giovedì, dicembre 27, 2012

Recensioni CD parte 2

Recensioni Cd 2012 seconda Parte  

Of Monsters and Men : My Head is an animal

Disco d’esordio di questo curioso gruppo, uscito nel 2011, ma che ha raggiunto notorietà solo quest’anno grazie ad un singolo come Little Talks. Gruppo curioso sia perché viene da un paese abbastanza al di fuori del giro della musica internazionale come l’Islanda, che peraltro ha dato i natali ad artisti come Bjork o i Sigur Ros, sia per il tipo di sonorità che propone. Il tipo di operazione musicale che portano avanti gli OMEM ricorda forse un poco i Cranberries, nel senso che la loro musica è ispirata da un lato dalla tradizione del proprio paese (l’Islanda e non l’Irlanda) e dall’altro dal rock alternativo. Però le similitudini finiscono qui. Difatti il percorso musicale del gruppo islandese è decisamente diverso da quello dei più noti irlandesi. Soprattutto si caratterizza per la presenza di due voci, una maschile ed una femminile, che alle volte si alternano, e altre volte si fondono, creando qualcosa di particolare. Anche la musica è particolare, tende a creare delle atmosfere che oserei definire tenui e corpose al tempo stesso, con l’alternarsi di momenti pacati ad altri più movimentati, alle volte anche in modo imprevedibile. Tra i pezzi che preferisco segnalo, oltre al già citato Little Talks, From finner, Six Weeks, Your bones, LakeHouse UN gruppo da tenere sicuramente d’occhio per il futuro ed un CD che vale un 9,5 senza se e senza ma.
Mumford and Sons – Babel
 Disco basato su una solida struttura folk, Babel dimostra anche come il folk stia tornando di moda, in effetti Babel è stato anche, sorprendentemente, un successo di classifica vendendo 600.000 copie in una sola settimana negli USA e quasi un milione a livello mondiale. Forse per questo il disco è stato un po’ sottovalutato da certa critica con la puzza sotto al naso. Si tratta in realtà di un validissimo prodotto che, se da un lato non si può certo definire innovativo, essendo basato sul folk e ricordando almeno al sottoscritto gruppi come i Men that couldn’t hang (che andrebbero riscoperti) dall’altro non se ne può negare la validità, e nemmeno si può negare il merito di portare avanti un discorso coerente di purezza musicale, in un tempo dominato dal ricorso eccessivo ed ossessionante all’elettronica ed ai suoni più o meno campionati. Tra i pezzi prediligo Holland Road e Broken Grow, ma tutti sono ad un livello decisamente buono. Voto 8,5
  Cherri Bomb This is the end of control
Altro disco che mi ha sorpreso in modo piacevole: le Cherri Bomb sono quattro ragazze americane giovanissime, ma che suonano con le capacità e la creatività degne di una band ben più esperta e stagionata. La musica che propongono è una sorta di hard rock venato di pop e alternative in cui la durezza dei riff e la potenza della sezione ritmica vengono addolciti dalle voci e dalla capacità di creare perfette melodie delle quattro ragazze, che si alternano alle parti vocali , per lo più affidate alla chitarrista ritmica Julia, ma anche le altre se la cavano egregiamente. Tra i pezzi sicuramente si segnalano Act the part, Let it go, la ballata romantica heart is a Hole e Too many faces, un pezzo assolutamente perfetto nel suo alternare durezze Hard e melodia Pop. Magari un paio di pezzi risultano inferiori rispetto al resto, ma si tratta veramente di un esordio di una band molto promettente e a cui non posso che dare un bel 9 augurando alle 4 simpatiche ragazze di raggiungere il successo che meritano.  
P!nk – The truth about love
Truth about love esce 4 anni dopo al bellissimo Funhouse, e risulta rispetto al predecessore piuttosto deludente, direi anche rispetto ad I’m not dead. Diciamo che alcuni pezzi sono all’altezza del talento di Alicia (vero nome di P!nk) ma altri sono decisamente sotto. A quest’ultima categoria appartengono Are we all we are e Here comes the weekend, pezzi che risultano decisamente indigeribili, mentre brani come Bear me up The great escape sono assolutamente belli. Il resto, più o meno sta in mezzo, con cose interessanti anche se non pienamente riuscite come il glam-rock di Sluts like you e The truth about love, e cose appena passabili come Blow me (one last kiss)o When the beat go?, che ricordano un po’ troppo canzoni del passato per soddisfare un palato esigente. In effetti il difetto maggiore del disco è di riproporre cose già sentite del repertorio di p!nk (o molto simili) però fatte meno bene, con meno passione, anche se sempre con professionalità. Per cui, a parte quei 4-5 pezzi da me citati, il resto risulta abbastanza inutile, magari gradevole, ma già sentito per chi segue la cantante americana da tempo. Insomma non darei più di un 6,5 al cd consigliando i dischi precedenti a chi volesse avvicinarsi comunque alla sua musica

 Alanis Morrisette – Havoc and Bright Lights
Alanis ebbe un grandissimo successo a metà degli anni 90 con Jagged Little Pill. La sua inflienza sulla musica femminile degli ultimi 20 anni è stata enorme, basti pensare come cantanti di successo come Avril Lavigne o Katy Perry abbiano riconosciuto quel disco tra le loro principali influenze. Poi però Alanis è passata in secondo piano, nonostante abbia continuato aprodurre musica interessante e valida. Questo disco cerca di riportare Alanis ai fasti di un tempo, e ci riesce parzialmente. Ovviamente il tempo passa, ed è impossibile oggi riprodurre l’impatto artistico e commerciale di un disco come Jagged little Pill, tuttavia Alanis non ci va molto lontano. Se l’inizio del disco è affidato sostanzialmente all’ottimo singolo Guardian, direi che man mano che si va avanti nell’ascolto si scoprono una serie di ottime canzoni come Spiral, Lens, Havoc, Receive, Numb, canzoni sospese fra rabbia e melodie pop, dove Alanis, senza magari l’energia straripante dei primi lavori, ma con più maturità e riflessività, riesce ancora a comunicare la sua anima musicale ed artistica. Quindi valuterei attorno ad 8 questo lavoro, non un capolavoro ma indubbiamente un buon lavoro che è riuscito a riportare all’attenzione di nuovi e vecchi fan la brava Alanis.

sabato, dicembre 22, 2012

Recensioni cd 2012 prima parte.

Quest'anno ho incrementato il mio consumo di CD, alla faccia della crisi, della moda del download e della moda di dire che la musica di oggi fa tutta schifo. Ecco una prima carrellata di impressioni, non giudizi.
 Joe Jackson -The Duke Nuovo disco del nostro caro Joe, che, come il vino(ma credo lui preferisca la birra) migliora invecchiando. Si tratta di un omaggio a Duke Ellington, grande musicista e songwriter Jazz, attraverso la rivisitazione di alcuni dei suoi classici. CI sono moltissimi ospiti, tra cui vale la pena citare Steve Vai ed Iggy Pop. Eppure il disco non è affatto rock, ma rimane nell'ambito del Jazz, mischiando varie influenze oltre al jazz si sentono echi e spizzichi di reggae, musica latinoamericana, fado portoghese, piccolissimi spruzzi di chitarra rock. UN disco molto gradevole, da sentire e risentire, sia con attenzione, ma che va bene anche come colonna sonora per preparare da mangiare, perché no...? voto 8,5
 Melanie Fiona, the MF Life. L'ho ascoltato un po' trovandolo interessante come al solito nella parte vocale, meno però in quella musicale. Il difetto maggiore del Cd, composto da ben 17 tracce (io ho scaricato da Itunes da versione deluxe) è l'eccesso di duetti, probabilmente fatti per ragioni commerciali, che finiscono per impoverire e sovraccaricare un disco altrimenti interessantissimo. Ci sono infatti la bellezza di 5 duetti (j. cole, NAS, B.O.B John Legend e T-Pain) e nessuno di questi mi pare riuscito, l'unico a salvarsi è quello con NAS, intitolato Running, anche perché il duetto arriva solo nella parte terminale del brano. Tolti i duetti il resto del disco ripete (senza ripetersi) qualità e sonorità del precedente, con pochissime cadute di tono. Quindi Soul, R&B, un po' di Reggae che fa capolino qui e là, e tanto talento ed energia che esplodono incontenibili in pezzi come Watch me work, Change the Record, Like I love you, Break down these walls, a conferma delle enormi potenzialità di questa cantante, che, rinunciando a qualche inutile duetto, avrebbe potuto confezionare una specie di capolavoro, ed invece ha fatto solo un , a tratti, ottimo disco. voto 8


 Bruce Springsteen- Wreckin Ball Un disco che era stato annunciato come molto rock, ed in realtà tende molto di più verso il Country, con alcune aperture abbastanza insolite verso la black music. le prime track sono buone ma non eccezionali, il disco sale di livello con il progredire delle tracce considerevolmente, toccando i vertici nelle splendide Jack of all trades, This depression, Wreckin ball e Land of Hope and dreams UN altro ottimo lavoro per il boss e la sua band, che  chiude il disco con una commovente dedica a Clarence "Big Man " Clemons Clarence era un grande e mi ha fatto sentire, amare e sognare in grande Quanto grande era Big Man? Troppo fottutamente grande per morire Potete scriverlo sulla sua tomba, potete tatuarvelo sul cuore Clarence non ha lasciato la E Street band quando è morto la lascerà quando noi moriremo voto 9



Katie Melua- Secret Simphonies Quinto lavoro in studio , intitolato Secret Siymphony, un disco registrato con la partecipazione  della Secret Symphony Orchestra. Chi pensasse ad un disco "pesante" si sbaglia e di grosso. In realtà è un ritorno, seppure con qualche innovazione, alla musica che ha sempre caraterizzato katie. Infatti, dopo gli esperimenti, un po' electro-pop di The House, disco non riuscitissimo, la cantante di origine georgiana torna a quel pop sofisiticato e sporcato di blues e jazz che è poi la matrice del suo sound. Gli arrangiamenti orchestrali ci sono ma non sono preminenti e non soffocano le canzoni, che anzi brillano. Il disco ha molte cover,e come, nei suoi primi lavori, è fortemente influenzato dal lavoro di Mike Batt, da sempre il pigmalione di Katie. Dopo averlo sentito e risentito è,per me il disco dell'anno: voto 10


Cranberries: Roses
Quando i gruppi si riformano spesso lo fanno per mere ragioni commerciali oppure perché si annoiano e tirano fuori dischi che ti chiedi: "ma non facevano meglio ad andare al pub e giocare a freccette?" Non è il caso di questo Roses dei quartetto irlandese che torna con un disco valido, che si riaggancia maggiormente ai loro primi lavori che non agli ultimi. Atmosfere levigate e nostalgiche e grandi capacità melodiche. Manca però quel pezzo ad effetto, tipo zombie, che faccia decollare realmente il cd. voto 8,5

 Billy Bragg and Wilco: Mermaid Avenue 1,2 e 3 
Riedizione dei primi 2 volumi di Mermaid Avenue con l'aggiunta del terzo lavoro. Per chi non lo sapesse si tratta delle canzoni inedite di Woody Guthrie (pare ne abbia scritte a centinaia) che la figlia di Woody, dopo averle trovate, ha passato nelle abii mani di Billy e dei Wilco perché gli cucissero un vestito musicale adatto ai tempi. L'operazione non solo è riuscita, ma è riuscita benissimo, in quanto sia Bragg che il gruppo americano sono riusciti nella difficile operazione di rendere i testi in una forma musicale che fosse gradevole, adatta ai tempi, ma non tradisse lo spirito del grande cantante folk americano. E' difficile dire quale dei 3 dischi sia riuscito meglio, ma c'è abbastanza materiale da passarci su un'estate, o un inverno, o un'autunno, fate voi. Un disco imprendibile per chi ama il folk/rock d'autore. In allegato anche un DVD voto 9,5

domenica, dicembre 09, 2012

Perché detesto l'autorità

Qualche settimana fa l'italia ebbe un piccolo momento di indignazione a causa del sequestro di un bambino conteso dai genitori operato da alcuni "tutori dell'ordine". In particolare colpì che un agente di polizia donna, si fosse rivolta ad uno dei parenti dicendo una frase del genere "io sono un pubblico ufficiale e lei non è nessuno". Questo tipo di arroganza non è nuova fra i cosidetti tutori dell'ordine, e corrisponde al classico "lei non sa chi sono io", però la frase rivolta da uno che è stipendiato dal "signor nessuno" a cui si rivolge, e di cui per giunta dovrebbe essere al teorico servizio, suona ancora peggio. Io, tuttavia non mi stupisco di questo, perché ho imparato fin da piccolo, e non sui libri o sui volantini, ma sulla mia pelle e sulla pelle di tante altre persone,che l'autorità, che dovrebbe, in teoria, proteggere gli indifesi, gli umili, gli innocenti, i sottomessi, e punire i prepotenti, i manigoldi, i disonesti, spesso fa esattamente il contrario, punendo gli indifesi e gli onesti e privilegiando i disonesti ed i furbi, e talvolta, se non sovente, è essa stessa ad creare disonestà, prepotenza ed ingiustizia. Mi ricordo che, quando andavo alle elementari, ad un certo punto fu stabilita l'istituzione di "vigili" interni, ovvero alcuni bambini che dovevano vigilare sugli altri bambini, in particolare tenendo d'occhio chi correva nei corridoi, poiché la scuola era vecchia e cadente, Insomma al posto di assumersi le proprie responsabilità e far rinnovare la scuola il Preside (con la P maiuscola, mi raccomando) preferì creare una guerra fra bambini. Naturalmente i "vigili" vennero scelti non fra gli alunni migliori o più responsabili, ma proprio fra i più irrequieti o, diciamo con una parola attuale, i più bulli, I quali, naturalmente, una volta investiti dell'Autorità si misero a bulleggiare ancora di più, senza che peraltro i problemi strutturali della scuola venissero affrontati.La cosa durò poco, visto che era una idea del cazzo che definiva solo l'intelligenza di chi l'aveva avuto. Ma non è forse simile a quello che hanno cercato di fare un paio di anni indietro con le ronde delle camicie verdi e con quel ridicolo decreto sulle ronde dei cittadini che poi è finito nel nulla? Le stesse cose ho visto quando ho fatto il Servizio Civile sostituitivo di quello militare: raccomandati che non facevano nulla che avevano diritto a 25 giorni in più di licenza mentre io che lavoravo più degli impiegati stipendiati ne ebbi di meno. Ma mio padre mi aveva raccontato di quello che succedeva in caserma ai suoi tempi, e racconti simili li ho sentiti da tutti. Corruzione, favoritismi, clientelismi, questo ti insegnano a militare, altro che a "difendere la Patria". Ed il servizio civile non è differente. Così vediamo le stesse cose, e non possiamo stupircene, a livello generale. Quando fanno una legge giusta, non viene applicata, mentre se ne fanno una iniqua e schifosa allora vedrete magistrati e tutori dell'ordine darsi da fare perché sia applicata in modo draconiano. Gente condannata per un furto di pochi euro, o messa in galera per anni per omicidi che non sono nemmeno avvenuti (come capitato ad una badante romena) e gente che ammazza, tortura, ruba milioni che viene riverita ed incensata. Questa è la verità. La so io e la sapete tutti voi, per cui non fate gli struzzi, togliete la testa da sotto la sabbia e raddrizzate la schiena. Il Padrone è forte perché è il servo che lo rende tale.

sabato, novembre 10, 2012

E se la Grecia....

E se quello che sta accadendo in Grecia non fosse il risultato inevitabile di una cattiva gestione interna e di un eccesso di rigidità da parte dell'europa dominata dalla finanza tedesca, ma fosse altro? Ragioniamo: se qualcuno mi deve dei soldi, e io so che non può pagare diciamo 100 entro un anno, dilaziono e mi accontento anche di prendere 50 o anche 40 in due tre anni, di modo che si ripigli e poi possa pagare eventualmente il resto più avanti. Non lo strozzo per avere tutto, perché se poi si suicida, non ho più nemmeno un euro indietro. Quello che l'europa sta facendo nei confronti della Grecia non è soltanto dimostrazione di insensibilità ma anche di logica economica. E allora mi viene un dubbio, un sospetto atroce. E se la Grecia fosse un esperimento di tipo sociale e politico? Se volutamente l'Europa o meglio i suoi vertici legati all'alta finanza stessero sperimentando in Grecia un modello da esportare poi negli altri paesi. Se volessero vedere quale è il livello di "sacrificio" e di lesione dei propri diritti che i Greci sono disposti ad accettare prima di prendere le armi o almeno i sassi e fare quello che stanno facendo nei paesi arabi? Se fosse un cinico esperimento di ingegneria sociopolitica? In fondo è quello che hanno fatto in Sudamerica nel corso degli anni 70-80 con la supervisione della CIA e degli USA, perché non provarlo in Europa?

sabato, novembre 03, 2012

Il Movimento 5 Stelle, fenomeno temporaneo o stabile?

Tutti gli analisti ed i commentatori si stanno chiedendo se il movimento 5 stelle di Beppe Grillo sia un fenomeno stagionale, destinato a spegnersi nel giro di poco tempo, oppure se, come sostengono naturalmente i sostenitori di tale movimento, sia invece destinato a durare ed a cambiare la politica italiana. DIffcile rispondere, ma credo che sia necessario distinguere tra il destino del movimento, o meglio diciamo pure del partito, perchè qui stiamo parlando di un partito, e le istanze e condizioni storiche da cui quel partito nasce e che costituiscono il suo nutrimento e la sua ragione d'essere. Innanzitutto diciamo che il M5S è un partito, non un movimento. Il trucchetto di spacciare un partito per movimento è già stato usato in passato (da Berlusconi in particolare, da Bossi parzialmente) e si tratta di un modo di giocare con i termini in modo tale da evitare di affrontare certe contraddizioni, o semplicemente per mistificare la natura dei fatti. Qual'è la differenza tra movimento e partito? Per movimento (operaio, studentesco, femminista, giovanile, pacifista, antiglobalizzazione, ecologista, etc etc) si intende un comune sentire che produce un comune agire, non precisato ideologicamente, organizzato in miriade di collettivi, comunità, o addirittura non organizzato se non in modo spontaneo, composto da componenti diverse fra di loro, alle volte molto diverse e quasi contrapposte (esistevano enormi differenze, nel 1968 e anni seguenti, fra un anarchico individualista ed un militante di una organizzazione marxista leninista, così come ci sono enormi differenze fra i cattolici pacifisti del movimento noglobal ed i militanti black block). Per sua stessa natura il movimento è magmatico (lo dice la parola stessa)fluido ed anti-istituzionale, e finisce di essere tale quando passa dallo scontrarsi con le istituzioni all'entrare nelle istituzioni. Il partito ha invece una base ideologica definita, secondo diversi gradi che dipendono dalle dimensioni e da altre variabili che non è importante specificare qui. Possiede una organizzazione non orizzontale ma verticale, ha una struttura non fluida ma stabile, ha un leader, o meglio, una leadership, definita e riconosciuta. Per i movimenti la nascita di leader segna spesso la crisi, la mancanza di leader in un partito è indice di crisi. Insomma il movimento è il contrario del partito, seppure è vero che da movimenti sono nati partiti (il che ha provocato la fine del movimento in quanto tale, ovviamente) Nel momento in cui un movimento punta ad entrare nelle varie istituzioni, rappresentative o meno, in quel momento cessa di essere un movimento. Cessa nei fatti, al di là delle parole che servono a nascondere questo fatto. Ora, a me sfugge la vera natura del "Movimento 5 Stelle", come sfugge a molti osservatori, alla gran parte dei suoi sostenitori (lo dico avendo letto i loro commenti in giro per internet) e secondo me, persino a Beppe Grillo, che non mi pare un mostro di lucidità (di demagogia, magari,ma non di lucidità, a meno che non faccia il finto scemo del villaggio ed in realtà sia furbissimo...)però alcune cose non mi sfuggono. E cioè che questo magma informale che é il M5S con un programma assolutamente vago, tenuto insieme solo dalla protesta (un filo demagogica diciamolo) anticasta, ovvero una istanza che gli si potrebbe facilmente rovesciare contro, nel momento in cui diviene parte delle isituzioni deve necessariamente darsi una struttura ed obiettivi chiari, dovrò confontarsi con i massmedia e gli altri partiti politici (a meno non vogliano fare un colpo di stato) ed inevitabilmente verrà fuori una leadership che non potrà essere quella del santone Grillo. Il quale avrà solo due possibilità: farsi da parte o continuare a fare il dittatorello del movimento. Se seguirà la prima forse il nuovo partito riuscirà nell'impresa (non semplice) di darsi una struttura che non tradisca le istanza originarie e posso essere efficace dal punto di vista del raggiungimento degli obiettivi. Nel secondo caso vedremo una serie infinita di espulsioni, scissioni, sconfessioni, tradimenti veri o presunti, e nel giro di un paio di anni, forse meno, il movimento imploderà lasciando solo macerie. Naturalmente possono esserci vie di mezzo e variabili imprevedibili possono giocare a favore dell'uno o dell'altro esito, ma nella sostanza questo credo sia il futuro di questo fenomeno politico, a cui comunque bisogna dare atto di aver movimentato un poco una scena politica asfittica e monotona.

giovedì, novembre 01, 2012

Ma chi ha vinto le elezioni Siciliane ?

Come sempre, dopo le elezioni, tutti tirano i dati dalla loro parte:- "ha vinto il candidato del PD Crocetta, quindi ha vinto il PD, anzi Bersani ed ha perso Renzi" -Al contrario ha vinto Renzi- - ma no, ha vinto l'UDC! - ma no! L'unico vincitore, anzi trionfatore, è Beppe Grillo ed il suo "partito-movimento" cinque stelle- -Ma no, ha vinto l'astensione- No ti sbagli chi si astiene perde sempre!- E bla bla bla.... IO dico che è buona cosa guardare i fatti ed i fatti dicono che solo il 47% degli aventi diritto (diritto non dovere) al voto ha esercitato tale diritto, con una diminuzione della percentuale dei votanti attorno al 20% rispetto alle precedenti regionali. Che tolte le schede bianche e nulle si scende al 45%. Insomma che il 55% NON ha Votato. Lo dico più chiaro su 100 siciliani 55 non hanno votato. dei restanti 16 circa hanno votato per Crocetta, 12 per Musumeci, meno di 9 per il candidato di Grillo, e poco meno di 7 per Micchiché. Chi ha vinto? Mi verrebbe da dire Nessuno ha vinto ma Ulisse mi sa che è fuori dai giochi da un bel po'....

venerdì, ottobre 19, 2012

Quell'irrefrenabile voglia di aumentare l'IVA

Il governo Monti dopo aver parlato per mesi della necessità di aumentare l'imposta sul Valore Aggiunto, meglio nota come IVA, che è quel balzello che il consumatore si trova a dover pagare su ciò che acquista, finalmente ci è riuscito. Anzi la notizia è stata rivenduta al lettore di giornali e spettatore di televisione come un "dimezzamento dell'aumento", il che, oltre ad essere una bella prova di adozione di quello che George Orwell in 1984 definiva "bispensiero", rappresenta una magra consolazione. L'iva è una tassa tra le più inique che esistano, visto che non colpisce il reddito, e non è quindi proporzionale, ma colpisce il consumo, e quindi colpisce maggiormente i bassi redditi rispetto ai redditi medio-alti. Inoltre, è anche poco efficace, dal momento che l'aumento dal 20 al 21 per cento deciso dal ministro Temonti durante l'agonia del governo Berlusconi ed entrato in vigore il 17 settembre 2011, si è rivelato un fiasco, producendo non maggiori ma minori entrate, stimate nella misura dell'1,1%. Questo è successo perché un aumento dell'IVA, oltre a far aumentare l'evasione,produce un calo dei consumi. Sopratutto i consumi voluttuari. Mentre quindi chi consuma beni per lo più di prima necessità continua a consumarli, chi compra, per dire, una bottiglia di champagne alla settimana calerà a 2 o anche ad una al mese, ed ecco perché l'IVA peserà di più sul povero che sul ricco e non fa nemmeno entrare più soldi nelle casse dello stato. Perché, quindi, insistere su questo provvedimento? Mi si risponderà che però è stato anche deciso un piccolo taglio dell'IRPEF sugli scaglioni di reddito più bassi e questo dovrebbe compensare (dovrebbe, appunto) l'aumento dell'IVA. E' però altrettanto vero che tra i provvedimenti allo studio vi è anche quello che prevede una riduzione delle detrazioni, sopratutto per quanto riguarda chi ha mutui per la casa da pagare, che si ritroverebbe a pagare quindi cifre piuttosto sostanziose in più. Alla faccia dell'equità dichiarata. Ma, ripeto, perché allora questa idea di aumentare l'IVA se poi si pasticcia su tutto il resto? La risposta sta nella natura liberista di questo governo, che, come tutti i governi liberisti, privilegia le classi sociali medio-alte rispetto a quelle medio-basse. E' la stessa politica seguita da Margaret Tatcher nel Regno Unito tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 90, una politic ain cui si è ridotto il prelievo fiscale sugli altri redditi aumentando la VAT (cioè l'IVA inglese) tagliando i serivizi e riducendo all'osso il Welfare State. IL risultato è stato l'impoverimento di larghi strati della classe media e della Working Class, impoverimento che dura tutt'oggi e che, di tanto in tanto, dà luogo a rivolte rabbiose quanto insensate come quella che si scatenò a Londra la scorsa estate. Ancora uan volta il sedicente "governo tecnico" del Professor Monti si dimostra non un governo al di sopra delle parti, ma uno strumento nelle mani delle tecnocrazie e dell'alta finanza che viene usato per forgiare l'Italia del futuro, un Italia in cui la maggior parte lavorerà (se lavorerà) al suono di una musica ossessiva obbedendo senza fiatare agli ordini che le verranno impartiti, ed una piccola minoranza girerà in ROlls Royce ben nutrita e fiera dei propri privilegi.

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