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sabato, maggio 01, 2021

La medicalizzazione del Corpo Sociale- Una riflessione sull'emergenza Covid

 E' da più di un anno che siamo in uno stato di emergenza sanitaria, uno stato di emergenza che ha portato ad una serie di stravolgimenti giuridici, crisi economica, aumento della povertà, disturbi fisici e psichici, aumento della violenza familiare- Mi chiedo, come fanno sempre più persone, il perché di questo.

E' difatti evidente a chiunque abbia ancora un barlume di coscienza e di pensiero e abbia il coraggio di esercitare quella che si chiama pensiero critico, che questa emergenza sia stata di gran lunga esagerata e le misure adottate, soprattutto in alcuni paesi come l'Italia, vadano ben al di là di quella che dovrebbe essere la giusta prevenzione di carattere sanitario. E' chiaro ed evidente a tutti coloro che ragionino con un minimo di lucidità che vi è un progetto dietro alla pretesa di trasformare l'Italia, l'Europa ed il mondo intero in un ospedale da campo militare.

Il progetto è quello di medicalizzare, non l'individuo, ma l'intero corpo sociale, che diventa un individuo gigantesco da trattare come un paziente di un ospedale, e chi, come me, è stato in un ospedale, sa cosa intendo.

Per spiegare cosa intendo per "medicalizzazione del corpo sociale" userò una battuta, poi un aneddoto, ed infine una statistica scientifica.

La battuta, di non so chi, è che la medicina ha fatto talmente tanti progressi, che adesso siamo tutti malati.

L'aneddoto è quanto mi è capitato una decina di anni fa, quando venni ricoverato in ospedale, nel reparto intensivo e poi semintensivo dell'Ospedale Niguarda. Avendo ovviamente una semiocclusione delle vie respiratorie, la mia pressione arteriosa era schizzata alle stelle, raggiungendo il livello di 180. Informai il personale medico che mio padre prendeva (come milioni di altri italiani) una pillola contro l'ipertensione. Da questo fatto, la cui rilevanza scientifica è discutibile, i medici dedussero che anche il sottoscritto doveva avere un problema di ipertensione, seppure questa non fosse assolutamente provata, e con ogni probabilità fosse dovuta, come peraltro mi aveva detto il portantino della ambulanza (quello che ha fatto la diagnosi più precisa, alla fine della fiera).  Fui sottoposto a molti esami cardiologici, senza nessuna scoperta di rilievo, e mi venne prescritto di prendere la bellezza di due farmaci per l'ipertensione, una mezza pillola (potente) la mattina ed una (più leggera) la sera! La mia cura durò credo solo un paio di giorni, in cui constatai che la mia pressione arteriosa era perfino troppo bassa, essendo scesa vicino ai 100 di massima. Quindi ridussi fino a scendere a mezza pastiglia al giorno, con valori che normalmente non superavano i 130 di massima. Man mano mi scordai di questa mia presunta malattia, e ho smesso ormai da anni di prendere alcun medicinale, visto che, dopo essere dimagrito (non seguendo nemmeno qui gli assurdi consigli della "scienza condivisa") e con un po' di attività fisica la mia "ipertensione" è del tutto sparito, ed i miei valori sono perfettamente nei limiti che vengono riconosciuti come "salutari". Allora mi domando, perché ritenermi malato e darmi delle inutili pastiglie, quando sarebbe stato molto più semplice consigliarmi di tenere sotto controllo il peso e praticare attività motoria ?

Le cose funzionano così in generale, vengono considerate malattie quelle che non sono nemmeno malattie, e per curarle vengono consigliate cure inefficaci e spesso pericolose. Il caso più clamoroso è quello della ipercolestorelomia, una malattia che scientificamente parlando riguarda quella piccola parte di popolazione che ha livelli di colesterolo superiori ai 300 mg/l,  e non ai 200 come viene fatto credere.

Già perché in 100 anni di studio non è mai stato dimostrato un legame fra il colesterolo totale e le malattie cardiocircolatorie. A questo proposito consiglio il libro "The Great Cholesterol Mith" di Jonny Bowden e Stephen Sinatra, in cui viene spiegato per filo e per segno la questione sul piano scientifico. Spesso le cure di questa "malattia immaginaria" sono ben peggiori della "malattia"stessa. 

Un esempio ancora più eclatante ci viene dal settore dell'alimentazione . Durante gli anni 80 venne messa a punto quella che viene tutt'oggi chiamata "alimentazione corretta" basata sul ridurre il consumo di grassi e proteine animali e aumentare quello di carboidrati e zuccheri.  Ed è quello che negli USA e sappertutto è stato fatto. Il risultato è stato opposto, le persone hanno iniziato ad ingrassare e obesità e diabete sono esplosi triplicando negli States e raddoppiando in Italia. La Scienza medica ha quindi creato e non sanato una emergenza sanitaria

Credo di aver spiegato sufficientemente cosa è la medicalizzazione della società.

Con il Covid 19 abbiamo avuto un salto di qualità in questo tipo di tendenza. Con il covid è stata introdotta la figura del "malato asintomatico", ovvero una persona che non ha nessun sintomo della malattia, ma è comunque da considerare malato e quindi, da trattare come se lo fosse. Una cosa che in un contesto normale sarebbe grottesca diventa la regola sanitaria e giuridica.  Immaginatevi di telefonare ad amici o in ufficio o a parenti e affermare che siete malati di influenza (ad esempio) senza avere nessun sintomo, né febbre, né tosse, né raffreddore o altro. Nessuno, dico nessuno, vi prenderebbe sul serio, sareste trattati come minimo come bugiardi, e potreste anche incorrere in sanzioni (per esempio in ambito lavorativo). 

Viceversa nell'emergenza Covid se siete "asintomatici" siete trattati come un malato, ed un malato gravemente contagioso, posti in isolamento e sottoposti a restrizioni come aveste una malattia che non avete, e sopratutto come se foste contagiosi. Eppure fior di virologi ed infettivologi hanno detto che chi ha una carica virale bassa (e se non avete sintomi appertenete per forza a questa categoria) non potete infettare nessuno. Questa profilassi è stata estesa a tutti, considerandola essenziale.

Ci hanno imposto di girare anche all'aria aperta e non solo in ambienti chiusi, con le mascherine, eppure le mascherine all'aria aperta non servono  a nulla come sostengono gli stessi esperti (Come Bassetti). Peraltro nel Piano Pandemico Nazionale del 2008 si consigliava solo alle persone sintomatiche l'uso della maschierina, mentre"non si consigliava  per gli asintomatici in luoghi pubblici".

Va ricordato, tra l'altro, che la mascherina chirurgica, viene usata dai chirurghi per proteggere il paziente che viene operato da eventuali batteri o virus che il chirurgo stesso può emettere verso il paziente medesimo, e non il contrario. In sostanza serve ad impedire che i virus, attraverso le famose "goccioline" possono entrare in contatto con le vie repiratorie altrui. Da ciò ne deriva che se non hai il virus, o lo hai già avuto e non sei attivo, o ancora hai una carica virale molto bassa, molto difficilmente potrai contagiare qualcuno, ed è quindi del tutto inutile adottare tali misure. E questo viene riconosciuto dallo stesso governo che dice che in famiglia si può stare senza mascherina, contraddicendosi. E tra l'altro è proprio in famiglia che avviene la grandissima parte dei contagi. In sostanza ci dicono di fare il contrario di quello che dovremmo (casomai) fare: ovvero mascherina in famiglia e nei posti chiusi e niente mascherina fuori.

In sostanza il corpo sociale nel suo insieme viene considerato "malato" a prescindere da qualsiasi prova scientifica, quindi persone sane che non possono contagiare  alcuno vengono considerate malate, e sottoposte a restrizioni.  La strategia di base dei governi (non tutti, va detto, ma prevalentemente quelli occientali) è quella di tenere le persone al riparo di qualsivoglia possibilità di contagio, il che è semplicemente impossibile, e quindi folle, e di considerare il numero dei contagi (ovvero della positività ai tamponi, che non vuol dire essere ammalati, come dimostrato in precedenza) come base per la politica sanitaria ed economica. E' evidente invece che l'unica cosa che dovremmo guardare è il numero dei morti, e che i governi avrebbe dovuto occuparsi di questo, ovvero curare le persone realmente malate, ed occuparsi dei gruppi realmente a rischio, che non sono di certo gli under 30 ma gli over 70 (la mediana della mortalità è per l'ISS attorno agli 82 anni.)

Dal momento che però bisognerà tornare alla normalità e le epidemie si esauriscono solo e soltanto quando si raggiunge la "immunità di gregge" ovvero circa i 2/3 della popolazione sono immuni al virus perché entrati a contatto con lo stesso e questo fa scendere contagi e mortalità a livelli fisiologici (ricordo, se ve ne fosse bisogno, che le persone muoiono normalmente di centinaia di malattie, d'altro canto l'immortalità non è al momento un'opzione, e per fortuna) ergo è necessario vaccinare le persone, non solo le persone che possono ammalarsi con gravi conseguenze, ma anche quelle sane. Persone sane che avrebbero già la immunità di gregge se non si fosse impedito loro di contagiarsi e guarire. Già guarire, perché in realtà il covid è una malattia da cui è possibile guarire.

Peggio ancora, nel tentativo di tenere le persone al riparo dalla possibilità di contagiarsi, si è cognato  l'insensato slogan "stai a casa salva vite". Si è quindi delegato al cittadino il compito di sconfiggere la malattia, spostando la responsabilità dalle istituzioni preposte alla cura dei malati alla società e agli individui, che sono quindi responsabili in prima persona, se non unicamente, dell'aumentare di morti e contagi.

Si sono sentiti più di una volta politici, magari gli stessi che nel febbraio del 2020 comparivano sorridenti davanti alla telecamere per dirci che il coronavirus era meno di una influenza, dare la colpa di future ( e poi smentite) impennate dei casi "vedremo fra 15 giorni " (in realtà i sintomi compaiono dopo 2-7 giorni) perché le persone camminavano a distanza di sicurezza con le mascherine in un numero tale da poter essere classificato come "assembramento" come se nelle nostre sovrappopolate metropoli potesse essere possibile uscire all'aria aperta senza creare qualcosa di diverso dall' "assembramento". Questa sceneggiata si è ripetuta anche inq uesto maggio 2021 dopo la festa dei tifosi dell'Inter e alcune manifestazioni poitiche. I casi però non sono mai stati così bassi da ottobre 2020.

Dall'altro canto è mancata una strategia efficace e credibile di cura, vedi il divieto di curare i malati a casa, o la folle e criminale politica di curare con un farmaco del tutto inefficace come la tachipirina le persone malate nel proprio domicilio ( non per essere anedottico, ma il sottoscritto si è curato da quelle polmonite proprio con la tachipirina) .

In sostanza, quello a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo, al di là di singoli provvedimenti alle volte incomprensibili e autocontradditori, è la trasformazione del cittadino da soggetto avente dei diritti, a paziente che è a completa disposizione e dipendenza dell'apparato politico-scientifico che lo amministra e che decide per lui cosa deve e non deve fare, quali sono i suoi doveri, quali regole deve seguire. Regole e doveri a cui è affidato il piano per "uscire dall''emergenza sanitaria" emergenza che in realtà è proprio rappresentata da queste regole e doveri,  e difatti per "rientro nella normalità" nessun intende la fine della cosidetta pandemia (che secondo alcuni scienziati durerà ancora 3/4 anni) ma la fine o almeno l'allentamento di dette regole. In sostanza il risultato di questa "politica sanitaria" è la preparazione e l'abitudine alle restrizioni delle sue libertà,che viene imposta al cittadino, facendo affidamento sulla sua capacità di "resilienza" (ovvero sopportazione) in attesa di future restrizioni, quelle per uscire per esempio dalla "emergenza climatica" (che secondo 800 scienziati non esiste) attraverso l'applicazione di politiche di "decrescita felice" che significheranno ricchi più ricchi e poveri più poveri e colpevolizzati.





domenica, settembre 02, 2018

La Bufala di "La repubblica" sulla Francia che vuole diventare vegana

"La Repubblica" come si sa, è un giornale che vuole essere e si vanta di essere "di sinistra". Poco importa che l'impostazione dl giornale sia decisamente di centro, e, quando si parla di Sudamerica, direi che non si distingue di una virgola da quella di tutti gli altri. Per essere di "sinistra" il giornale di Eugenio Scalfari segue tutte le mode "Politically Correct",  quindi articoloni che descrivono il disastro del "risaldamento globale", peana per "i diritti LGBT" qualsiasi cosa questo significhi, tanta nostalgia per la rivoluzione anni sessanta (nel senso dei Beatles e delle minigonne, mica dei sampietrini sulla polizia, che avete capito?) e strizzate d'occhio all'animalismo e al vegetarianesimo, oggi superato dalla sua inevitabile degenerazione, il veganesimo.
Così, domenica scorsa 26 agosto, leggo un articolo che lamenta il presunto annullamento del primo "festival del cibo vegano" in terra francese, ovviamente a causa delle pressioni dei cattivi di turno, allevatori e produttori di salume e altre terribili schifezze".  Ovviamente per quelli de "La repubblica" i vegani sono sempre vittime dell'intolleranza altrui, evidentemente non è mai capitato a nessuno di loro di imbattersi in quei fanatici imbecilli che augurano la morte a bambini che mangiano l abistecca (e fanno benissimo a mangiarla) oppure che augurano la morte all'attore comico che è appena uscito dall'ospedale e, orrore orrore!, si è permesso di mangiare del buon pesce e non una schifosa "bistecca di soia e lupino". O ancora quelli che insultano la memoria del vecchio reduce dalla campagna di Russia, che per sopravvivere dovette nutrirsi di gatti e cadaveri di cane. Tralasciando le ridicole raccolte di firma, le  irruzioni a casa altrui e le minacce fisiche ed altri episodi ben noti.
Ma il punto non è questo, è un altro; l'articolo sostiene che vi sarebbe in Francia, una sorta infatuazione per lo stile di vita vegetariano/vegano (come fossero la stessa cosa!) ed espone una tabella in cui si sostiene che il 30% dei francesi "sarebbe orientato verso il veganesimo/vegetarianesimo". Ovviamente senza nessuna fonte di tale affermazione: Per dimostrare questo si cita una statistica (sempre senza fonte) secondo la quale i francesi sarebbero passati da 94 kg di carne al giorno a "soli" 84 cadauno (niente dati su uova, formaggi e pesce, che sempre non vegani sono)
Essendo appena tornato da Parigi non posso che ridere di fronte a tale grossolano e ridicolo tentativo di mistificare la realtà, che è molto molto semplice, per quanto brutta per costoro. Ai francesi, del vegano, non gliene frega un cazzo, ma di quelli grossi, anche.
In effetti, avendo girato Parigi in lungo ed in largo, ed ovviamente anche alla ricerca di qualche posto per mangiare, di vegetariano, non dico vegano, non ho trovato l'ombra, o giusto quella.  Non mi è parso che i parigini facciano a gomitate per diventare vegani, anzi, ho dovuto rinunciare alla cena da Chartrier, ristorante noto per le sue bistecche  e cosce di pollo, a causa di una fila che non aveva nulla da invidiare a quella dei musei della città, anzi era forse più grande. Ed è un ristorante con centinaia di posti a sedere !
Secondo le statistiche i francesi che aderiscono alla dieta vegetariana (veg compresi) sono sì e no il 2%, e la cifra è probabilmente anche un po' gonfiata.
Peraltro che, nel giro di vent'anni, in Francia si sia ridotto a 84 KG cadauno il consuno di carne, non pare un gran indizio, visto che suddividendo 84 kili per 52 (le settimane in un anno ) abbiamo come risultato 1,610,  ovvero i francesi consumano, pro capite. 1610 grammi di carne alla settimana, insomma più di 2 etti al giorno, a cui vanno aggiunti appunto pesce, molluschi, latte, uova  e formaggi.
In sostanza una grande, grandissima Bufala!

venerdì, febbraio 26, 2016

Nuova Bufala alimentare: la Birra (se tedesca) è cancerogena!

Dopo la bufala delle carni cancerogene (vedi  Qui ) lo IARC ci riprova, adesso sarebbe la birra tedesca (perché solo tedesca? beh si sa i tedeschi sono infidi e nazisti e truccano i motori della Volkswagen non come gli americani che bombardano a tappeto Vietnam, Irak ed altri 1000 paesi e non inquinano pur girando su megamacchinoni. ma loro sono buoni...loro hanno i popcorn... ) Questo perché conterrebbe tracce di un diserbante chiamato Glifosato. Ora ovviamente questo diserbante si troverà in tantissimi altri cibi di origine vegetale visto che viene usato abbondantemente nell'agricoltura intensiva (che copre il 90% del fabbisogno umano) Ora, questo mi fa venire in mente che  se siete diventati vegetariani perché spaventati dalla possibiltà di prendervi il cancro se vi ammazzate di wurstel o carni alla brace vi hanno fregato lo stesso, ma si sa il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!
Ora, ammesso e non concesso che questo Glifosato sia così letale (viene messo nelle sostanze probabilmente cancerogene, che come abbiamo visto nell'articolo di cui sopra non vuol dire nulla) 
il problema è :quanto ce ne vuole per avere un minimo rischio? Riprendiamo il discorso della carne, laddove lo aveva lasciato. la probabilità che la carne rossa sia cancerogena è data dal tipo di cottura. se è alla griglia e sviluppa un calore superiore ai 150 gradi (insomma la bruciate) si sviluppa una sostanza chiamata HAA, che sarebbe (lei, non la carne !) cancerogena ma quanto ne dovete mangiare per avere effetto? Ai ratti danno una quantità di HAA fra il mezzo milione ed i 3 milioni di volte superiore a quella reperibile nel cibo umano....è evidente che nemmeno mangiando 3 kili al giorno possiamo avere un rischio significativo. Ora secondo svariati esperti per avere un qualche rischio nel consumo di birra o altro dovremo consumarne mile litri al giorno (non all'anno, al giorno!)
Insomma, bufale bufale bufale!
E adesso vi lascio devo mangiare una bistecca alla griglia con Birra Lager di baviera!

venerdì, dicembre 11, 2015

L'OMS e la carne cancerogena: tanto fumo per pochissimo arrosto

Il 26 ottobre il mondo dell'informazione ha rilanciato una sorta di annuncio Shock. All'ora di pranzo radio e televisioni hanno "informato" italiani ed occidentali della ennesima presunta "verità":  le carni lavorate danno di sicuro il cancro e probabilmente anche le carni fresche secondo l'OMS"?Ma quale è la evidenzia scientifica dietro a questa roboante affermazione? Dovremmo crederci  o possiamo guardare alla cosa con un po' di sano scetticismo,?
Attenzione non sto dicendo che sia una di quelle falsità  che viene chiamata “bufala”. Effettivamente l’OMS ha posto la carme lavorata fra le sostanze che sono “certamente” cancerogene, ed ha messo (da tempo) la carne rossa fresca fra le “probabili” sostanze cancerogene. E fino a qui non ci piove. Però ci sono altre cose che andrebbero dette ed analizzate prima di credere a quella che è, nei fatti, una sorta di campagna terroristica che con la scienza  e la medicina centra molto poco. Innanzitutto se vogliamo verificare la credibilità di una affermazione dobbiamo vedere da chi proviene, se la fonte è credibile. E’ credibile l’OMS? Secondo il senso comune sì, perché come L’ONU, l’IPCC, la FAO, La Banca Mondiale ed il Fondo Monetario internazionale sono grandi organizzazioni burocratiche rappresentative dei governi e delle industrie.
Secondo me invece no, proprio per gli stessi motivi. L’ONU, ad esempio, ha avvallato l’invasione dell’IRAK sulla base delle presunte prove portate da USA e UK e fabbricate dai servizi segreti italiani, prove che si sono poi rivelate del tutto false. L’IPCC ha fornito previsioni sul riscaldamento globale basate su dati falsi e che poi sono state smentite dai fatti etc etc. In quanto all’OMS ha preso soldi da varie multinazionali. (1)
Tuttavia il fatto che l’OMS o alcuni componenti dello stesso non siano particolarmente affidabili non significa che non bisogna tenere presente quello che dicono- E allora cosa dicono realmente?

Dicono(lo dice la IARC, per l’esattezza) che dopo anni di dubbi, dovuti a scarsità di prove hanno deciso che “probabilmente la carne rossa è carcinogena, basata su   una “limited evidence” ovvero moderata(scarsa) prova che lo sia ma su  “strong mechanistic evidence” ovvero forti prove di tipo meccanicistico (proprio così!). Invece per le carni processate (ovvero in qualche modo conservate, facendo deì modi di conservazione un solo fascio) vi sono prove sufficienti che vi sia un effetto carcingoneo per quanto riguarda il tumore colonrettale. Il rischio relativo sarebbe del 18% per ogni 50 grammi consumati (2)
Ricordo che le sostanze, di qualsiasi tipo vengono infatti classificare in 3 categorie “possibili” “probabili” e “sicure”. Questa distinzione in categorie non si basa sul grado di pericolosità teorico, ma sulla certezza scientifica. Per fare un esempio le statine (farmaci anticolesterolo) provocano nei topi un aumento dei tumori del 1500% di rischio relativo in più. Cioè per ogni topo che sviluppa un tumore senza prendere quel farmaco ce ne sono 15 che sviluppano un tumore dopo aver assunto il farmaco. Però sono esperimenti su animali e non danno certezze, quindi la sostanza viene catalogata fra le possibili. Le probabili sostanze sono quelle in cui vi sono stati esperimenti anche sugli uomini e hanno dato risultati ambigui, non sufficienti. Le sostanze classificate sicuramente sono quelle che, secondo la IARC o L’OMS sono, sicuramente cancerogene, a prescindere dal loro grado “reale” di pericolosità. Può essere 1% o 1000%, ma per l‘OMS è uguale.
Se leggiamo più approfonditamente vediamo che le prove su cui poggiano le certezze sono alquanto fumose si dice infatti (3) A majority of the Working Group concluded that there is sufficient evidence in human beings for the carcinogenicity of the consumption of processed meat. Chance, bias, and confounding could not be ruled out with the same degree of confidence for the data on red meat consumption, since no clear association was seen in several of the high quality studies and residual confounding from other diet and lifestyle risk is difficult to exclude. The Working Group concluded that there is limited evidence in human beings for the carcinogenicity of the consumption of red meat.
There is inadequate evidence in experimental animals for the carcinogenicity of consumption of red meat and of processed meat. In rats treated with colon cancer initiators and promoted with low calcium diets containing either red meat or processed meat, an increase in the occurrence of colonic preneoplastic lesions was reported in three and four studies, respectively.”
Quindi le cose sono ancora diverse. Solo una maggioranza degli scienziati ha concluso che vi sono le prove della cancerogenità delle carne conservata. Sulla carne rossa non vi è nemmeno una associazione chiara (associazione, non correlazione!) nella maggior parte degli studi e non è possibile escludere altre cause confondenti. Infine non vi è nemmeno una adeguata evidenza negli esperimenti sui ratti, nemmeno a dargli delle sostanze cancerogene…
Siamo quindi nel campo delle ipotesi non suffragate da dati certi ed inopinabili, ma che tuttavia sono ritenute ugualmente convincenti.

Vediamo di conoscere questo tipo di tumore, il tumore colonrettale.
Questo tumore è il terzo più diffuso, tuttavia pare in netto calo. Secondo le statistiche cala, almeno negli Usa, del 3% all’anno con un calo decennale di ben il 30%. Vuol dire che tra 30 anni sarà ridotto al 10% attuale. colpisce quasi esclusivamente glianziani, più gli uomini che le donne.  Negli Usa la popolazione di colore è colpita il doppio delle persone di origine asiatiche o del pacifico e almeno il 50% in più dei bianchi non ispanici (4) Le cause sono soprattutto di tipo genetico, difatti se un soggetto ha un parente colpito dal male, le probabilità raddoppiano, con almeno due parenti quadruplicano (5)la malattia colpisce soprattutto le persone anziane sopra i 75-80 anni. Il 40% dei casi per le donne si trovano nella fascia di età oltre gli 80 anni (le donne sono colpite meno, ma vivendo più a lungo è ovvio che si verifichino più casi dopo gli 80 anni)
Ora diamo uno sguardo alla diffusione a livello mondiale di questa malattia.



Questa cartina e diagrammi mostrano che è vero (almeno una volta!) quello che viene detto dalla informazione mainstream: è una malattia che colpisce soprattutto (ma non unicamente)gli abitanti dei paesi più ricchi, ma questo per una ragione molto semplice: essendo una malattia che colpisce soprattutto ultrasettantenni e ancora più ultraottantenni è ovvio che la sua incidenza, in paesi dove,mediamente, a stento si arriva a 50 anni, sia molto più bassa. Peraltro va notato che l’america centrale ed il Messico, pur essendo consumatori di carne di maiale (e presumo insaccati) sono molto bassi nella classifica, mentre la Micronesia, paese in cui si consuma pesce, non è molto staccato dai paesi più ricchi . Il sud Europa non ha meno casi del nord europa, anzi tra gli uomini ne ha qualcuno in più, e quindi la mitica dieta mediterranea tirata in ballo dal ministro Lorenzin, non pare servire a molto.
La media più alta è di 42,1 caso ogni 100.000 persone, nei paesi Oceanici, come vedete una frequenza non altissima, la mortalità, nei paesi sviluppati è di circa un caso su tre, quindi 15 su 100.000.


La metodologia seguita in larga parte di questi studi è alquanto discutibile, infatti questi tipi di studi vengono fatti con dei questionari. Se volete capire come sono questi questionari eccovene uno (6)
L’osservazione non è di tipo oggettivo ma soggettivo, è il soggetto stesso che stabilisce cosa e quanto ha mangiato. Ora non credo che ci sia bisogno di dimostrare che le persone, oltre che ricordare male ed essere disattente rispetto al mangiare, possono anche mentire volutamente, o essere indotti a mentire. La psicologia sociale ha già chiarito da tempo questi meccanismi, in cui l’individuo si conforma al gruppo, infatti tendiamo a cercare l’approvazione altrui, ed inevitabilmente siamo indotti a pensare come la maggioranza, ovvero la nostra opinione, anche involontariamente, tende ad adeguarsi. Ora da anni sentiamo dirne di tutti i colori sulla carne rossa, e seppure non basata su sufficiente evidenza scientifica(lo dice persino la IARC!) molti di noi hanno introiettato il pregiudizio “mangiare carne è male” e quindi, posti di fronte ad una autorità scientifica, cercheranno di non fare brutta figura e soprattutto si adegueranno a ciò che pensano debba essere il comportamento “giusto”. Quindi è molto probabile, per non dire certo, che una percentuale non piccola di persone abbia dichiarato consumi di carne minori di quelli reali, tranne forse i salutisti convinti ed i menefreghisti assoluti, quelli che, probabilmente, avranno anche stili di vita maggiormente a rischio e che quindi faranno risultare questo genere di ricerca assolutamente poco affidabile.
Detto questo cosa vuol dire un rischio relativo del 18% tradotto in soldoni? Vuol dire che su 40 casi su 100.000 che grossomodo colpiscono gli uomini italiani, circa il 20% sarebbe provocato da un consumo alto (50 grammi al giorno, ma probabilmente ce ne vuole molto di più) quindi 8 casi su 100.000(*), insomma uno ogni 12.500. se consideriamo la mortalità allora sarebbe uno ogni 33.000 persone. questo significa che, su 100.000 persone forti mangiatrici di inasaccati 99.992 NON si ammaleranno e 99.997 Non moriranno di questo male.
Non una cosa apocalittica, diciamolo.
Ma è credibile questa stima della pericolosità delle carni conservate (**), ed è credibile l’aver messo nella stessa categoria anche la carne rossa fresca ?
Secondo una meta analisi (ovvero una analisi che viene condotta analizzando un insieme di analisi precedenti, e che quindi è più affidabile di una singola ricerca perché corregge gli eventuali errori statistici o metodologici) condotta nel 2010 “L’associazione è debole in grandezza (sotto il 20%)….e non si può stabilire con certezza l’effetto indipendente del consumo di carne processata sul cancro colonrettale viste altri fattori confondenti di tipo dietetico e di stile di vita… Therefore, the currently available epidemiologic evidence is not sufficient to support a clear and unequivocal independent positive association between processed meat consumption and CRC.(7) La percentuale di rischio relativo che questa metanalisi ha stabilito è del 16%, appena il 2% in meno di quella di IARC/OMS. Può un cambiamento percentuale così minuscolo cambiare così radicalmente la valutazione scientifica?
Direi di no, teniamo presente che gli scienziati, generalmente, considerano che,per essere scientificamente valido, e cioè per poter essere considerato una causa indipendetne, un rischio relativo deve almeno arrivare al 100%. Per il fumo il rischio è del 1500%-2000% per cento ed è legato a vari tipi di cancro...
Prendiamo ora la più grande analisi che sia stata fatta, ovvero lo studio EPIC (8) Questo studio è stato fatto per scoprire se la carne rossa biana o conservata che sia abbia una qualche relazione con qualche malattia. Già qua dovremmo riflettere sulla mancanza di obiettività di questo tipo di ricerca. Ricordo che, contrariamente a quanto sostengono questi ricercatori, non esiste nessuna ricerca scientifica che provi che i i vegetariani abbiano meno tumori o tantomeno vivano più a lungo degli onnivori. Nemmeno il famoso studio sugli avventisti “vegetariani” (non tutti lo sono in realtà) prova questo. Gli uomini hanno qualche infarto di meno ma sia uomini che, sopratutto donne, hanno più tumori.(9) Ed uno studio fatto nei paesi orientali suggerisce una forte correlazione fra tumori e dieta vegetariane fra le donne mentre fra gli uomini suggerisce una relazione con un maggiore tendenza all’infarto (10) Non solo ma in questi studi viene mostrata che fra le donne un maggior consumo di carne rosse diminuisce e non aumenta la mortalità per tutte le cause.
Ovviamente se cerchiamo di dimostrare a tutti i costi che una cosa fa male, presto o tardi qualcosa salta fuori. Tuttavia da questo studio , condotto su quasi mezzo milione di persone (quanti soldi sprecati per nulla!) non emerge assolutamente nulla.
Infatti se guardiamo la tabella5 della ricerca Epic scopriamo che:
Un aumento del consumo di carne rossa non è associato né per le malattie cardiovascolari né per i tumori e nemmeno per i tumori del tratto digestivo (quello che è l’argomento di questo articolo)
Se prendiamo i dati che riguardano l’associazione (associazione con correlazione) tra i timori ed il consumo di rossa abbiamo che chi consuma 10 gr. al giorno ha una associazione di 1.04, consumarne da 80 fino a 159.9 grammi ha una associazione di 1.03. insomma decuplicare il consumo non porta nessun rischio,ed ovviamente tutti abbiamo presente che fumare 15 sigarette o mezzo litro di wishy è ben differente che fumare una sigaretta o bere un bicchierino al giorno . Per quanto riguarda il tratto digestivo le cose non cambiano anzi, da 0.81 di associazione per u nconsuno inferioire ai 10 gr si sale a 0.88 per 80-159.9 grammi, insomma non solo non ci sarebbe associazione ma addirittura sarebbe protettivo. I ricercatori tuttavia tirano fuori una associazione calibrata del 1.03 ,per 100 grammi al giorno che non si sa da dove provenga ma è comunque nel campo della semplice variazione statistica. Solo al di sopra dei 160 gr abbiamo una associazione di circa il 20%,ma riferendosi ad un numero di casi che è di circa l’uno per cento del campione (chi è che mangia 2 etti e passa di carne rossa al giorno?) è ovvio che non è rilevante statisticamente e che la percentuale sia dovuta solo al caso (se lancio una monetina solo 10 volte difficilmente avrò 5 teste e 5 croci, potrei avere anche 8-9 volte testa o viceversa, su mille lanci la percentuale dovrebbe avvicinarsi al 50% ma difficilmente sarà precisamente quella) Quindi si può dire, basandosi su questi dati, che Non vi è alcuna associazione fra consumo di carne rossa e cancro di alcun tipo.
Prendiamo allora la famosa e bistrattata carne processata. Le cose qui cambiano ma non molto. Per quanto riguarda i tmori in generale vi è una leggera ascesa da 0.96 a 1.08 per le categorie sopra considerate, ma anche aumentando a più di 160 gr il consumo giornaliero l’associazione (1.15) rimane non significativa. Per quanto riguarda il tratto digestivo le cose si fanno più interessante.
Infatti fra chi consuma meno di10 gr ed chi ne consuma fra i 50-80 gr vi è un aumento dell’associazione da 1.09 a 1.37…significativo peccato però che nello scaglione successivo, quello che va da 80 a 160 gr la associazione si dimezzi addirittura scendendo ad un deludente 1.18. In sostanza parrebbe che raddoppiare il consumo faccia calare le probabilità di malattia…Ovviamente andando nello scaglione più alto abbiamo un aumento ad 1.58. (vedi sopra) tuttavia i ricercatori danno una associazione osservata di solo 1.04 e calibrata di 1.09…deludente vero?
Va ricordato che chi consuma più carne sopratutto processata, generalmente fuma e beve anche di più, alle volte molto di più, e mangia poca frutta e verdura (ammettendo che il consumro di frutta e verdura possa prevenire il formarsi di tumori, teoria che a me appare più mitologica che scientifica)
Curiosamente, il consumo di carne di pollo, verso il quale  nessuno osa puntare l’indice, risulta avere una associazione per 50 grammi di consumo del 1.21 osservato e addorittura del 1.32 calibrato! 
Ora mi si dirà:ma se gil scienziati cercano un collegamento fra consumo di carne e malattie qualcosa ci sarà... bene, in realtà esistono anche ricerche su altri cibi e qualcosa viene sempre fuori, una associazione positiva o negativa emerge sempre, alle volte sia positiva che negativa per lo stesso alimento! L'affermare quindi che un cibo "fa bene" o " fa male" non ha nulla di scientifico ma è solo una di quelle pseudo verità scientifiche che servono ai giornali per propagandare determinati cibi a detrimento di altri, in realtà non vi è nessuna prova che, per esempio. il consumare frutta eviti l'infarto e mangiare salato lo faccia venire, eppure tutti credono a questo, come un tempo si credeva che i gatti neri portassero sfrortuna o, in tempi più recenti, che masturbarsi rendesse ciechi o l'omosessualità fosse una malattia.
Se però avete ancora dei dubbi allora ecco uno studio condotto per anni in Inghilterra su Vegetariani e non vegetariani in cui emerge che i vegetariani hanno qualche caso di tumore in meno dei non vegetariani ma hanno ben il 39% in più di tumori colonrettali, cosa ancora più straordinaria se si considera che i 3/4 dei vegetariani considerati sono donne che sono meno colpite da questo tipo di malattia
Sarebbe interessante approfondire anche come vengono condotti gli esperimenti sui ratti ed il legame (anche qui presunto) fra carne alla griglia o barbecue (non sono proprio la stessa cosa!), e cancro (sempre al colon retto anche se abbiamo visto che non esiste nessuna associazione fra l'una e l'altra cosa,per cui cuocere in un modo o in un altro non dovrebbe cambiare nulla) ma direi che per il momento mi basta. In sostanza non mi pare che dall’analisi nel dettaglio delle principali ricerche emerga qualcosa che meriti tutto l’hype mediatico che si è scatenato, e mi pare che gli scienziati dovrebbero riversare le proprie energie (ed i soldi delle ricerche che impiegano) in altre direzioni, In realtà gli scienziati seri indagano le questioni legate alla genetica, dal momento che è ormai dimostrato come vi sia una precisa relazione fra genetica e sviluppo dei tumori (oltre che inquinamento, la regione Campania ha avuto un aumento negli ultimi anni di tumori dovuta probabilmente alle varie discariche a cielo aperto). E anche per quanto riguarda il tumore colonrettale è verso questa ipotesi che si stanno orientando gli studi (11) (12).
In conclusione non crediamo a tutto quello che ci viene propinato come "verità scientifica", soprattutto in un campo come quello della alimentazione, dove le variabili sono infinite e i metodi di ricerca poco affinati, e, infine, gli osservatori ,spesso, non sono imparziali.
Alla fine non posso altro che essere d'accordo con quanto sostiene un noto debunkatore di teorie pseudoscientifiche in questo articolo 

PS
In aggiunta a quanto detto ho scoperto una ricerca realizzata in italia fra il 1992 ed il 1996, Secondo questa ricerca il tumore al colon retto è associato al consumo di cereali per il 70% (in particolare la farina bianca) per gli zuccheri puri per il 40%, meno significativo le patate al 20% Hanno funzione di prevenzione vegetali e pesci, poco la frutta mentre Uova e carni di vario tipo risultano ininfluenti nel bene e nel male. ecco il LinK

Note
*) ho calcolato sul totale teorico di casi ogni 100.000 persone. In realtà la cifra è più bassa, poichè i 40 casi includono già quel 20% teorico di  persone che si sono ammalate a causa del consumo di carne conservata, quindi in realtà bisognerebbe ridurre del 20% il numero base da cui partire, in sostanza si tratta di circa 6-6,5 casisu 100.000, ma ciò non cambia il senso di quello che ho detto.
**) Nelle carni conservate hanno incluso di tutto, e la confusione è aumentata per via delle cattive traduzioni dall'inglese. Il problema sarebbe dato dai conservanti, quindi tutti quei tipi di carne conservate in altro modo, dalla affumicatura, alla seccatura, a conservanti che non siano nitrito o nitrato di sodio, non sarebbero da includere. Così come la nostra salsiccia, che è carne fresca conservata dentro un budello, infatti ha una scadenza a breve, non è da confondersi con i sausages, che sono quelli che noi chiamiamo wurstel, o la pancetta fresca, che non ha conservanti. Anche certi prosciutti nostrani che vengono cotti non hanno conservanti.

mercoledì, maggio 13, 2015

Perché l'EXPO rimane una cagata pazzesca (black block o non black block)

Tutti abbiamo saputo delle violenze delle cosidette tute nere o Black Block alla manifestazione No-Expo (che si è sempre tenuta ogni anno come May Day Parade, e forse avrebbe dovuto continuare a mantenere la denominazione e l'intento originari, evitando, forse, di attirare centinaia di imbecilli in maschera, manco fossimo a Carnevale). Questi incidenti, probabilmente un po' gonfiati ed amplificati (come sempre accade) dai media di regime, hanno messo in secondo piano le vere ragioni della protesta o della generica contrarietà o semplice diffidenza, piuttosto diffusa ben al di là dei 4 gatti sfasciatori piombati da non si sa dove, verso questa enorme baracconata, in cui marketing, mistificazioni commerciali e interessi politici di vario genere, si incrociano, grazie alla coperta ideologica fornita dal falso quanto banale slogan del "nutrire il pianeta" .
Partiamo da quest'ultima frase retorica: la retorica è la capacità di far sembrare vero ciò che è falso. Ora, se si vogliono far passare interessi particolari come interessi generali, è del tutto ovvio che bisogna trovare qualcosa su cui tutti, indistintamente, siano d'accordo. E come non essere d'accordo sul fatto che "bisogna nutrire il mondo"? Peccato che l'interesse principale della manifestazione non è di certo quello, su cui peraltro dubito qualcuno abbia chissà quale risoluzione geniale in tasca (se l'idea principale è di mangiare insetti...). é dai tempi di Malthus che gli intellettuali e gli scienziati al servizio delle classi dominanti inventano variegate teorie, poi sempre puntualmente smentite dai fatti, per dirci che ci saranno disastri paurosi, se non si farà come dicono loro. Adesso la prova del disastro imminente sarebbe il cosidetto riscaldamento globale, che provocherebbe desertificazioni e crolli della produzione agricola. Peccato che negli ultimi 20 anni la produzione agricola sia aumentata esponenzialmente, in parte anche perchè un pochino di caldo in più fa in realtà bene alle piante ed agli alberi, mentre le ondate di freddo che si abbattevano nel 1700 sull'europa portavano alla morte di migliaia di alberi da frutto, con conseguenze sulla nutrizione delle persone. Peccato, ancora di più. che questo "riscaldamento globale " batta la fiacca da una ventina di anni, e già, perché è da 20 anni che le temperature non aumentano, ma si aggirano sempre attorno ad una media, con anni più caldi ed anni più freschi, come è sempre avvenuto. Anche i ghiacci artici non vogliono saperne di sciogliersi,con buona pace di Al Gore and Friends e attualmente ci sono complessivamente un milione di metri cubi di ghiaccio in più rispetto alle medie degli ultimi 35 anni. Insomma tanto parlare per nulla. I problemi enormi che ci sono, sono dovuti alla sovrappopolazione ed alla pessima distribuzione delle risorse. Pessima distribuzione delle risorse a cui hanno contribuito in modo determinante proprio i governi e le industrie (tra cui Coca.Cola e MacDonald) che sono tra gli organizzatori, gli sponsor ed i promotori di questa baracconata propagandistica. Aggiungiamo poi che l'Expo non è nemmeno l'occasione per creare posti di lavoro, visto che hanno trovato l'idea geniale di affidarsi ad un po' di volontari, non retribuiti, (l'idea di non retribuire il lavoro altrui è una idea che va di gran moda nell'attuale fase economica, e sembra mutuata dall'idea dei regimi comunisti di affidarsi a "volontari, segno che il capitalismo moderno ha sussunto in se stesso l'anima totalitaria del comunismo reale, dando luogo ad un ibrido tentacolare quanto totalizzante), La garrula speaker di un radio giornale di regime ci spiegava l'altro ieri quanto fosse bello per questi ragazzi farsi sfruttare allegramente e come avrebbero avuto l'opportunità di imparare a "nutrire il mondo" come se dare indicazioni ai visitatori o pulire le cartacce per terra (cose formative, per carità) avesse qualcosa a che fare con le geniali soluzioni che nessuno possiede e di cui a nessuno frega veramente nulla. Se si poteva pensare che tutta questa roba avrebbe portato ad un riammodernamento di Milano anche qui la cosa è più deludente che altro.
Ci sono un pugno di nuove fermate della Metro 5, peccato che della metro 4 non vi sia traccia, molti lavori sono rimasti non ultimati (persino nei padiglioni!) e sono sicuro che, quando sarà finito tutto, come già successo per i mondiali di calcio, scopriremo un po' di opere inutili ed abbandonate a se stesse. Ci sono state le solite storie di mazzette eccetera, anche, se diciamo che poteva andare peggio (ma c'è sempre tempo per scoprire qualche altro malaffare). In buona sostanza è tutto un grande baraccone autocelebrativo, costruito su montagne di chiacchiere retoriche, in cui non poteva mancare il megalomane Renzi con un discorso nella giornata di apertura in cui arrivava a nuove vette di lirismo autocelebrativo.
Tra l'altro i biglietti costano cari e pare che anche il mangiare sia debitamente caro. D'altro canto vogliono nutrire il mondo, ma non farlo a gratis...

lunedì, gennaio 19, 2015

Dimagrire è semplice (basta non seguire i consigli ufficiali)

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L’inserto salute di La Repubblica è un giornale umoristico, quasi satirico.
Si tratta di una satira e di un umorismo del tutto involontario, ovviamente, ma proprio per questo molto divertente. Un giorno pubblicano un lungo articolo che è semplicemente una pubblicità dei medicinali anticolesterolo, provati ormai del tutto inutili e molto probabilmente anche molto dannosi, ritirano fuori le vecchie teorie ormai quasi del tutto abbandonate dai più grandi cardiologi del mondo del colesterolo alto come indice unico di malattie cardiovascolari. Ed il giorno dopo si strappano i capelli perché leloro diete non funzionano
Qualche giorno fa parlano di sovrappeso ed obesità dichiarando che “i rimedi sembrano inefficaci” e “Non si sa come fermare l’epidemia di obesità”
In realtà avrebbero dovuto scrivere “i  rimedi che vi abbiamo consigliato fino ad ora sono inefficaci e dannosi” e “noi non vogliamo ammettere di non saper fermare questa epidemia che noi stessi abbiamo provocato”
In realtà c’è un modo molto semplice per perdere peso o non assumerne troppo. Fare esattamente i contrario di quello che gli apologeti delle diete Low-fat (a basso contenuto di grassi) e quindi High carb (ad alto contenuto di carboidrati) consigliano di fare: mangiare  più grassi (e proteine) e meno carboidrati. E’ quello che ho fatto io (e molti altri milioni di persone) con risultati eccellenti. Diminuzione del peso (nel mio caso oltre 10 kg in 6 mesi corrispondenti al 12% del peso di partenza) Miglioramento della pressione sanguigna, miglioramento del sonno e del riposo, maggiore energia, miglioramenti nella pelle, nell’umore, Nel funzionamento dell’intestino, e pare anche nei valori ematici.
Infatti quello che conta realmente non sono gli astratti modelli matematici su cui si basano questi signori, ma come realmente funziona il nostro corpo. IL nostro corpo, quando si tratta di cibi, funziona grazie ad un meccanismo che si chiama metabolismo. Il metabolismo è quella cosa per cui qualche fortunato può mangiare quello che vuole e quanto vuole, e a malapena mette su un etto, mentre un altro si conta le calorie, fa lunghi e massacranti digiuni, sta pure a digiuno, e se butta giù due chili è un miracolo, ma molto probabilmente appena mollerà un attimo li riprenderà con gli interessi. Non è però solo questione di sfortuna o di geni: è questione di cosa mangiamo.
Ciò che mangiamo si chiama macronutrienti (poi esistono i micronutrienti). I macronutrienti si dividono in tre categorie: carboidrati (detti volgarmente zuccheri) grassi (che sono perlopiù di origine animale, e proteine (di origine animale o vegetale). Secondo la vecchia scuola i grassi erano da evitare ed erano la cosa che faceva ingrassare. E’ ovvio, mangi grassi diventi grasso. Punto.Esisteva anche una giustificazione scientifica di questo. UN grammo di grasso contiene 9 calorie, un grammo di zuccheri o di proteine 4. Quindi se mangi 100 grammi di grassi assumi 900  calorie mentre se mangi 200 grammi di carboidrati e proteine ne assumi “solo” 800. Quindi bisogna evitare di mangiare i grassi.
Non è così. Non è così perché il nostro corpo non funziona secondo questi principi matematici. Il nostro corpo funziona secondo altri principi. Studi nati già negli anni 30 in Germania ed Austria e poi ripresi negli anni 90 (addirittura!) hanno dimostrato cose molto diverse. Il nostro corpo non riesce ad utilizzare gli zuccheri,ma sa utilizzare motlo bene i grassi, non si sa perché, ma è così.
Allo stesso modo in cui il nostro corpo assume quasi completamente le proteine contenute nelle carni e nei cibi di origine animale mentre stenta ad assumere quelle contenute nei cibi di origine vegetale. (circa 90% contro 20%, che è poi la ragione per cui le diete vegetariane e vegane sono sconsigliabili) il nostro corpo utilizza bene i grassi, ma molto male gli zuccheri. Questi non vengono utilizzati, se non in minima parte, come fonte di energia, ma vengono immagazzinati nel fegato e pancreas o nel corpo in forma di adipe. Mangiare quindi un eccesso si carboidrati e zuccheri produce inevitabilmente o quasi nel migliore dei casi sovrappeso ed obesità, con tutte le conseguenze del caso (tra cui allergie, ipertensione ed infarto) e nel peggiore diabete e cancro.
Viceversa mangiare i grassi permette al corpo di sfruttarli come fonte di energia, e questi vengono quindi bruciati (ovviamente dipende dalla quantità di grassi ingeriti e dal fatto di fare o meno una certa quantità di attività fisica) In sostanza, se non si esagera con il mangiare, ci si muove un poco, e si tagliano zuccheri a favore di grassi e proteine (i grassi sono necessari anche all’assorbimento delle proteine e al funzionamento dei reni, per questo proteine vegetali o solo carni bianche e magre non sono consigliabili oltre una certa dose)
La spiegazione di tutto ciò è tutt’altro che esoterica. L’uomo ha vissuto per migliaia, anzi milioni di anni (circa 2 milioni) mangiando in modo molto diverso da quello attuale. L’uomo cacciava, pescava, e raccoglieva frutta e ortaggi o radici che trovava in giro. Una dieta del genere era basata evidentemente su molte proteine, tantissimo grasso, e pochi carboidrati (solo quella della frutta, sostanzialmente) Gli studi condotti già un secolo fa su popolazioni “primitive,” quali Masai, Indiani d’America, Esquimesi e Maori mostravano come questi popoli non soffrissero delle malattie di cui oggi soffre l’uomo moderno, quali infarto e tumore, oltre che il sovrappeso, e difatti vivevano molto più a lungo (fatte salve le morti per violenza o mancanza di medicine, ovviamente più alte che nei paesi civilizzati e ricchi),
Nei titoli dell’articolo si accenna al fatto, che poi non viene spiegato, che gli immigrati arrivano sani e si ammalano qui. Evidentemente a casa loro mangiano in modo più naturale, più grassi e meno zuccheri.
Poi arrivano qui, dove l’industria alimentare offre scorpacciate di cibo “per una dieta sana e corretta” piena di cerali, legumi e soprattutto zuccheri, dove i nutrizionisti e medici compiacenti (con l’industria alimentare) divinizzano i carboidrati sostenendo che almeno il 50%-60% di ciò che mangiamo deve essere tale, e si ammalano. E chi li ha fatti ammalare (insieme agli italiani) scrive queste cazzate sui giornali, cercando di nascondere la testa nella sabbia.
Non ci credete? Pensate che i carboidrati non abbiano a che vedere con l’obesità? Basta guardare la cartina pubblicata proprio su quelle sciagurate pagine: le regioni più colpite dall’obesità sono le regioni meridionali, quelle meno colpite le settentrionali e quelle meno colpite in assoluto sono Val d’Aosta e Trentino AltoAdige, zone dove non credo seguano alla lettera la dieta mediterranea ma dove probabilmente mangiano meno pasta e pane e pizza e più carne e burro.
Negli ultimi trenta/quarant’anni è crollata la spesa per carni (soprattutto rossa) formaggi e uova, le cose che fanno “male” mentre è aumentata la spesa per cereali (cioè farinacei di vario tipo) e altre cose che “fanno bene”. E contestualmente è aumentato il peso degli italiani ed i loro problemi di salute.
Mangiare meno carboidrati e più grassi e proteine e fare movimento, e non seguire la pubblicità occulta ed il pensiero convenzionale, questa la soluzione,molto semplice, my friends.

Ps
La cosa è ancora più evidente negli USA, dove, da quando è stata emanata la SAD (standard american Diet) i risultati sono stati effettivamente sad (cio+ tristi) gli obesi sono raddoppiati in 20 anni(1980-2000) passando dal 15 al 31%, per poi salire al 35% nel 2010 (rallentamento dovuto probabilmente all’avanzare delle Lowcarb diet). Un vero disastro a conferma che il governo, meno caccia il naso negli affari dei cittadini, meglio è.

giovedì, novembre 27, 2014

Il falso mito del colesterolo che uccide



Siamo abituati ormai da decenni a sentirci dire, e quindi, pensare, che il colesterolo sia la causa di tutti i mali, che bisogna mangiare cibi con poco o niente colesterolo, e che se abbiamo il colesterolo basso o quasi inesistente allora dovremmo vivere centanni e più. Sfruttando abilmente questi luoghi comuni alcune aziende mettono in vendita alimenti di dubbio valore nutritivo e salutistico specificando che non contengono colesterolo, per non parlare delle case farmaceutiche, che si sono buttate subito nell’affare producendo pillole contro il colesterolo che non sono altro che costosi placebo (come lo sono le pillole contro l’ipertensione) - Naturalmente si tratta di sciocchezze, ma essendo sciocchezze che si ammantano di scienza (scienza scienza w la francia e la provenza!) il popolo ci crede, i giornali propagandano il falso ed industria alimentare sedicente “alternativa” e ditte farmaceutiche traggono i loro profitti.
In realtà il colesterolo è necessario al funzionamento dell’organismo umano, ed il colesterolo HDL previene le malattie cardiache, non le provoca.
Ma vediamo i fatti: secondo una recentissima analisi statistica esprimendo con un grafico in cui su una delle ascisse vi sono le probabilità di morte per tutte le cause, e sull’altra vi sono i livelli di colesterolo, abbiamo che la fetta di popolazione in cui si verificano meno morti (cioè dove è statisticamente meno probabile morire) si trova nella fascia di popolazione il cui livello di colesterolo si trova tra i 200-240 mg/dl, ovvero un livello  che molti dei  nostri medici considererebbero “a rischio”.  L’andamento infatti è ad U e la parte più bassa di questa U corrisponde a qulla fascia.
L’obiezione ovvia è che qui vengono considerate anche cause di morte come le bronchiti o le morti per natalità ed altre che apparentemente non hanno connessione con il livello di colesterolo, dal momento che il colesterolo è accusato di provocare le malattie cardiovascolari. Ma anche qui le cose non cambiano di molto.
Se guardiamo infatti il grafico non abbiamo un disegno simile alla salita dello Stelvio, come dovremmo attenderci, ovvero pochi casi con poco colesterolo e via via sempre di più, ma un andamento ad U come per le altre morti, soltanto poco meno accentuato.
La parte più bassa di questa U va dai 180 ai 230 md/dl, ma il punto più basso si tocca  tra i 200 ed i 220 mg/dl.
Queste  statistiche non ci dicono tutto per quanto riguarda il colesterolo, infatti  non tengono conto della composizione dello stesso e del livello dei trigliceridi, tuttavia sono più che sufficienti a smentire dalla radice tutto le ipotesi ed i luoghi comuni che siamo abituati a sentire, il tanto decantato “buon senso comune” che in realtà diventa nonsenso comune.
Va ricordato che tutta quello che si dice oggi su colesterolo e malattie cardiovascolari discende da una vecchissima ricerca, risalente addirittura agli anni 50, da parte di un certo medico di nme Keys, il quale trovò una correlazione fra il consumo di grassi animali e le malattie cardiovascolari in 7 paesi. In realtà la ricerca era stata eseguita in ben 21 paesi, e nei restanti 14 questa correlazione non appariva o era addirittura inversa,ma Keys, che evidentemente voleva dimostrare una tesi prestabilita, eliminò i risultati di questi 14 paesi, che rappresentavano pur sempre i 2/3 del campione, e si concentrò sugli altri 7 paesi. Nonostante l’errore fu notato già all’epoca, questa ricerca trovò svariati ammiratori e produsse (e continua a produrre) ricerche non dissimili sia nella metodologia che nei risultati. Da ciò questa “ideologia” nutrizionale, che, nonostante sia stata smentita moltissime volte, continua a sopravvivere e a dettar legge, anche per la superficialità e ignoranza dei giornalisti e dei mass-media



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