scontato che è un film che si basa su una storia alternativa (ovviamente Hiter e C non sono morti in un cinema di Parigi!) è un film riuscito.
Il film si sviluppa seguendo tre personaggi;una ragazza ebrea sfuggita al massacro della sua famiglia, un colonnello delle SS tanto intellettuale quanto spietato ed il gruppo di infiltrati Americani guidati da Joe L'Apache dietro le linee nemiche.
I dialoghi sono perfetti, almeno un paio sono da antologia (ad esempio il dialogo iniziale tra il nazista che vuole scoprire gli ebrei nascosti ed il contadino francese che li nasconde), e non mancano le citazioni, dai western spaghetti fino ai gialli italiani anni 70, infine è apprezzabile il fatto che i personaggi non parlino tutti inglese (ovvero italiano nella traduzione) ma parlano la loro lingua ossia francese, tedesco etc, e vengano sottotitolati, in modo da rendere più credibile il tutto.
Perciò Tarantino ha scelto un cast internazionale, più europeo che americano, praticamente solo Brad Pitt è made in Hollywood.
Il film è anche una riflessione sul potere del cinema, sul suo fascino ma anche la sua ambiguità,sul cinema come arma di propaganda, ma anche sul potere liberatorio e catartico che lo schermo mantiene, non a caso tutto il finale è girato in un cinema.
Molto bravi tutti gli attori ma sopratutto il colonnello tedesco (Cristophe Waltz) e la ragazza ebrea-francese (Mélanie Laurent) .

venerdì, giugno 12, 2009

IIl leone del deserto ed il mito degli italiani "brava gente"


Ieri Su Sky hanno finalmente fatto vedere il famoso (Famed direbbero gli inglesi, nel senso di famigerato)film il Leone del deserto dedicato alla leggendaria figura di Omar Al Mukhtar, un capo della resistenza all'occupazione italiana in Libia, occupazione, durata una trentina d'anni.
Dico finalmente perché questo film in Italia non si è mai visto, mai trasmesso in televisione, ma pare nemmeno proiettato al cinema,e , a differenza di Ultimo Tango A Parigi, altro film a suo tempo censurato, senza suscitare particolari proteste o scalpore.
La ragione di questo ostracismo era l'accusa di villipendio nei confronti delle forze armate ed, in generale, il fatto che in quel film si parlava di un evento cancellato sostanzialmente dai libri di storia e soprattuto dalla coscienza di questo paese,ovvero i crimini dell'esercito italiano commessi durante l'epoca coloniale.
Pare che Andreotti, allora presidente del Consiglio,all'uscita del film(si era nel 1981) si mosse personalmente per bloccarne la distribuzione.
Devo dire che, vedendolo mi è parso che l'indignazione ed le reazioni a questo film siano state veramente esagerate
In effetti si tratta di un classico prodotto medio hollywoodiano, fornito di un ottimo cast (Anthony Quinn, Oliver Reed, Gastone Moschin fra gli altri)con i classici luoghi comuni dei film avventurosi, coi buoni che sono buoni ma buoni e i cattivi che sono cattivi ma qualcuno è più cattivo degli altri, ritmo alquanto lento e soporifero (ed in effetti le palpebre hanno ceduto dopo una settantina di minuti) insomma un film stile quelli in cui gli indiani erano buoni ed i cowboy cattivi, roba che Hollywood ha prodotto a decine senza che nessuno si stracciasse le vesti o pensasse di censurare alcunché.
Non sto qua parlando di bontà artistica, né mi interessa un discorso sulla faziosità o altre banalità, dico solo che, se si censura un film così, e lo si fa per una trentina d'anni (tutto sommato, tenuto conto che Sky è una paytv, diciamo che è ancora censurato il film) vuol dire che si ha paura della propria ombra.
Ma poi, mi chiedevo, perché mai parlare di offesa alle Forze Armate, quando le Forze Armate sotto accusa erano quelle del regime fascista?
Ma il punto evidentemente è un altro; in Italia esiste e resiste il mito dell'Italiano brava gente, dell'italiano che è sempre buono e non fa mai male a nessuno, dimenticandosi che quella cosa chiamata Mafia l'abbiamo inventata (ed esportata) noi.
E dimenticandosi, soprattutto, le imprese militari degli italiani, che non hanno differito di molto da quelle di altri paesi, se non nella quantitità e nei risultati finali, generalmente deludenti.
In Libia, In Somalia, in Etiopia, gli italiani furono protagonisti di eccidi, gassarono le popolazioni locali con gas tossici, li rinchiusero in campi di concentramento, decimarono la popolazione e violentarono le donne, oltre che ovviamente derubare quelle terre del poco che avevano.
Si parla molto delle foibe, peraltro estrapolando dal contesto e aumentando vertiginosamente il numero dei morti italiani, ma si dimentica che lo Stato italiano condusse per primo operazioni di pulizia etnica già a partire dagli anni 20, che ci furono decine di ufficiali dell'esercito italiano accusati di crimini di guerra sia in Jugoslavia che in Grecia (Cfr Le stragi Nascoste, Mimmo Franzinelli, Mondadori) che la Croazia era amministrata dall'Italia e che quindi era responsabile dei campi di concentramento locali etc.
Si dimentica che ci furono 20.000 italiani che si arruolarono nelle SS naziste (le SS difatti erano l'unico reparto dell'esercito tedesco ad arruolare non tedeschi, in Friuli operava una divisione di SS composta da Ucraini).
Questo senza occuparci di cose più recenti, come le torture inflitte (e documentate) in Somalia ad opera dei nostri soldati in "missione di pace", ad esempio.
Su queste pagine della storia vi è un totale silenzio, una totale dimenticanza, una sostanziale censura.
Figuriamoci che negli anni 60 Dario Fo fu denunciato per il suo "Tre caravelle e un cacciaballe" una satira di Cristoforo Colombo tutto sommato all'acqua di rosa rispetto a quello che questa figura di avventuriero era realmente, anche in quella occasione il classico reato di "vilipendio" (non so se della patria o che) fu usato alla bisogna.
Pare insomma che questo paese non riesca veramente a fare i conti con il suo passato, a riflettere su quello che è stato, e non riflettendo su quello che è stato non riesce a capire quello che è, e, soprattutto, quello che sta diventando.
PS
Per chi volesse saperne di più sulla figura storica di Omar Al Mukhtar consiglio il seguente articolo di Gennaro Carotenuto

mercoledì, marzo 18, 2009

Mi ricordo..Fausto e Jaio




18 Marzo del 1978. Sono passati 30 anni. Trent'anni più uno. Ero poco più di un bambino, mi ricordo che avevano rapito Aldo Moro, e ucciso quelli della sua scorta. Erano state le Brigate Rosse.
Mi ricordo che un paio di mattine dopo, era un domenica, mio padre mi svegliò dicendo: " è successo un casino, hanno ucciso due ragazzi del Leoncavallo".
Mi ricordo che mio fratello andò alla manifestazione degli studenti, lui , allora, figiciotto, contravvenendo agli ordini del partito.
Mi ricordo di un mio compagno di classe, che disse che aveva visto il sangue sul marciapiede.
Mi ricordo di centomila persone ai funerali, gli operai che avevano disertato le fabbriche, alla faccia del sindacato che non lo voleva, gli studenti, le donne, i bambini.
I cittadini di Milano.
Mi ricordo la rabbia e le lacrime.
Mi ricordo qualche anno dopo una mia amica scoppiare a piangere dopo la proiezione di un film su di loro, Fausto e Jaio, uccisi a diciotto anni.
Troppo giovani per morire, persino allora.
Poi non mi ricordo, ma so, di un giornalista coraggioso che aveva una valigetta piena di segreti, e quel giornalista morì, travolto da un pirata della strada rimasto sconosciuto, e la valigetta sparì, e i suoi segreti rimasero sconosciuti anche'essi.
So della banda della magliana e dei NAR.
So che qualcuno giocò sporco perché voleva gettare l'Italia nel caos.
So di una giustizia che non è mai arrivata.
So che non vi dimenticherò.
Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci.

martedì, novembre 04, 2008

O Gorizia tu sei maledetta



Per ricordare il massacro di 10 milioni di proletari e contadini voluto dall'imperialismo europeo per mere ragioni economiche e di mercato.

mercoledì, maggio 14, 2008

Torneremo alle vostre porte...



E grideremo ancora più forte...
A quarant'anni dal Maggio francese, quando sembrava che il mondo potesse cambiare...

Fabrizio De André la canzone del Maggio

lunedì, maggio 12, 2008

Peppino Impastato


Trent'anni fa il 9 maggio del 1978 veniva ucciso dalla mafia Peppino Impastato.
Militante di Democrazia Proletaria, aveva denunciato da Radio Aut la radio libera di Cinisi, le commistioni tra mafia e politica con tanto di nomi e cognomi, tra cui quello di Tano Badalamenti, boss locale.
Era una sfida al sistema di potere mafioso e non poteva essere tollerata
Perciò Peppino venne rapito, massacrato di botte e poi fatto esplodere nei pressi di n traliccio telefonico, in un simulato atto di terrorismo.
Erano i giorni del rapimento Moro, esattamente lo stesso giorno in cui fu rinvenuto il cadavere dell'uomo politico.
Fu facile far passare quello che era un'eroe per un criminale, ma la menzogna non durò a lungo. Dopo molti anni arrivò la verità anche nei tribunali, fatto quasi unico in Italia.
Qui un articolo che ricorda gli avvenimenti.
Segnalo anche la biografia di Impastato.
Per non dimenticare.

martedì, dicembre 11, 2007

Piazza Fontana: La Madre di tutte le Stragi



12 dicembre 1969- 12 dicembre 2007: Sono passati 38 anni da quel pomeriggio tragico, quando a Piazza Fontana, all'interno della Banca dell'Agricoltura alle 16,30 l'esplosione di un ordigno esplosivo provoca la morte di 16 persone e il ferimento di un'ottantina. Da allora è successo di tutto: depistaggi, innocenti come il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli che precipitano da finestre della Questura, testimoni morti in circostanze misteriose, innocenti prima sbattuti sulle prime pagine dei giornali e in prigione come mostri e poi rilasciati, processi celebrati, spostati e poi rispostati, assoluzioni e mezze condanne, faldoni pieni di carte e segreti che spuntano all'improvviso dopo trent'anni e poi, dopo che finalmente la verità pare essersi affermata, ecco di nuovo la solita, vergognosa assoluzione.
Dopo 38 anni non c'è ancora una verità ufficiale, peggio, la verità ufficiale, quella giudiziaria è che non ci sono colpevoli. Nè per la strage, nè per la morte di Pinelli.
Non è stato nessuno.
Anzi, forse, non è successo nulla.
Però ci sono strade e cippi bipartisan alla memoria del Commissario Calabresi, uno che, depistando e indagando su false piste, facendo credere di aver preso i colpevoli, ebbe una notevole responsabilità, non solo riguardo alla morte di Pinelli, ma anche perchè le cose andassero come poi sono andate.
Perché da questa strage non punita sono poi nate tutte le altre stragi della cosidetta strategia della tensione, stragi di Stato con manovalanza fascista e protezioni nelle istituzioni dello Stato. E come risposta a questo terrorismo è poi nato il terrorismo dell'estrema sinistra, quello delle Brigate Rosse e di Prima Linea.
Ancora oggi non esiste una verità ufficiale perché questa è troppo scomoda, perché il Potere non processa se stesso, al massimo celebra se stesso e la propria cattiva coscienza.
Perché ancora oggi lo Stato italiano è uno stato stragista, e la seconda Repubblica è figlia della prima, dei suoi delitti, della sua politica cospirativa, delle logge massoniche e dei servizi deviati.
Ma sarà l'umanità futura a togliere il velo della menzogna e ad affermare la Verità, e allora queste istituzioni marce appariranno per quello che sono sempre state: corrotte e criminali.

Post in evidenza

L'OMS e la carne cancerogena: tanto fumo per pochissimo arrosto

Il 26 ottobre il mondo dell'informazione ha rilanciato una sorta di annuncio Shock. All'ora di pranzo radio e televisioni hanno ...