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martedì, giugno 10, 2025

I referendum e la sinistra cialtrona

 Come sapete i referendum indetti da CGIL  e appoggiati dal PD sul jobs act (in più quello proposto da ì europa sulla cittadinanza) si sono risolti in un disastro per gli organizzatori.Il famoso quorum non solo non è stato raggiunto, ma la cifra dei votanti è stata inferiore persino alle più nere previsioni (il sottoscritto aveva previsto tra il 33 ed il 37%).

Ora, i vari Landini, Schlein ed affini, sono professionisti della politica, come gli allenatori o i manager nel loro campo specifico. Un professionista che non si rivela all'altezza del compito affidatogli, e per cui viene profumatamente pagato, ne prende atto, o qualcuno lo fa per lui, e o si dimette o viene dimesso (vedi il Ct della nazionale Spalletti).

A me parrebbe che dopo una simile figuraccia i vertici di codeste organizzazioni dovrebbero per prima cosa fare una seria autocritica, e poi assumersi le proprie responsabilità.

E' possibile che nessuno di questi geni si sia chiesto se era il caso di usare uno strumento come il referendum, che è stato via via svilito,  e che non ha mai raggiunto il quorum (salvo il referendum costituzionale ) negli ultimi 14 anni? Non era stata la scarsissima affluenza alle urne delle ultime tornate elettorali un segnale che il rischio era troppo forte per poter essere percorso senza indugi? Ma soprattutto, non si sono resi conto della ambiguità di ricorrere ad un referendum per abrogare una legge che portava la firma di Matteo Renzi, e che era stata approvata da TUTTO il Pd e buona parte dello schieramento di csx?

 Inoltre alla massiccia astensione ha contribuito anche l'aver accorpato alla tornata elettorale il quesito sulla cittadinanza, un quesito che divide anche il campo "largo", (come hanno dimostrato i risultati) e che è apparso a molti fosse il vero scopo del referendum. Qualche modifica non sostanziale al Jobs act per allargare ancora di più le maglie già larghissime della cosidetta "accoglienza" 

Si sono chiesti se non sarebbe apparso questa come una presa in giro a buona parte del potenziale elettorato, soprattutto in virtù  del fatto che Il PD aveva avuto fino al settembre 2022 il tempo per modificare queste norme? E ancora che il PD, ed in particolare il suo leader, Elly Schlein, aveva parlato e blaterato di tutto, soprattutto di tematiche fuorvianti come "la lotta al patriarcato e alla omobitrasfobia", ma senza mai parlare delle tematiche relative al mondo del lavoro, alla difesa dei salari dalla inflazione galoppante, dal diritto alla pensione e alle tutele del lavoratori?

Si sono chiesti se prima affermare che "siamo sicuri che verrà raggiunto il quorum" quando i sondaggi già parlavano chiarissimo, per poi declinare su un più modesto " se raggiungeremo il 40% dei voti sarà un successo" per approdare alla supercazzola del "però abbiamo preso più voti del governo attuale, per cui è un segnale di sfratto al governo" affermazione che non è vera matematicamente, ed è semplicemente delirante politicamente, non sia una semplice dimostrazione di vigliaccheria, stupidità, ed incompetenza a livelli ineguagliabili?

L'esito del  referendum sta portando ad una ondata antireferendaria da parte della destra (Forza Italia, peraltro ormai quasi più di centrosinistra che di centrodestra) :sta rilanciando la cosidetta ala riformista del PD, capitanata dalla guerrafondaia atlantista e sionista Pina Picerno, personaggio fra i più pericolosi in circolazione, e rischia di sputtanare qualsiasi ripresa di dibattito sui diritti dei lavoratori, a cui peraltro proprio PD e company hanno preferito altre problematiche.

A me sembra un terribile autogol, e più lo si cerca di nascondere più questo aumenta di dimensioni, anche perché dimostra la totale inaffidabilità del Pd (ma anche dei consoci), dimostra che la guida della Schlein del partito è totalmente inesistente, senza uno straccio di strategia a medio/lungo termine.

Non che mi importi molto delle beghe interne, ma il problema è che questa totale cialtronaggine rischia di fare dei danni ben più gravi dei danni che il governo Meloni, che è tutt'altro che forte nei consensi, oltre che modesto nei risultati, sta infliggendo all'Italia.

 

martedì, aprile 21, 2009

Referendum: Ebbasta con sto' risparmio!

Tiene banco, da un paio di settimane, la questione se e in quale data dovrebbe svolgersi l'ennesimo (ed inutile, a parere di chi scrive) referendum a tema elettorale.
Pare che tutto il discorso verta sul fatto se si debba accorpare o meno il referendum al turno elettorale delle europee, piuttosto che al secondo turno delle elezioni locali, oppure addirittura fare una terza data in mezzo alle due.
Qualcuno, già che c'è, vorrebbe rimandare di un anno il referendum.
Tutto il dibattito verte esclusivamente sulla questione del risparmio; i favorevoli all'accorpamento dicono che così si risparmierebbero 400 milioni di Euro, i contrari che invece il risparmio sarebbe solo di 10, o forse solo di un milione di euro.
A me di questo referendum importa pochissimo, visto e considerato (come direbbe Giampiero Galeazzi) che tutti i referendum elettorali degli ultimi 15 anni non hanno cambiato nulla, se non in peggio, però questo modo di dibattere ed affrontare il problema mi fa incazzare, non tanto tanto, visto il mio scarso interesse per la questione, ma un pochino sì.
In effetti è da almeno una ventina d'anni che, tutte o quasi le volte che c'è un referendum, ampi settori della classe politica, o della cosiddetta informazione, o di lobby da loro ben rappresentate, invitano i cittadini a non andare a votare, ad andare al mare etc, oppure compiono raffinate strategie di boicottaggio e disinformazione tendenti a far sì che il popolo sovrano, già pigro e bue di suo, si comporti in modo ancor più pigro e bue e, insomma, non disturbi il manovratore.
Si è iniziato con il referendum sulla caccia, che per una manciata di voti non ottenne il Quorum (perché i referendum siano validi è necessario voti il 50& degli aventi diritto)e si è finito con quello sulla legge 40.
Ancora più disgusto mi procura il fatto che, quando invece si tratta di elezioni politiche, allora gli stessi, le cui remunerazioni dipendono dall'esito delle elezioni, invitino a votare anche i moribondi, e paventino in continuazione il "rischio dell'assenteismo", cioè di non venire eletti.
Quello che una classe politica democratica seria dovrebbe fare, invece, è tutelare il diritto dei cittadini ad essere informati ed invitarli ad esprimere la propria volontà secondo il convincimento raggiunto che potrebbe anche essere quello di non votare affatto, ma sulla base di un ragionamento e di una convinzione seria, non di una furbata o dell'invito a starsene a casa propria.
Ed è quindi il diritto degli italiani ad esprimersi quello che andrebbe tutelato, non il risparmio. Se questo diritto costasse di più, sarebbe comunque da tutelare.
Eppure non c'è nessuno tra i politici che faccia questo semplice ragionamento, che dica questa semplice verità.
Anche da queste cose emerge la mancanza di credibilità di una classe politica arruffona.

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