giovedì, dicembre 08, 2011

Su Berlusconi ed il tramonto dell'antipolitica

Non ho ancora scritto nulla sulle dimissioni del Governo presieduto da Silvio Berlusconi. Ne ho già scritto talmente tanto in passato che tutto sommato penso fosse abbastanza inutile, e credo anche di essere stato tra i primi a dire che Berlusconi fosse ormai sul viale del tramonto. Aggiungo però una riflessione al mare di parole che sono state, più o meno sensatamente spese sull'argomento. Credo che la fine del Berlusconismo sia anche la fine (temporanea, molto probabilmente) di un certo tipo di antipolitica di tipo qualunquista/piccolo borghese. Se andiamo a vedere le ragioni per cui una fetta,non certo maggioritaria, ma consistente dell'opinione pubblica si era affidata a Berlusconi, sono quelle di una certa visione antipolitica della politica.
Difatti si diceva che Berlusconi fosse più affidabile in quanto non era un politico di professione. Ragionamento un tanto contorto: sarebbe come dire che al posto di Abbado o Pollini a dirigere l'orchestra della Scala ci si dovrebbe mettere il mio salumiere. Questo discorso si poggiava su altre due discutibili affermazioni: la prima era che Berlusconi era un uomo di successo e "si era fatto da solo", la seconda era che, essendo già ricco, non avesse bisogno di rubare.
Per qaunto riguarda il primo punto, il fatto che uno sappia badare, fin troppo bene, al proprio bene personale non costituisce prova certa che possa fare altrettanto per il bene pubblico, anzi. Da questo putno di vista un missionario sarebbe certamente più affidabile di un uomo d'affari qualsivoglia. E per quantto riguarda il "farsi da solo" bisognava chiedersi come fosse arrivato al successo, e si sarebbero scoperte cose alquanto imbarazzanti, sulle quali il Nostro ha sempre glissato non troppo elegantemente. e qui arriviamo dritti al secondo punto: credere che l'onestà sia data dall'appartenere ad una data classe sociale, e che se uno ruba sia solo per necessità. Certo, esistono pensionati o ragazze madre che rubano per necessità, per povertà, ma se andiamo a vedere la gran parte dei furti e dei crimini vengono compiuti da chi i soldi già ne possiede ed in abbondanza.
Anche i capi mafia in fondo potrebbero accontentarsi di quel che hanno, ed invece...
In realtà l'esercizio del potere da un lato induce chi lo esercita ad appropriarsi di ciò che non gli spetta, dall'altro lo rende quasi una necessità; per allargare la propria base di consenso devi disporre di grandi risorse e distribuirle a chi ti può aiutare, da qui il clientelismo, la copertura dei propri affiliati che si caccino nei guai, il creare reti di rapporti basati sul dare/ricevere favori (vedi P2, P3 P4 etc). E' una regola a cui pochi sfuggono, e non si capisce perché uno che ha raggiunto il successo con mille gabole (leggersi le varie biografie serie dell'uomo di Arcore per informazioni) dovrebbe infrangere tale "ferrea legge dell'oligarchia" per dirla alla Weber.
Che poi da uno che si è spacciato e si spaccia per "uno di noi" si passi ad un tecnocrate che nemmeno fa finta di avere qualcosa in comune con coloro che si appresta a spennare può essere considerata come una nemesi oppure come un rientro nella normalità o ancora come una semplice necessità, a seconda delle proprie convinzioni, ma il fatto è che, forse, di un certo tipo di retorica ci siamo liberati.

lunedì, novembre 07, 2011

la mia storia di malattia ed ospedale


Molti amici si sono chiesti cosa abbia provocato questo lungo periodo di assenza o scarsa presenza e credo sia venuto il momento di raccontarlo
Verso la fine di settembre incomincio a dare qualche colpo di tosse, cosa di cui non mi curo molto, dal momento che ogni tanto qualche colpo di tosse lo dò di default, a causa dell'aria inquinata di Milano, che certo non è l'ideale per la salute polmonare delle persone, fumo passivo od attivo a parte ( ed io non soffro né dell'uno nè dell'altro) . Fatto sta che mi provo la febbre ed ho poco più che 38.
Nei giorni successivi la febbre sale a 40 gradi per poi diminuire ma non di molto. Vado dal dottore che finalmente mi visita e mi consiglia delle lastre al torace. lametina successiva, accompagnato da mio padre, vado a fare le lastre e visita medica. Faccio molta fatica a camminare e respirare, cosa di cui mi ero già accorto nei giorni precedenti, ma la situazione è peggiorata. Il dottore della clinica, dopo aver guardato le lastre, mi dice che bisogna ricoverarmi di urgenza. Arriva l'autoambulanza e vengo trasportato all'ospedale di Niguarda dove vengo portato al Pronto soccorso, sottoposto ad una marea di esami, compresa TAC. Rimango in attesa del ricovero e ancora pensavo che me la sarei cavata con 4o 5 giorni in una normale stanza di ospedale. Invece quando mi portano al reparto mi accorgo che mi stanno portando nel reparto intensivo, in una stanza piena di macchinari dove ci sono altri due pazienti in condizioni gravi, che preferisco non guardare nemmeno.
Vengo sottoposto ad una mezz'ora di torture durante la quale vengo caterizzato, mi vengono praticati buchi su polso e collo per infilare vari tubi e due specii di rubinetti per estrarre sangue ed introdurre medicine e liquidi, più un sondino (che rigetto tre volte) che dal naso scende nello stomaco. Infine mi mettono una sorta di
casco spaziale, che è poi una delle innumerevoli maschere per respirare che dovrò indossare.
Per farla breve, passo due giorni nel reparto intensivo, poi un dottore mi dice che mi sono brillantemente ripreso da una situazione critica e verrò trasferito nel reparto sub-intensivo per poi andare in quello generale e poi tornare a casa.
Questo mi risolleva il morale,ma la strada si rivelerà ancora lunga. Passo difatti una settimana nel reparto subintensivo, in lunghe ore noiose, mangiando pochissimo, con una radio di sottofondo che mandava con rare eccezioni musica tremenda, e con questi esercizi respiratori che erano micidiali, perché alla noia di routine si aggiungeva il fatto di stare quasi immobili per circa due ore, senza vedere l'orologio ed alle volte in posizioni scomodissime.
Dopo una settimana vengo portato nel reparto generale, mi vengono tolti man mano tutti i vari aggeggi, incomincio a fare meno persino del tubino che mi dava l'ossigeno, incomincio a camminare a fatica per qualche minuto.a mangiare con ritorvato appetito (però "leggerissimo" cioè con robe scondite e tiepide) e dopo qualche altro esame e puntura (le mie braccia erano diventate come quelle di un tossico, non riuscivano nemmeno più a centrare l'arteria!) vengo "liberato".
Di tutto ciò mi rimane, oltre che qualche segno addosso, l'obbligo di prendere pillole contro la pressione alta e qualche esame da fare.
Questa esperienza mi ha insegnato qualcosa, come alle volte ci capitino cose che non ci aspettiamo e a cui dobbiamo far fronte,come non ci sia nulla di scontato, e come tante piccole cose che consideriamo normali, diventino importanti quando ne siamo privati. E come la vita vada vissuta ed assaporata in ogni momento, perché questo non durerà in eterno, anche se lo pensiamo. D'ora in avanti bere un birra avrà per me un sapore diverso, forse persino uno si acqua minerale (gasata, di quella liscia mi ci hanno riempito) come avrà più significato una bella canzone, o un bel film, forse persino uno brutto. Ed una giornata di sole (ma dove è finito) avrà un'altra bellezza.
Ed infine con sia importante avere una famiglia e degli amici che ti stanno vicini nei momenti difficili.

venerdì, agosto 05, 2011

Economia: l'esempio dell'Islanda

riporto qui un articolo scritto da Andrea degli Innocenti e comparso su cambiamento.it

di Andrea Degl'Innocenti - 13 Luglio 2011



Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.


L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.


Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.


15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.


Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.


Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.


A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.


Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.


Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.

Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.

Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.

La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.


A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.



In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').

Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.


Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".


Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.

Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.

Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

domenica, luglio 24, 2011

Non ci sono parole...

NOn ci sono parole adeguate per commentare quello che è avvenuto in Norvegia.
Non così a caldo.
No, non ci sono parole....

Amy Winehouse: l'amara parabola di una Popstar

Ieri 23 luglio 2011 è morta Amy Winehouse, stroncata da un mix di alcool e sostanze chimiche, almeno a quello che dicono le prime notizie.
Sono onesto: non l'ho mai amata e non la ritenevo un personaggio a livello della fama che le era riconosciuta. Non che Amy non avesse del talento, era sicuramente di un'altro livello rispetto alle Britney ed alle Gaga che imperversano con le loro stupide e banali canzonette dance. Il suo sound particolare, che recuperava certe forme del soul e certo jazz degli anni 50, era qualcosa di diverso da quello che si sentiva attorno al 2007, ed ha aperto ad una serie più o meno riuscita di imitazioni, fino all'attuale Adele che sta spopolando ma che, senza Miss Winehouse, probabilmente non avrebbe nemmeno inciso un disco. La sua voce era pure particolare; intendiamoci, tecnicamente parlando Amy non era una grande cantante, aveva una scarsa estensione vocale e poca potenza, ma il suo timbro vocale era unico, e sembrava fatto apposta per quel tipo particolare di musica, diciamo come il cacio sui maccheroni, o il pecorino sulla matriciana.
Quello che non mi piaceva era il personaggio che si era costruita o più probabilmente le avevano costruito addosso. Non mi piaceva l'esaltazione acritica della sua "trasgressività" come se non si sapesse a cosa abusare di alcolici e droghe conduca prima o poi. Mi facevano schifo, ed ancora di più mi fanno ora, quei cosidetti "critici" o giornalisti musicali, che di fronte allo sfacelo fisico di una giovane ragazza, e di fronte a performance fiacche quando non del tutto disastrose, non solo chiudevano gli occhi, ma pure le orecchie, ed incensavano acriticamente definendole magnifiche, deliziose, impareggiabili, il tutto perché Amy stava vendendo bene e doveva vendere di più, lo show doveva andare avanti. Ancora oggi, Gino Castaldo esalta l'esibizione di Amy a Glastonbury, scrivendo che aveva fatto scomparire tutti gli altri. In realtà proprio quella esibizione mostrava una Winehouse vicina al punto di non ritorno, che barcollava e faceva fatica ad inseguire le note.
Eccovela per farvi una idea


Il problema è perché nessuno gli ha detto di smetterla, perché nessuno le ha fatto capire che aveva preso la via dell'autodistruzione, artistica prima ed infine biologica.
Penso perché l'industria aveva una gallina dalle uova d'oro da spennare, e poi da buttare via, e gli faceva comodo che il "personaggio" trionfasse a scapito dell'artista e della persona: i mass media potevano vendere di più, ed esaltare la trasgressione che " se no, non è rock" (peccato che Amy con il rock non c'entrasse nulla!).
Per me i responsabili della sua morte sono loro, ed il circo continua,inarrestabile: i suoi dischi stanno già andando in cima alle classifiche, usciranno inedite e greatest hits e DVD,e l'industria culturale potrà celebrare i suoi fasti sul corpo freddo di una giovane ragazza troppo fragile per sopportare il successo.
Che schifo!

giovedì, luglio 14, 2011

Sparlando di un po' tutto

Da quando non seguo più questo blog sono pieno di pensieri che non riesco a far uscire in modo coerente: proviamoci anche se penso che sia un'impresa destinata al fallimento.
Ci sono un sacco di cose che mi stanno sulle palle, ed un po' di queste si ammantano del carattere del Politically correct, del finto progressista, della "cosa giusta"
Per esempio dirsi preoccupati delle sorti del pianeta e dare consigli demenziali su quello che gli altri dovrebbero fare per risolvere non so, il problema del riscaldamento globale: domanda: ma esiste veramente il riscaldamento globale?
Iniziamo a darci una risposta, e poi vediamo: Perchè non sono seriamente convinto che esista veramente, visto che alla fine i dati del buon Al Gore erano falsificati (una delle scoperte di Wikileaks, tenute gelosamente nascoste da chi governa l'informazione). Gli scostamenti dalle medie sono inferiori di mezzo grado e quest'inverno è stato l'inverno più freddo degli ultimi trenta anni (e pure i due precedenti erano stati freddini), é in aumento il ghiaccio al Polo Sud, insomma, ci sarà pure il riscaldamento globale, ma non è l'apocalisse prossima ventura.
Un po' di idiozie sull'argomento natura: Diceva ieri "la Repubblica" che una fiorentina di tre etti costa 4560 litri d'acqua un kilo di ciliegie 250 e le patate al forno solo 25.
Insomma non dobbiamo sprecare acqua e mangiare di conseguenza. Peccato che queste cifre siano date alla pene di segugio. Sarà una vacca a consumare 4560 litri d'acqua e da una vacca si tirano fuori molto di più di tre etti di fiorentina: il calcolo non è quindi quello, ma anche se lo fosse (e non lo è) resta il fatto che per non sprecare l'acqua, non è che non dovremmo mangiare la mucca, ma ammazzarla subito o lasciarla morire di fame e sete altrimenti consuma lo stesso, anzi di più. Idem le ciliege, lasciamole sull'albero le mangeranno gli uccelli o cadranno ma l'acqua la consumano uguale, a meno che non abbattiamo l'albero. Insomma uccidiamo tutti gli essere viventi e risparmiermo l'acqua. beviamo solo quella e vivremo duecento anni. O no?
Prendiamo adesso la mania di dire che la plastica inquina: certo inquina, ma quei cavoli di sacchetti che ti danno quando vai a fare la spesa che si rompono subito perchè sono fatti con la merda (e difatti puzzano) sono la soluzione? servono a farti spendere di più visto che ti devi ricomprare metà della spesa ( a proposito di sprechi)
E vogliamo parlare delle lampadine a basso consumo energetico ovviamente tutte made in China? Le ho messe in quasi tutte le stanze. Risultati? Non ho visto la mia bolletta calare però dopo un anno e mezzo ne ho già sostituite due. Un buon affare per i fabbricanti, senz'altro.
Saltando di palo in frasca: a me tutta questa storia della Grecia e della speculazione mi convince poco: penso sia tutta una messinscena per fottere sempre gli stessi, da parte di quelli che sono i veri responsabili dell'attuale crisi, ovvero banche finanze, grande industria e politici servi.

domenica, giugno 05, 2011

Milano, Napoli, Cagliari: l'italia s'è desta.

I risultati del secondo turno delle amministrative hanno del clamoroso, in sé e sopratutto in rapporto al fatto che sono avvenute in un paese come l'Italia, da sempre restio a qualsivoglia tipo di cambiamento (tranne quello degli allenatori di calcio).
Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli , Zedda a Cagliari; vittorie non solo sorprendenti per i nomi, ma anche per il modo netto e limpido con le quali si sono realizzate.
In tutti questi tre casi i neo sindaci sono persone giovani, o, come nel caso di Pisapia, fuori dagli apparati dei partiti. Sono persone appartenenti a quell'area che veniva definita, con una punta di disprezzo, "sinistra radicale".
Esprimono la voglia dei cittadini, o almeno di quella parte che li ha votati, di tornare a contare, di tornare a dire la propria. Sono il risultato di anni di controinformazione sui blog e sulla rete (che non appartiene solo a Beppe Grillo, che tra l'altro esce ridimensionato da questo turno elettorale, dal punto di vista politico prima che da quello numerico) di voglia di partecipare e di essere, appunto, cittadini, e non sudditi.
La situazione che conosco meglio è quella di Milano, una città ipnotizzata da 18 anni, prima dai leghisti (ma quello era in certa misura voto di protesta) poi da 12 anni di affarismo con contorni sempre più disciplinari/razzisti.
La sinistra aveva fatto il possibile per spianare la strada a queste vittorie del centro-destra, scegliendo come candidati sindaci imprenditori più preoccupati di isolare Rifondazione comunista che di battere l'avversario, oppure prefetti che poi hanno dimostrato che potevano tranquillamente essere candidati altrui. Questa volta invece è stato scelto, attraverso le primarie, un candidato autenticamente di sinistra. Molti dicevano che era troppo di sinistra, che con lui si sarebbe andati incontro ad una ennesima sconfitta, e quel vecchio babbione di Massimo Cacciati aveva addirittura affermato che la scelta sarebbe dovuta cadere sull'ex sindaco Albertini.
Per fortuna, dopo tante bastonate, il tafazzismo ha lasciato spazio alla coerenza ed al progetto, cose senza le quali si può anche vincere qualche volta, ma non si fa molta strada. Per cui sono state messe da parte le divisioni, cosa quasi miracolose, e si è fatta propaganda porta a porta, strada per strada, come vuole tradizione e buon senso.
Si è presentato un progetto dettagliato e credibile, anche a livello di zone di decentramento.
Certo i 5 anni (ma io allungherei la cifra) di malgoverno hanno contribuito, così come il calo di immagine di Berlusconi, che ha voluto pure intromettersi, anche se è difficile dire quale sia stato l'effetto di questa intromissione .
Infine, le divisioni interne allo schieramento avversario ed una campagna elettorale giocata tutta sull'attacco becero all'avversario, senza riuscire a proporre nulla di valido sul piano delle idee hanno fatto il resto.
Però non bisogna togliere i meriti di questa vittoria alle migliaia di volontari che hanno fatto propaganda per la città, nè tantomeno ai dirigenti.
Adesso viene il difficile: riuscire a mantenere almeno parte delle promesse e cercare di raddrizzare il timone della politica di una città che negli ultimi anni è diventata sempre più fredda ed invivibile, e che è ostaggio di consorterie che non sarà facile sradicare. Auguri neo-sindaco, ne hai bisogno...

Post in evidenza

L'OMS e la carne cancerogena: tanto fumo per pochissimo arrosto

Il 26 ottobre il mondo dell'informazione ha rilanciato una sorta di annuncio Shock. All'ora di pranzo radio e televisioni hanno ...