E' in corso in questi giorni il vertice della FAO, l'organizzazione dell'ONU per l'alimentazione e l'agricoltura.
Il problema della fame nel mondo e degli squilibri economici che la causano è sicuramente un tema di grande importanza, forse è addirittura il tema più importante, e credo di sfondare una porta aperta se dico che è semplicemente vergognoso che nel ventunesimo secolo esistano più di un miliardo di persone che non hanno di che sfamarsi.
Detto questo trovo del tutto inutile ed irritante questo vertice, fatto di discorsi pieni di retorica e false promesse, e che come al solito non approderà a nulla.
Da un lato i paesi ricchi occidentali, che grazie allo strapotere economico loro e delle loro mulitnazionali sono tra i principali responsabili della situazione, dall'altro impresentabili dittatori terzomondisti, più impegnati a massacrare e derubare i proprio popoli che non attenti allo sviluppo economico dei loro paesi.
Gli uni promettono aiuti che sanno che non daranno mai (basti pensare alle promesse e ai solenni impegni del G8 di Genova,o a quello del 2005 in Inghilterra), gli altri vogliono soldi per rafforzare i loro regimi militaristi, e usano strumentalmente argomenti come il colonialismo o il razzismo per non parlare della propria corruzione.
Un disgustoso teatrino che si gioca, ancora una volta, sulla pelle dei popoli.
mercoledì, novembre 18, 2009
mercoledì, novembre 11, 2009
Di burocrazia e sprechi
Questa volta non parlo di me, ma di una cosa successa a mio padre, una di quelle piccole cose che però servono da cartina tornasole per capir quale sia lo stato delle cose in Italia ed in particolare in una città come Milano.
Per chi non fosse di Milano andrebbe ricordato, come premessa, che da un paio di anni vige l'Eco-pass.
In cosa consista questo eco-pass è presto detto; non si può entrare con un veicolo privato nella zona centrale di Milano a meno che non si sia residenti in questa zona.
Per dirla in modo migliore, non si può entrare gratuitamente.
Infatti va pagato il cosidetto Eco-pass, una modica cifra che varia a seconda della caducità del veicolo impiegato. Un veicolo nuovo non paga, gli altri pagano.
Bene, detto il preambolo passiamo ai fatti.
A mio padre viene recapitata una comunicazione che lo informa che non ha pagato questo famoso Eco-pass. La trasgressione presunta risale addirittura al 30 giugno.
Fatti i debiti controlli accertiamo che, come pensavamo, l'ecopass era stato pagato, infatti abbiamo la email che ne conferma l'avvenuta attivazione via internet, e quindi il pagamento.
La cosa curiosa non è questa.
La cosa curiosa è che la comunicazione, insomma la multa, è stata inviata per raccomandata.
A firmare l'avvenuta ricezione ci ha pensato la signora che "fa le veci" della portinaia.
E fin qui tutto normale.
Qaulche giorno dopo ci giunge una nuova comunicazione, anche questa consegnataci dalla stessa signora.
La nuova comunicazione ci informa che la precedente comunicazione ci era stata consegnata dopo essere stata firmata dalla, chiamiamola così per comodità, portinaia.
A questo punto, per ridere, ipotizziamo che questa comunicazione sarebbe stata seguita da una terza, e così via ad libitum.
C'è poco da ridere però al pensiero che, partendo da un ipotetico esborso/guadagno di € 2 abbiamo avuto :
Una multa per, vado a memoria circa €80.
Comunicazione della stessa con raccomandata addirittura doppia, con altro esborso pubblico.
Raccomandata da parte di mio padre, in quanto ha deciso di fare ricorso al giudice di pace, avendo pagato e volendo giustamente far valere i suoi diritti, con esborso di € 8.
Una ulteriore gestione del tutto che comporterà altre spese, e altre raccomandate, si presume, per comunicare la decisione finale sul ricorso.
E tutto ciò per incassare €2 con il pretesto, perché di questo si tratta, di diminuire inquinamento e traffico, nobili obiettivi, ma che paiono lontani dall'essere raggiunti, mentre invece l'obbiettivo di ingolfare ulteriormente l'amministrazione, aumentare spese ed esborsi dei cittadini, e anche aumentare i fastidi, sembra ampiamente raggiunto.
Che senso ha tutto questo?
Per chi non fosse di Milano andrebbe ricordato, come premessa, che da un paio di anni vige l'Eco-pass.
In cosa consista questo eco-pass è presto detto; non si può entrare con un veicolo privato nella zona centrale di Milano a meno che non si sia residenti in questa zona.
Per dirla in modo migliore, non si può entrare gratuitamente.
Infatti va pagato il cosidetto Eco-pass, una modica cifra che varia a seconda della caducità del veicolo impiegato. Un veicolo nuovo non paga, gli altri pagano.
Bene, detto il preambolo passiamo ai fatti.
A mio padre viene recapitata una comunicazione che lo informa che non ha pagato questo famoso Eco-pass. La trasgressione presunta risale addirittura al 30 giugno.
Fatti i debiti controlli accertiamo che, come pensavamo, l'ecopass era stato pagato, infatti abbiamo la email che ne conferma l'avvenuta attivazione via internet, e quindi il pagamento.
La cosa curiosa non è questa.
La cosa curiosa è che la comunicazione, insomma la multa, è stata inviata per raccomandata.
A firmare l'avvenuta ricezione ci ha pensato la signora che "fa le veci" della portinaia.
E fin qui tutto normale.
Qaulche giorno dopo ci giunge una nuova comunicazione, anche questa consegnataci dalla stessa signora.
La nuova comunicazione ci informa che la precedente comunicazione ci era stata consegnata dopo essere stata firmata dalla, chiamiamola così per comodità, portinaia.
A questo punto, per ridere, ipotizziamo che questa comunicazione sarebbe stata seguita da una terza, e così via ad libitum.
C'è poco da ridere però al pensiero che, partendo da un ipotetico esborso/guadagno di € 2 abbiamo avuto :
Una multa per, vado a memoria circa €80.
Comunicazione della stessa con raccomandata addirittura doppia, con altro esborso pubblico.
Raccomandata da parte di mio padre, in quanto ha deciso di fare ricorso al giudice di pace, avendo pagato e volendo giustamente far valere i suoi diritti, con esborso di € 8.
Una ulteriore gestione del tutto che comporterà altre spese, e altre raccomandate, si presume, per comunicare la decisione finale sul ricorso.
E tutto ciò per incassare €2 con il pretesto, perché di questo si tratta, di diminuire inquinamento e traffico, nobili obiettivi, ma che paiono lontani dall'essere raggiunti, mentre invece l'obbiettivo di ingolfare ulteriormente l'amministrazione, aumentare spese ed esborsi dei cittadini, e anche aumentare i fastidi, sembra ampiamente raggiunto.
Che senso ha tutto questo?
giovedì, novembre 05, 2009
Crocifissi e laicità
La sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell'uomo ha sentenziato la non obbligatorietà dell'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche ha dato il via al solito carnevale di mistificazioni, dichiarazioni estemporanee e prese di posizione ideologiche.
Innanzitutto va rimarcato che la interpretazione che è stata data, con titoloni a nove colonne con la frase ad effetto "via il crocifisso" è una doppia turlupinatura, sia perché la sentenza non è definitiva, sia perché in realtà stabilisce la Non obbligatorietà dell'esposizione, e non la vieta , né potrebbe farlo.
Quel che è vero è che la sentenza mette il dito nella piaga della mancanza di laicità dello Stato e della società italiana.
infatti Secondo la Corte europea "la presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso". In questo modo gli alunni "sentiranno di essere educati in un ambiente scolastico segnato da una determinata religione. Questo potrebbe essere incoraggiante per degli alunni religiosi, ma potrebbe anche perturbare gli alunni di altre religioni o atei, in particolare se appartengono a delle minoranze religiose".
Ridicola come al solito la reazione della Gelmini che sostiene che "la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione".
Come se il crocifisso fosse paragonabile al panettone o alla pizza, una questione folkloristica insomma.
Una dichiarazione che svilisce l'oggetto del contendere, e puzza tanto di tentativo di sviare il discorso buttandola sul patriottismo da due soldi.
In effetti non è un problema di tradizioni offese, ma di laicità dello Stato Italiano, di mancanza di indipendenza dei nostri politici dal Vaticano, e del peso che la Chiesa Cattolica continua e vuole continuare ad esercitare sulla vita pubblica di questo paese.
In Italia non c'è una religione di Stato, per cui non esiste alcuna giustificazione legale all'esposizione di qualsivoglia simbolo religioso, e forse per questo la Gelmini ed altri si attaccano alle "tradizioni".
Non esiste in realtà nessun motivo per cui venga esposto in aula il Crocifisso, che tra l'altro rappresenta il simbolo di una persona torturata, né dal punto di vista didattico, né da quello dell'educazione civica, né da quello del pluralismo, come ricordato dalla Corte.
Negli uffici pubblici gli unici simboli che dovrebbero, eventualmente, essere esposti sono quelli della Nazione, ovvero la bandiera nazionale, non vedo altri simboli che abbiano una legittimità.
A questo proposito mi viene in mente un divertente, ma anche scandaloso aneddoto.
Pare che l'ex sindaco di Milano Gabriele ALbertini, esponesse nel suo ufficio no la bandiera italiana, ma quella degli Stati Uniti d'America.
Forse anche questa sarà stata una questione di tradizione, chissà....
Innanzitutto va rimarcato che la interpretazione che è stata data, con titoloni a nove colonne con la frase ad effetto "via il crocifisso" è una doppia turlupinatura, sia perché la sentenza non è definitiva, sia perché in realtà stabilisce la Non obbligatorietà dell'esposizione, e non la vieta , né potrebbe farlo.
Quel che è vero è che la sentenza mette il dito nella piaga della mancanza di laicità dello Stato e della società italiana.
infatti Secondo la Corte europea "la presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso". In questo modo gli alunni "sentiranno di essere educati in un ambiente scolastico segnato da una determinata religione. Questo potrebbe essere incoraggiante per degli alunni religiosi, ma potrebbe anche perturbare gli alunni di altre religioni o atei, in particolare se appartengono a delle minoranze religiose".
Ridicola come al solito la reazione della Gelmini che sostiene che "la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione".
Come se il crocifisso fosse paragonabile al panettone o alla pizza, una questione folkloristica insomma.
Una dichiarazione che svilisce l'oggetto del contendere, e puzza tanto di tentativo di sviare il discorso buttandola sul patriottismo da due soldi.
In effetti non è un problema di tradizioni offese, ma di laicità dello Stato Italiano, di mancanza di indipendenza dei nostri politici dal Vaticano, e del peso che la Chiesa Cattolica continua e vuole continuare ad esercitare sulla vita pubblica di questo paese.
In Italia non c'è una religione di Stato, per cui non esiste alcuna giustificazione legale all'esposizione di qualsivoglia simbolo religioso, e forse per questo la Gelmini ed altri si attaccano alle "tradizioni".
Non esiste in realtà nessun motivo per cui venga esposto in aula il Crocifisso, che tra l'altro rappresenta il simbolo di una persona torturata, né dal punto di vista didattico, né da quello dell'educazione civica, né da quello del pluralismo, come ricordato dalla Corte.
Negli uffici pubblici gli unici simboli che dovrebbero, eventualmente, essere esposti sono quelli della Nazione, ovvero la bandiera nazionale, non vedo altri simboli che abbiano una legittimità.
A questo proposito mi viene in mente un divertente, ma anche scandaloso aneddoto.
Pare che l'ex sindaco di Milano Gabriele ALbertini, esponesse nel suo ufficio no la bandiera italiana, ma quella degli Stati Uniti d'America.
Forse anche questa sarà stata una questione di tradizione, chissà....
mercoledì, novembre 04, 2009
4 novembre: ricordiamo i morti della Grande Guerra
Oggi il 4 novembre è la festa delle Forze Armate.
Prima era la Festa della Vittoria, ma so che un mio nonno (bisnonno) che la guerra l'aveva fatta, e s'era portato a casa anche un ricordino, sotto forma di ferita alla gamba da scheggia di bomba (che aveva ammazzato il suo amato mulo) festeggiava la fine della guerra, la fine di quell'orribile mattanza in cui i fratelli ucidevano altri fratelli.
Una guerra particolarmente insensata, decisa dai capi di Stato e dagli industriali per dividersi i mercati dell'Africa e dell'Asia.
La giustificazione di questa guerra (e poi di molte altre successiva) fu che quella guerra avrebbe finito tutte le guerre e portato ad un'era di pace e propserità.
Questo ricorda questa splendida ballata scritta da Eric Bogle e poi ripresa da vari gruppi, tra cui i The Man they couldn't Hang e i The Dropckick Murphys
ne riporto una breve traduzione, magari la completerò più avanti.
The Green fields of France
I verdi prati di Francia
Come stai giovane Willie Mc Bride
Ti importa se siedo qui vicino alla tua tomba
E mi riposo un attimo sotto il caldo sole dell'estate
Ho lavorato tutto il giorno e sono quasi sfinito
Ho visto dalla tua tomba che avevi appena 19 anni
quando hai raggiunto la grande mattanza nel 1916
Spero che la tua morte sia stata rapida e senza dolore
Oppure giovane Willie Mc Bride è stata lento ed oscena?
(....)
Ora giovane Willie Mc Bride non posso evitare di chiedermi perché
Se veramente tutti quelli che giacciono qui sapevano perché sono morti
E se credevano, quando hanno risposto alla chiamata
se veramente credevano che questa guerra
avrebbe finito tutte le guerre
Allora il dispiacere, la sofferenza, la gloria il dolore
l'uccidere ed il morire furono invano
perché giovane Willie Mc Bride,
tutto questo è successo ancora
ed ancora ed ancora ed ancora.
lunedì, novembre 02, 2009
Senza Parole

Questa è la foto di Stefano Cucchi arrestato il 15 ottobre per il possesso di qualche grammo di droghe leggere, e morto il 22 successivo all'ospedale Pertini di Roma
"Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti"
Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo
Articolo 5
venerdì, ottobre 30, 2009
Bastardi senza Gloria, la seconda guerra mondiale secondo Tarantino
L'ultimo film di Tarantino, uscito in Italia con il titolo di Bastardi Senza Gloria è, per quanto mi riguarda, una sorpresa piacevole.
In effetti da Tarantiniano della prima ora ero rimasto non proprio deluso ma non del tutto soddisfatto dai suoi ultimi film, i due Kill bill e lo spezzone di Grindhouse, eccessivamente manieristi, un po' fini a se stessi e anche un po' lenti, anche se l'ultimo aveva una mezz'ora finale al fulmicotone, e fatte salve le solite splendide colonne sonore.
Avevo qualche timore su questo film, mi chiedevo cosa poteva aver combinato Tarantino a confronto con una delle più grandi tragedie nella storia dell'umanità; la seconda guerra mondiale, la Shoa e con la Storia con la S maiuscola.
Temevo che applicare la metodologia di Kill Bill a questo tipo di argomenti sarebbe potuto risultare quantomeno di cattivo gusto.
Invece il film è assolutamente bello, tratta con una giusta serietà, (ma non seriosità) una tragedia storica e,pur concedendosi un paio di tarantinate qui e là, e ovviamente dando per scontato che è un film che si basa su una storia alternativa (ovviamente Hiter e C non sono morti in un cinema di Parigi!) è un film riuscito.
Il film si sviluppa seguendo tre personaggi;una ragazza ebrea sfuggita al massacro della sua famiglia, un colonnello delle SS tanto intellettuale quanto spietato ed il gruppo di infiltrati Americani guidati da Joe L'Apache dietro le linee nemiche.
I dialoghi sono perfetti, almeno un paio sono da antologia (ad esempio il dialogo iniziale tra il nazista che vuole scoprire gli ebrei nascosti ed il contadino francese che li nasconde), e non mancano le citazioni, dai western spaghetti fino ai gialli italiani anni 70, infine è apprezzabile il fatto che i personaggi non parlino tutti inglese (ovvero italiano nella traduzione) ma parlano la loro lingua ossia francese, tedesco etc, e vengano sottotitolati, in modo da rendere più credibile il tutto.
Perciò Tarantino ha scelto un cast internazionale, più europeo che americano, praticamente solo Brad Pitt è made in Hollywood.
Il film è anche una riflessione sul potere del cinema, sul suo fascino ma anche la sua ambiguità,sul cinema come arma di propaganda, ma anche sul potere liberatorio e catartico che lo schermo mantiene, non a caso tutto il finale è girato in un cinema.
Molto bravi tutti gli attori ma sopratutto il colonnello tedesco (Cristophe Waltz) e la ragazza ebrea-francese (Mélanie Laurent) .
sabato, ottobre 24, 2009
E arrivarono quattro gendarmi...

Con i pennacchi e con le armi...
così recitava una famosa canzone di Fabrizio De André.
Non so se avessero i pennacchi, ma di sicuro erano muniti di videocamera i quattro carabinieri accusati di aver ricattato il Presidente della Regione Lazio, Marrazzo, e di averne causato le dimissioni ( autosospensione, per la precisione).
La cosa mi farebbe ridere, se non per il fatto che immagino che ora la destra becera e servile non farà altro che dire "avete visto i moralisti di sinisitra!" a altre fesserie, e rigirerà la frittata allo scopo di difendere il povero Silvio.
Le due situazioni, il travestito di Marrazzo, e le varie aspiranti veline e prostitute di alto bordo non sono paragonabili, se non altro perché Berlusconi non ha voluto ammettere nulla e non si è dimesso, Marrazzo, dimostrandosi persona fornita almeno di uno straccio di dignità, invece sì.
Sulla vicenda mi pare di condividere pienamente il parere di Federica Sgaggio.
Anzi, non mi pare, ne sono sicuro.
Iscriviti a:
Post (Atom)

