sabato, aprile 27, 2019

Si fa presto a dire Scienza

Negli ultimi anni, o decenni, la Scienza è venuta a sostituire ciò che prima erano le ideologie, e prima ancora le religioni, ovvero è diventata la base per le credenze comuni e persino per le politiche dei governi.
Per molti ciò è un bene, perché darebbe una base oggettiva a quanto crediamo, a quello che facciamo, ai nostri comportamenti, e quindi una azione di governo basata sulla Scienza, che sarebbe per stessa natura esatta e quindi indiscutibile.
Quanto questa concezione sia pericolosa credo che sfugga a pochi ( o meglio, lo spero) ma credo che a molti sfugga quanto questo sia anche dannoso, perchè potrebbe indurci a fare scelte sbagliate nella  convinzione che siano quelle giuste, esattamente come per religone e ideologia.
Veramente ciò che viene comunemente chiamata scienza può definirsi tale e davvero è credibile al punto di affidare le nostre esistenze ad essa?
Chiunque abbia avuto a che fare con medici (cioè quasi tutti ad una certa età) può facilmente trovare discutibile questo,  ma innanzitutto bisognerebbe definire cosa è la Scienza realmente.
La Scienza è semplicemente il tentativo dell'uomo di capire come funzionano realmente le cose, ovvero dare una spiegazione scientifica di avvenimenti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti o con spiegazioni irrazionali o magiche.  Il problema è che la Scienza è fatta dagli uomini, e come tutte le attività umane è percorsa da errori, alle volte giganteschi, e che gli stessi scienziati fanno poco per combattere. Per sapere come funzionano le cose esiste un metodo chiamtato metodo scientifico, che consiste nel provare e riprovare che la ipotesi da cui si parte è corretta, e se non lo è va modificata o persino lasciata cadere: Più che provata vera una teoria deve essere provata NON falsa. In sostanza un esperimento che va bene non dimostra nulla, l'esperimento va riprodotto all'infinito e soltanto se sempre dà lo stesso risultato allora lo si può considerare riuscito.
La prima cosa è quindi la riproducibilità dell'esperimento.
Bene, secondo dei sondaggi condotti fra gli scienziati di vari settori, la riproducibilità dei risultati è, spesso,una chimera irraggiungibile :secondo un articolo pubblicato su Nature il 70% dei ricercatori non è riuscito a riprodurre i risultati delle ricerche altrui, e circa la metà non sono riusciti neppure a riprodurre i propri!
Non va meglio agli psicologi, che riescono a riprodurre l'esperimento solo nel 40% dei casi, e pessimamente agli oncologi, le cui stime di riproducibilità sono del 10% ovvero nel 90% dei casi lo studio non è ripetibile (quindi quando leggete di qualche cura del cancro potete stare certi almeno al 90% che si tratta di una bufala)
Tra le cause di questa crisi viene indicata la pressione per pubblicare dati e ricerche, anche quando queste danno risultati ambigui.
Però gli scienziati puntano anche il dito sui propri colleghi (e, quindi, su se stessi)
La frode viene indicata dal 40% degli intervistati come una delle cause di non riproducibilità degli esperimenti (insomma i risultati sono semplicemente stati falsati volutamente)
Addirittura il 14 % degli scienziati si dice convinto che alcuni colleghi si inventino del tutto i dati ed il 34% ammette di aver selezionato i dati per far emergere solo ciò che interessava, ovvero ammettono di aver truccato le ricerche.
Come riportato da questo articolo:

"È inoltre necessario considerare che il sistema accademico non premia per niente chi fa studi di riproducibilità, sono tempo e soldi buttati via dal punto di vista delle “performance produttive” del gruppo di ricerca.
Le stesse riviste scientifiche non sono un granché interessate a pubblicare ricerche che dimostrano la non riproducibilità di un precedente lavoro pubblicato, preferiscono pubblicare ricerche innovative o risultati sorprendenti e così ecco com’è facile far sparire le notizie dei fallimenti delle repliche.
In ultima analisi bisogna tenere a mente che oggi ci sono ricerche tanto specifiche che solo pochi esperti le possono capire e valutare; in questo modo si sterilizza l’attività di peer review (ossia il lavoro di revisione dello studio scientifico da parte di esperti così da poter decidere se pubblicarlo, chiedere chiarimenti o respingerlo). In alcuni casi c’è il grosso rischio che le riviste scientifiche pubblicano quasi alla cieca, del tipo: non ho capito di cosa stai parlando però mi sembra tutto serio e ben fatto, tu hai una buona reputazione, quindi lo pubblico.
«Non per questo adesso bisogna pensare che tutti gli studi scientifici siano inaffidabili – afferma Andrea Pensotti, direttore dell’Interdisciplinary Life Science Institutebisogna avere la forza di fare una seria autocritica nel mondo della scienza senza cadere nell’eccesso opposto della “caccia alle streghe” che porterebbe ad una grave crisi di credibilità non solo verso la popolazione generale ma anche verso gli stessi medici e tra colleghi ricercatori»."

Talel situazione è ancora più drammatica in campi come le ricerche sull'alimentazione o il clima, dove i giornali riportano notizie di ricerche scientifiche dando spazio solo a quelle che confermano i pregiudizi esistenti, o che servono ad avere più click o lettori ed attirare l'attenzione, e quindi a quelle più allarmistiche, che sono anche immancabilmente le meno scientifiche ed attendibili.
Inoltre le notizie su queste ricerche spesso vengono date in modo semplicistico e frammentario, o ancora vengono attribuite a scienziati non meglio specificati, o addirittura si spaccia come "scienza" il risultato, magari dopo averlo frainteso, di una singola ricerca. Oppure ancora, come nel caso dei "cambiamenti climatici" viene dato conto solo del "worst scenario" ovvero della possibilità più catastrofica che, però, è anche quella con meno probabilità di realizzazione
Cosa fare di fronte a questo? Evidentemente non fidarsi ciecamente di nessuno, informarsi su cosa realmente dicono queste ricerche, confrontarle con altre, vedere quali metodi sono stati usati (uno studio osservazionale ha spesso credibilità pari a 0, laddove studi randomizzati o con doppio cieco possono avere dei difetti, ma sicuramente sono più affidabili). 
Insomma, applicare il metodo scientifico (o fact checking se preferite) nel nostro piccolo. 
E, sopratutto, non fidarsi di cià che viene chiamato Scienza in modo superficiale, perché alla fine si tratta di ipotesi, non di verità.

domenica, marzo 31, 2019

Dacci oggi il nostro catastrofismo quotidiano


L'ideologia non muore, si trasforma. Assume sempre mutevoli forme per costringere gli uomini a non pensare in modo razionale e scientifico, ma in base a supposti valori ed emergenze, a distoglierlo dalla ricerca del vero e del difficile per convertirlo all'accettazione del falso e del facile.
Oggi l'ideologia vincente non è il populismo, ma il catastrofismo.
E' da anni che siamo perseguitati da teorie catastrofiste. Una volta è il buco dell'Ozono, poi è la "mucca pazza" poi l'influenza aviaria, poi quella suina, poi l'ebola, poi il terrorismo (islamico) l'immigrazione, l'allarme sicurezza ed infine i vaccini e  i "cambiamenti climatici" che addirittura minaccerebbero la vita sulla terra.
La caratteristica comune di tutti questi allarmi catastrofistici è molto semplice: si basano sulla emotività e la paura. La paura è la chiave dell'irrazionalità. Una persona che perde la ragione è una persona facilmente impressionabile e, quindi, manipolabile.
La manipolazione è la base del potere.
Se analizziamo queste paure vediamo come molte di loro si presentano come "scientifiche" ma in realtà di scientifico non hanno nulla.
Il catastrofismo difatti è, per definizione, non scientifico. Per due oggettive, inopinabli e semplici ragioni
La prima è che nessuna teoria catastrofista è mai stata confermata dai fatti. Nessuna catastrofe annunciata si è mai realizzata. Nessuna.
La seconda è che presume di prevedere il futuro. Ma nessuno ha mai previsto il futuro. Non fa parte delle facoltà umane prevedere il futuro. Ci sono sole due categorie di persone che vivono prevedendo il futuro. Gli imbroglioni e gli scommettitori. Lasciamo da parte i primi, concentriamoci sui secondi.
Cosa fa uno scommettitore?.Prende scommesse su eventi futuri non certi. Ribadisco non certi. applica un calcolo delle probabilità da cui trae comunque vadano gli eventi un vantaggio. Considera un evento y meno probabile di un evento x. Lo quota in modo più favorevole allo scommettitore. Se perde pagherà di più,ma normalmente vince lui.
Ora come fanno "gli scienziati" a stabilire cosa succederà nel futuro? mettono delle percentuali di probabilità su eventi che però, a differenza di un evento sportivo, non sono calcolabili, Se sbagliano non pagano in quanto la loro credibilità non verte sull'efficienza e la veridicità delle loro previsioni, ma sul carisma riconosciuto della propria professione.
Lo scienziato, per definizione "ha ragione" poiché dice quello che dice la Scienza.
Peccato che la Scienza non sia formata da verità prestabilite, ma da ipotesi da verificare. Una ipotesi non verificata, rimane solo una ipotesi, non è verità scientifica. Che una ipotesi venga sostenuta da un eminente scienziato,  o da una portinaia, sempre ipotesi resta.
Il principio di autorità non è un principio accettabile perché una affermazione non è vera o falsa per la fonte dalla quale proviene ma sulla base delle evidenze scientifiche.
E, ribadisco, le teorie di carattere catastrofista non si basano sulle evidenze scientifiche perchè si basano su ciò che non è successo.
Se prendiamo ad esempio le previsioni dell'IPCC sulle temperature, la salita del livello del mare, gli isolotti del pacifico che dovevano essere sommersi dalle acque. lo sciolgimento dei ghiacciai e gli orsi polari che si estinguevano, non una sola di queste previsioni ed altre ancora sono state azzeccate.
La difesa degli "scienziati" è stata, ed è, che sono previsioni elaborate da computer sulla base di ipotesi, ma non si sa se le ipotesi sono vere (in quanto non sono state verificate) ed il clima "è imprevedibile". E allora di cosa stiamo parlando?
Prendiamo una paura diffusa negli anni 90 come la variante umana della mucca pazza (che è sempre esistita e si chiama Sindrome di Jakob Kreuzberg). NOn c'erano prove sulla sua diffusione né studi che potessero affermare una sua espansione, eppure si è arrivati a proibire la Costata fiorentina (che poi non differisce da altri tipi di taglio) per una paura totalmente irrazionale. Ogni anno ci sono una ottantina di persone che muore intossicata da alimenti vegetali in Germania, e presumo che ne siano altrettante anche in Italia, eppure nessuno ne parla o lancia allarmi.
Le paure e le catastrofi sono infatti  selettive, si devono installare in una zona della nostra mente che sia già preparata. La paura dello straniero, del diverso, dell'omosessuale, dell'ebreo, ma anche la retorica ambientalista sull'uomo che distrugge la natura, celebrata da centinaia di film hollywoodiani, l'animalismo e il salutismo tanto onnipresente sui massmedia, e perfino  la paura del progresso scientifico (vedi Ogm e vaccini ) sono tutte idee talmente instillate nella nostra testa da renderle un terreno fertile per il nascere e lo svilupparsi delle paure e della irrazionalità.
Paure e irrazionalità che non solo possono essere sfruttate da abili demagoghi e truffatori, ma anche avere conseguenze dannose per tutta la società
Pensandoci bene la vera catastrofe che ci minaccia è proprio il catastrofismo.

venerdì, marzo 22, 2019

Global Climate Strikes ovvero come l'inferno sia lastricato di buone intenzioni

Venerdì 15 marzo 2019 è stato il giorno di una grande (ma non troppo) iniziativa a livello mondiale (del nord nel mondo) che ha visto la partecipazione di molti giovani e giovanissimi studenti (e ovviamente professori che li hanno portati) mobilitati per convincere i governi (come se ce ne fosse bisogno) di fermare il riscaldamento globale, che secondo la narrativa dei mass-media, prontamente fatta propria da tutti questi giovani "ribelli antisistema, provocherebbe la fine del mondo con scenari apocalittici tanto spaventosi quanto improbabili.
Il tutto puzza fin troppo da lontano di "media event" cioè uno di quegli eventi che accadono perché i media hanno deciso che accadano. Ed in effetti un giornale come "la Repubblica" da sempre in prima linea sia nel creare eventi, sia nella propaganda della teoria del riscaldamento globale, ha parlato per 4 giorni di seguito di questo evento.
Se partiamo dalla leader di questo movimento capiamo che siamo di fronte ad una immagine vincente scelta apposta per creare consenso attorno a questo movimento virtuale.  Si tratta di una ragazzina di 16 anni, poco più che una bambina, tale Greta Turnberg, figlia della buona borghesia svedese (sua madre pare sia una cantante lirica che ha appena pubblicato un libro).  Insomma non è una ragazzina di qualche paese in via di sviluppo, che lavora in una fabbrica del Pakistan per 10 ore al giorno, o uno dei ragazzini ridotti in schiavitù che estraggono il coltan che troviamo poi nei cellulari e PC che usiamo e che usano anche Greta ed i suoi amici che "vogliono salvare il pianeta".
Ovviamente quindi Greta fa parte del mondo occidentale, il mondo privilegiato. Ed è ovvio perché è questa parte del mondo che decide cosa è giusto e cosa è sbagliato, quale governo debba governare  quel dato paese, cosa quel dato paese debba produrre, ed ovviamente anche come lo debba produrre.  Ma di questo parleremo più avanti-
Ora, perché scegliere una ragazza così giovane e non una laureata non so in geologia, o una giovane climatologa? Semplice: un po' perché probabilmente una giovane laureata non sarebbe così propensa a credere in affermazioni non provate e facilone, e poi perché il messaggio che deve passare  è che i giovani e magari anche i bambini ci chiedono di salvare il mondo. Un messaggio semplice, diretto, e a cui non si può dire di no. Quale sarebbe il mostro che può dire di no ad un bambino che piange e chiede aiuto? Saresti quindi un mostro, un "negazionista" come quelli che negano l'esistenza dei campi di concentramento. (che però sono accaduti realmente, mentre i cambiamenti nel futuro non sono accaduti, quindi non neghi un fatto accaduto, ma un fatto che non è accaduto, il che si chiama semplicemente realismo).
Si tratta evidentemente di una operazione di marketing ideologico/politico motivato da alcune ragioni che poi non sono così "pure" come si può pensare. Vediamo il perché proprio ora, e non 10 o 20 anni fa sia venuto fuori questo movimento.
Apparentemente tutto nascerebbe dal fatto che l'IPCC ha prodotto un documento in cui si afferma che "rimangono solo 12 anni per agire, poi la situazione sarà irreversibile". Tipi di proclami del genere sono stti fatti decine, forse addirittura centinaia di volte già venti o trenta anni fa. E ovviamente non è successo niente di quel che era stato previsto. In realta l'IPCC non prevede la fine del mondo, ma solo l'aumento della possibilità che vi sia un maggior numero di eventi meteo estremi (cosa che per il momento non è accaduta) che vi sia un aumento della siccità in alcune parti del pianeta e che vi sia un maggior aumento del livello del mare (passando dagli attuali 8 cm per secolo a 50-60 cm). Insomma niente di catastrofico, e tutto da verificare, dal momento che si tratta solo di teorie, ipotesi, supposizioni ma niente di concreto.
Tanto è vero che un terzo degli scienziati dell'IPCC stesso si è dissociato dal documento. Una vera sberla, ma la sberla più grossa è arrivata durante l'ultimo congresso sul clima tenuto in Polonia, dove una scienziata ha detto chiaro e tondo "dobbiamo smetterla di pensare che il Co2 sia come un termostato che regola il clima come dentro una stanza". In sostanza ha detto che la teoria del AGW o riscaldamento globale che dir si voglia è scientificamente errata. Difatti quella riunione si è risolta in un bel niente. Di fronte a questo flop ed al fatto che sempre più scienziati stanno abbracciando lo scetticismo a vari livelli, dall'assoluto al relativo, è evidente che era necessario qualcosa che rilanciasse l'azione politica, che poi vuol dire distribuzione di risorse ed investimenti del settore pubblico e privato verso le fonti di energia "pulita e sostenibile" anche se poi non è del tutto pulita e sostenibile neppure quella. Per fare un esempio il governo Gentiloni ha predestinato investimenti per questo tipo di energia per più di 300 miliardi di euro (altro che reddito di cittadinanza!). Una cifra notevole che forse i cittadini non sarebbero tanto contenti di spendere se non ci fosse di mezzo il nobile proposito di "salvare il pianeta". Dal momento che nelle prossime elezioni europee si prospetta la vittoria dei "sovranisti" che io chiamerei nazionalisti, ecco la necessità di rafforzare quei partiti, segnatamente i partiti verdi, che invece perorano la causa della "green economy"-
A questo punto ci sarà chi dirà: ma non stai parlando del fatto che il Co2 produca il riscaldamento globale ed è questo il punto al centro delle manifestazioni. Parliamone allora: facciamo finta di credere che solo il Co2 sia il regolatore del clima, anche se molti scienziati non lo credono: bene il Co2 o anididride carbonica rappresenta 4 parti su 10.000 dell'atmosfera. Di questo solo una percentuale stimata attorno al 4-5% (ma c'è chi dice meno) sarebbe opera dell'uomo. Non ci vuole un matematico per capire che l'impatto, ammesso che ci sia, di questo modesta perentuale è irrisorio: Insomma, anche a tagliare tutte le emissioni di Co2 le temperature continuerebbero ad aumentare nella stessa misura, o appena appena meno.
Il problema che tagliare tutte le emissioni di Co2 al momento equivarrebbe ad un suicidio economico, soprattutto per i paesi in via di sviluppo, che al momento sono proprio quelli che producono più emissioni, mentre Europa ed USA le hanno limitate da tempo.
Quindi la proposta di Greta, se messa in pratica, non servirebbe a "salvare il mondo" ma forse potrebbe persino renderlo peggiore di quel che è.
E poi, diciamo la verità, ma siamo sicuri che Co2 e caldo facciano male all'uomo e al pianeta?
Se consideriamo che la produzione agricola negli ultimi 30-40 anni non ha fatto altro che crescere, si direbbe proprio di no. all'inizio degli anni 70 la popolazione era po comen di 5 miliardi, e di questi almeno 1 miliardo e mezzo soffriva di denutrizione, pari ad un terzo. Oggi la popolazione ha superato i 7 miliardi ed il numero di chi soffre la fame è sotto al miliardo, attorno agli 800 milioni. Una delle notizie che non avrete sentito è che ben lungi da verificarsi deforestazione e desertificazione, invece sono aumentate le aree verdi del mondo, soprattutto nell'emisfero nord. D'altro canto sappiamo che le uomini, flora e fauna abbondano nei posti caldi o temperati, scarseggiano in quelli freddi e non ci sono in quelli ghiacciati.
Che quindi più caldo significhi più fame è semplicemente falso.
Una'altro degli argomenti su cui si fa leva è quello dei cosidetti "eventi meteo estremi" che sarebbero in aumento provocati dai cambiamenti climatici. E' un argomento che fa presa sulla popolazione per la semplice ragione che oggi un tornado in America, Giappone o persino Africa viene conosciuto da tutti, mentre un tempo nessuno se ne preoccupava. E' quindi facile per allarmisti e catastrofisti dare la puntuale spiegazione che è tutta colpa dei cambiamenti climatici. Se verifichiamo se però è vero che questi eventi sono in aumento e se è vero che vi siano più vittime la risposta è però sorprendente.




Inquesta immagine vediamo che, mentre il numero di morti per eventi non legati al clima (ovvero terremoti, attività vulcanica, tsunami) è rimasta per lo più costante, quella relativa ad alluvioni, siccità ed altro sia crollata dalle quasi 500.000 annue degli anni 20 fino alle 50.000 degli anni 80, scendendo ancora un po' successivamente. Insomma attualmente le morti sono un decimo di quelle di un tempo. Questo a fronte di un aumento enorme di popolazione. Certamente vi è una maggiore prevenzione, ma di certo le morti per il meteo estremo sono crollate.

Questo secondo grafico mostra i tornado negli Stati Uniti d'America, e surprise surprise, mostra come non solo non vi siano stati aumenti dagli anni 50 ad oggi, ma mostra un netto calo, addirittura nessun tornado nel 2018 !
Quindi anche questo secondo argomento mi pare che non regga all'analisi dei fatti, e sia invalido.
E' noto infine come tutte le previsioni sulle temperature siano risultate decisamente esagerate, e a questo proposito, diversi scienziati intervistati hanno ammesso che si tratta di modelli elaborati da computer su ipotesi che sono da verificare e che il clima è" imprevedibile". 

Infine questa ultima immagine mostra chiaramente come questa in cui viviamo sia in realtà una delle era più fredde degli ultimi 10.000 anni, più calda solo dell'era che ci ha preceduto, che peraltro è stata chiamata "piccola era glaciale". Sotto viene mostrato l'andamento del Co2, e come si nota solo nella nostra era vi è associazione.
Insomma, realmente, di cosa stiamo discutendo, e per cosa realmente si è manifestato?
Posso capire che probabilmente i giovani volessero porre l'attenzione anche su altri fattori, come l'inquinamento, o la distruzione delle forste pluviali, cose che invece sono problemi seri, e ne sia venuto fuori un po' una macedonia di motivazioni,  E attenzione, non dico che non sia un bene che almeno una parte dei giovani sia interessato a cose diverse dal rap o dal proprio cellulare.
Però prima di prendere posizione su un dato problema bisognerebbe approfondire e non limitarsi alla facciata, pena i lrischio di farsi strumentalizzare o di imbarcarsi in lotte contro i mulini a vento.
Forse bisognerebbe proprio ripartire dal proprio cellulare e da come viene prodotto per poter poi capire altre cose.
Va ricordato, infine, che nel mondo esistono tanti arsenali atomici e armi di distruzione di massa da poter distruggere il pianeta almeno 4 volte. Magari per chi aspira a vincere il Premio Nobel per la pace questo dovrebbe essere un argomento più importante.


lunedì, febbraio 25, 2019

Venezuela: L'imperialismo democratico colpisce ancora.

Maduro non mi piace: Mi piaceva poco anche Chavez, più o meno per gli stessi motivi: è un personaggio arrogante, prepotente, tendenzialmente narcisista (beh, pare che tra i politici di oggi questo sia una cosa che unisce destra, sinistra, centro, sopra e sotto, basta vedere l'Italia....) e sicuramente accentratore, che usa la legge per i suoi scopi.
Ma questo è soggettivo, il fatto oggettivo è che il partito Chavista ha sempre vinto le elezioni, elezioni che sono sempre stata considerata legittime dagli organismi internazionali.
Il governo Chavista ha sempre avuto a che fare con una opposizione durissima, che è spesso andata ben oltre a quello che è una contestazione politica in ambito democratico, ma spesso ha abbracciato la violenza per far crollare il governo, senza mai riuscirci, e per la semplice ragione che il governo Chavista ha sempre goduto di un ampio consenso, consenso che forse oggi traballa più di prima, anche a causa della crisi economica innescata dalla pressione statunitense.
Così la opposizione sedicente democratica ha prima cercato il colpo di stato, poi lo sciopero nazionale ad oltranza, poi ha scatenato nel corso del 2017 una indiscriminata violenza che ha portato ad oltre 100 morti, di cui 30 "oppositori" (compresi quelli uccisi da "fuoco amico") e 70 di tutti gli altri, compresi poliziotti, chavisti, politici avversari e semplici cittadini coinvolti negli scontri e nei saccheggi, sempre immancabilmente, fallendo.
Allora hanno provato a boicottare le elezioni, in modo tale da poterle considerare non valide, ma essendo divisi al loro interno, non si sono messi d'accordo, ed il risultato è stato che le hanno perse e non le hanno invalidate.
Ed ecco l'ultima disperata carta: l'autoproclamazione di uno dei peggiori rappresentanti della destra come presidente del Venezuela.
Una cosa ridicola, ma resa drammaticamente seria dall'appoggio che, non solo il fascista Bolsonero, e ovviamente il bolso Trump gli hanno assicurato, ma che le cancellerie europee, seppure in ordine sparso, gli hanno promesso, prima di tutte la Francia del mediocre ed opportunista Macron, una delle figure più patetiche che siano mai emerse dalla decadente europa liberista. In Italia non poteva mancare l'appoggio del ducetto Salvini, e ovviamente larga parte dell'inverecondo PD, che da 25 anni appoggia tutte le pretese dell'imperialismo americano, non potendo più appoggiare le prestese dell'imperialismo sedicente sovietico.
Ho parlato di imperialismo, cosa si intende con questo nome? La risposta può essere complessa, ma per dirla semplice l'imperialismo è stato un sistema in cui le grandi e medie potenze europee (e poi del "nuovo Mondo" leggi Stati Uniti) imponevano i propri interessi ad altri paesi, e quindi mettevano governi amici laddove ne avevano bisogno, con le buone o con le cattive. C'è un bellissimo film, diretto nel 1969 da Gillo Pontecorvo, con Marlon Brando protagonista, dove un avventuriero prima fomenta una rivolta di indipendenza contro i portoghesi, ma una volta scacciati questi e installato un governo amico degli inglesi, fa eliminare tutti i capi della rivolta precedente.
Le cose non sono poi tanto cambiate da allora, basti vedere l'Ucraina, dove un governo legittimo è stato spodestato attraverso scontri di piazza provocati da gruppi nazisti e da agenti provocatori venuti dall'estero. Molti vengono ingannati dalla ideologia democratica, per cui pensano, in buona fede, che alle potenze imperialiste di oggi (che poi sono, più o meno quelle di ieri) interessi tutelare la democrazia. Eppure nessuno vuole rovesciare un governo tirannico e medievale come quello dell'Arabia Saudita, nonostante la barbarie dimostrata da questi in svariate occasioni, spesso contro i cristiani per il solo fatto di essere cristiani. O il vicino Egitto, governato dal dittatore Al Sisi, eletto con percentuali "bulgare" e che vuole rimanere al governo per i prossimi 15 anni    mentre continua a ricevere appoggi  anche dal governo italiano, che nonostante l'uccisione del giovane Regeni si guarda bene dal rompere i rapporti con questo paese, non diciamo rovesciarne il leader. E non parliamo di Erdogan, che con la scusa di un tentato colpo di stato ha arrestato migliaia di oppositori, giornalisti, cittadini e chiuso giornali, fatto licenziare magistrati ed in sostanza imposto un regime semidittatoriale. E potremmo allargare anche lo sguardo anche all'interno dei confini europei, trovando casi al limite (Ungheria, Polonia).
Quindi il punto non è che Maduro sia più o meno simpatico, più o meno un dittatore o altro, il punto è semplicemente questo: Gli Stati Occidentali continuano ad essere imperialisti, occultando dietro la parola democrazia i veri motivi della loro politica, arrogandosi diritti che non hanno e che esercitano quando conviene loro.

mercoledì, novembre 28, 2018

Cambiamenti climatici: Global Warming o Global Cooling?

Si sente ormai parlare in continuazione di cambiamenti climatici: una vera ossessione, spesso portata avanti con totale mancanza di argomenti scientifici e con toni che ricordano i regimi totalitari. Secondo il pensiero unico dominante andremmo irreparabilmente verso un'epoca sempre più calda che porterebbe a non si sa bene quali sconquassi catastrofici, e addirittura minaccerebbe la stessa sopravvivenza del pianeta!
Tralasciando la mera constatazione che le teorie catastrofiste per definizione non sono scientifiche per la semplice ed oggettiva ragione che sono teorie catastrofiste, e le catastrofi non sono mai accadute, altrimenti non saremmo qui a parlarne, verifichiamo se questa ipotesi possa esser vere-
Va ricordato che la terra esiste da milioni di anni , e da almeno 260 è abitata da esseri viventi (piante ed animali). Durante questo lunghissimo periodo ci sono stati migliaia di cambiamenti climatici, e be prima che l'uomo comparisse, con aumenti e diminuzioni di gradazione fino a 40 gradi centrigradi. Eppure la vita sulla terra esiste ancora. Che strano...

Qui sopra potete vedere i rilevamenti delle temperature prese da satellite, che sono considerate le più affidabili, dal momento che quelle terrestri sono per l'80% stime e vi sono vari possibili errori di rilevamento. Come si vede le temperature sono salite durante i periodi caratterizzati da quella anomalia calda chiamata volgarmente El Nino, per poi calare quando le anomalie diventano negative (NIna). SI noti come le temperature siano in calo dal marzo 2016, quando il gigantesco Nino è andato man mano ad esaurirsi, producendo un calo delle temperature da 0,84 a 0,14 rilevato nel settembre 2018. Si tratta di un calo di 0,7 gradi nel giro di 2 anni e mezzo,  di cui nessun mass-media ha parlato. Strano vero? Quindi le temperature sono calate e, basandoci sul passato recente, possiamo supporre che caleranno ancora, almeno fino al prossimo El Nino.
Ma c'è di più: secondo gli scienziati solari, che studiano i cicli solari, siamo vicini ad un Minimo Solare piuttosto accentuato. Si è visto nella storia come  i cicli solari influenzino di più il clima di qualsiasi altro elemento (di sicuro molto di più del Co2). Bene, adesso siamo vicini ad uno di questi minimi, il sole è privo di macchie solari già da centinaia di giorni. Ovviamente questa situazione non ha ripercussioni immediata, ci vorranno mesi, se non anni, perché questo si rifletta sul clima terrestre, ma la tendenza sarà quella. Inevitabilmente.
Vediamo poi altri due indicatori. La copertura nevosa terrestre e i ghiacciai artici.
Per quanto riguarda la prima abbiamo il seguente grafico che indica la copertura nevosa dell'emisfero nord


All'inizio degli anni 90 alcuni scienziati predissero che la neve sarebbe diventato un evento "raro e gioioso". In effetti dall'inizio degli anni 70 (quando alcuni prevedevano viceversa una Era Glaciale in arrivo) fino ai primi anni 90 il trend sembrava quello: ma poi, gradualmente, le nevicate sono tornate prima nella media, e poi decisamente superiori. Sopratutto negli ultimi 6-7 anni, con buona pace di queste previsioni, le nevicate sono diventate molto frequenti, ovviamente non dappertutto e non nella stessa misura.
Infine abbiamo lo stato dei ghiacciai, in particolare dell'Artico. Anche qui i predicatori di catastrofi avevano predetto che, nel 2010, o al massimo nel 2013, i ghiacci marini artici, quanto meno nei mesi estivi, sarebbero del tutto o quasi scomparsi. Inutile dire che, anche questa volta, hanno fatto cilecca. non solo i ghiacciai marini non sono scomparsi, ma ci sono stati importanti segnali di ripresa, soprattutto dopo la crisi del 2016 (il Nino, ricordate?). Attualmente i ghiacciai stanno aumentando in modo impressionante, al di fuori di ogni più rosea previsione.
ecco come è lo stato delle cose
Come si può vedere siamo ai massimi dal 2014, dentro (seppure di poco) alle medie tra 1980 e 2000.
A questi dati si aggiunga che in questi ultimi 2 mesi si sono verificati record di freddo e neve in vari punti del mondo, in particolare Canada e Stati Uniti, e che le proiezioni stagionali danno anche in Europa ed in Italia un inverno che dovrebbe essere almeno come quello degli anni 80, ma con più precipitazioni nevose, ed ecco che il sospetto che si stia procedendo, non si sa con quale velocità, verso anni di raffreddamento globale (global cooling) piuttosto che il contrario, prende decisamente quota.
Chi vivrà, vedrà.

domenica, novembre 11, 2018

Halloween 2018- recensione

E così è uscito il nuovo Halloween, che però non è un semplice remake.
Si tratta in realtà di un seguito, posto esattamente 40 anni dopo, che riprende pesonaggi e filo conduttore dal primo (e forse anche dal secondo) film di tutta una nutritissima serie di seguiti, remake e controremake che sinceramente non ho seguito. Mi ricordo un Halloween 3, che nulla aveva a che fare con l'originale e che era una noiosa stupidaggine, ed un Halloween remekkato da quel cagnone senza speranza di Rob Zombie, che era veramente stupido ed inguardabile.
Questo film nasce invece con la benedizione (e le musiche) del sommo John Carpenter, è interpretato da Jamie Lee Curtis, diretto da David Gordon Green, e non tradisce le aspettative, o le speranze, di avere qualcosa di degno (o almeno di non totalmente indegno) davanti agli occhi per quelle due ore di film.
Tuttavia il film non è di certo perfetto (nemmeno l'originale lo era, digiamocelo, digiamocelo....).
Spoiler Alert: da qui in poi leggete a vostro pericolo se non avete visto il film.
Premetto che il film è ben girato, le scene di suspense sono quasi tutte riuscite, in particolare l'uccisione dei due giornalisti nella stazione e la scena che più ricorda l'originale, quella della babysitter,  Ben fatta anche la scena della fuga di Michael (l'assassino psicopatico  per chi non lo sapesse) mentre ho trovato troppo lunga e forse poco credibile la lunga scena finale (IMHO).
Il punto debole risiede forse proprio in quella che è la premessa del film e che ne informa tutta l'ideologia. In sostanza cosa ci racconta il film? Ci racconta che la sopravvissuta del primo Film, Laurie Strode (qui reinterpretata da Jamie Lee Curtis ancora) è ancora lì ossessionata da quella notte, che non ha mai superato né cercato di superare, però nel frattempo ha messo (piuttosto velocemente si direbbe) al mondo una figlia (notare: una figlia, non un figlio) la quale altrettanto velocemente ne ha messa a sua volta al mondo una, abbastanza grande da andare al liceo, bere e amoreggiare (in modo pudico, peraltro, perché sappiamo che chi fa l'amore e si spinella nei film horror è destinato a morire).
Detto questo sappiamo già come andrà a finire, e cioè che le tre donne unite nella lotta distruggeranno il serial killer, cosa che gli uomini, descritti spesso e volentieri come dei perfetti imbecilli presuntuosi, non sono stati capaci di fare.
Insomma c'è una impostazione, non diciamo femminista, ma proprio matriarcale del film. La possiamo verificare nel body-count, che se non erro è di 15 persone, di cui solo 3 donne ed il resto uomini. Delle tre donne, a parte una casalinga uccisa random,  fanno parte  la giornalista (che sconta il fatto di accompagnarsi ad un vero imbecille, e la cui morte viene pietosamente risparmiata agli occhi del telespettatore, mentre la regia indulge sul massacro dell'uomo) e la babysitter di cui sopra, che seppure molto più carina della nipotina ed anche più simpatica, commette l'errore di volersi spinellare e amoreggiare con il ragazzo, e come ci ha insegnato Scream, questo porta a morte sicura.
Viceversa la nipote di Laurie pianta il ragazzo alla festa con la scusa di un semplice sguardo indirizzato da questi ad una procace ragazzotta truccata da tigre (e dire che sembravano superfidanzati con tanto di cena con genitori e nonna schizzata) quindi viene riaccompagnata a casa dall'amico scemo che ad un certo punto ci prova pure, venendo ovviamente respinto in modo anche abbastanza antipatico (mi aspettavo che la ragazza si mettesse ad urlare #METOO, ma per fortuna si limita ad andarsene lasciando il ragazzo all'inevitabile morte per mano di Michael ).
So che questa può sembrare una stroncatura, ma non lo è affatto. In effetti sarebbe limitativo analizzare il film solo sotto questo profilo, e di certo siamo lontani dall'abominio parafemminista de "l'inganno", anche perché lì c'era anche l'incompetenza registica di Sofia Coppola e la completa rovina di un capolavoro, qui c'è un regista competente e che ha a che fare con materiale di per sé abbastanza grezzo (che è poi il motivo per cui il maschilismo di tanti film horror è perdonabile, come il matriarcato di questo film, d'altro canto)
Le cose interessanti del film stanno da altre parti: per esempio nella parte iniziale, dove il marito della figlia di Laurie prepara delle trappole per topi, anticipando la scoperta  che la casa di Laurie è tutta una trappola preparata per il regolamento di conti finale. E ancora, quando i due giornalisti intervistano Laurie, di fronte al saccente scetticismo di lui, lei ribadisce che"l'uomo nero esiste".
Già, l'uomo nero esiste, è Michael Myers, una macchina di morte inarrestabile ed inspiegabile, per questo chi cerca di fermalo (il capo della polizia) ma soprattutto chi cerca di spiegarlo e comprenderlo (i giornalisti e lo psichiatra, figura alquanto risibile, va detto) non possono altro che essere uccisi, e quindi smentiti nei loro tentativi di spiegazione e comprensione.
In conclusione è un buon remake, fatto professionalmente e con momenti interessanti e riusciti, ma anche con altri momenti o situazioni deboli o discutibili.
Un 7,5 insomma.

domenica, settembre 02, 2018

La Bufala di "La repubblica" sulla Francia che vuole diventare vegana

"La Repubblica" come si sa, è un giornale che vuole essere e si vanta di essere "di sinistra". Poco importa che l'impostazione dl giornale sia decisamente di centro, e, quando si parla di Sudamerica, direi che non si distingue di una virgola da quella di tutti gli altri. Per essere di "sinistra" il giornale di Eugenio Scalfari segue tutte le mode "Politically Correct",  quindi articoloni che descrivono il disastro del "risaldamento globale", peana per "i diritti LGBT" qualsiasi cosa questo significhi, tanta nostalgia per la rivoluzione anni sessanta (nel senso dei Beatles e delle minigonne, mica dei sampietrini sulla polizia, che avete capito?) e strizzate d'occhio all'animalismo e al vegetarianesimo, oggi superato dalla sua inevitabile degenerazione, il veganesimo.
Così, domenica scorsa 26 agosto, leggo un articolo che lamenta il presunto annullamento del primo "festival del cibo vegano" in terra francese, ovviamente a causa delle pressioni dei cattivi di turno, allevatori e produttori di salume e altre terribili schifezze".  Ovviamente per quelli de "La repubblica" i vegani sono sempre vittime dell'intolleranza altrui, evidentemente non è mai capitato a nessuno di loro di imbattersi in quei fanatici imbecilli che augurano la morte a bambini che mangiano l abistecca (e fanno benissimo a mangiarla) oppure che augurano la morte all'attore comico che è appena uscito dall'ospedale e, orrore orrore!, si è permesso di mangiare del buon pesce e non una schifosa "bistecca di soia e lupino". O ancora quelli che insultano la memoria del vecchio reduce dalla campagna di Russia, che per sopravvivere dovette nutrirsi di gatti e cadaveri di cane. Tralasciando le ridicole raccolte di firma, le  irruzioni a casa altrui e le minacce fisiche ed altri episodi ben noti.
Ma il punto non è questo, è un altro; l'articolo sostiene che vi sarebbe in Francia, una sorta infatuazione per lo stile di vita vegetariano/vegano (come fossero la stessa cosa!) ed espone una tabella in cui si sostiene che il 30% dei francesi "sarebbe orientato verso il veganesimo/vegetarianesimo". Ovviamente senza nessuna fonte di tale affermazione: Per dimostrare questo si cita una statistica (sempre senza fonte) secondo la quale i francesi sarebbero passati da 94 kg di carne al giorno a "soli" 84 cadauno (niente dati su uova, formaggi e pesce, che sempre non vegani sono)
Essendo appena tornato da Parigi non posso che ridere di fronte a tale grossolano e ridicolo tentativo di mistificare la realtà, che è molto molto semplice, per quanto brutta per costoro. Ai francesi, del vegano, non gliene frega un cazzo, ma di quelli grossi, anche.
In effetti, avendo girato Parigi in lungo ed in largo, ed ovviamente anche alla ricerca di qualche posto per mangiare, di vegetariano, non dico vegano, non ho trovato l'ombra, o giusto quella.  Non mi è parso che i parigini facciano a gomitate per diventare vegani, anzi, ho dovuto rinunciare alla cena da Chartrier, ristorante noto per le sue bistecche  e cosce di pollo, a causa di una fila che non aveva nulla da invidiare a quella dei musei della città, anzi era forse più grande. Ed è un ristorante con centinaia di posti a sedere !
Secondo le statistiche i francesi che aderiscono alla dieta vegetariana (veg compresi) sono sì e no il 2%, e la cifra è probabilmente anche un po' gonfiata.
Peraltro che, nel giro di vent'anni, in Francia si sia ridotto a 84 KG cadauno il consuno di carne, non pare un gran indizio, visto che suddividendo 84 kili per 52 (le settimane in un anno ) abbiamo come risultato 1,610,  ovvero i francesi consumano, pro capite. 1610 grammi di carne alla settimana, insomma più di 2 etti al giorno, a cui vanno aggiunti appunto pesce, molluschi, latte, uova  e formaggi.
In sostanza una grande, grandissima Bufala!

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