venerdì, maggio 16, 2014

Appunti a lato della trilogia del cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan

Trovo la trilogia del "cavaliere Oscuro" di Nolan veramente pessima.  IL primo, il secondo (un filino meno ma proprio un filino) e soprattutto il terzo capitolo, veramente disastroso.
Non solo per l'esasperato manierismo di cui fa sfoggio il regista, non solo per gli evidenti e ridicolissimi buchi di sceneggiatura ( 3000 poliziotti rinchiusi nel metro che escono fuori dopo 5 mesi, belli puliti senza un grammo di polvere addosso e pronti a menar le mani...) i colpi di scena assolutamente gratuiti etc, ma per il tradimento dello spirito originale del fumetto e della figura di Batman e dei suoi antagonisti.
Nel fumetto Bruce Wayne è un miliardario godereccio che passa il tempo in feste ed appuntamenti galanti e che, soffrendo di una sorta di personalità multipla, di notte diventa Batman guardiano di Gotham per una sorta di vendetta personale dovuta allo shock subito da bambino. Questo suo sdoppoamento lo rende  simile, seppure opposto per estrazione sociale e attività, a Catwoman, come si vede nell'ottimo Batman Returns.

Nolan ne fa invece un personaggio tormentato, cupo, con frequenti e lunghissime crisi mistiche, una specie di incrocio fra un monaco tibetano ed un guerriero ninja, insensibile persino al fascino di Catwoman. In quanto ai suoi avversari nel fumetto sono semplici ladri, a volte freak, a volte psicopatici, a volte mafiosi organizzati in cosche familiari, che fanno quello che tutti i criminali fanno, ovvero cercano di realizzare colpi o controllare il mercato di droga o traffico di armi e altre attività lucrose,laddove in the Dark Knight abbiamo a che fare con terroristi mistici e nichilisti che vogliono distruggere la città (chissà perché poi proprio Gotham City). Persino il joker assume valenze simili, il tutto porta tra l'altro ad una lettura paranoica e reazionaria del tutto in linea con l'ideologia alla George Bush. NOn ci vuole molto a vedere in questi terroristi mistici gli esaltati della Jihad islamica, che peraltro partono dall'idea di liberare i propri territori dalla presenza degli stranieri, non di distruggere per il gusto superomistico di farlo.
Nel terzo episodio poi, questa sorta di improbabile rivoluzione antiborghese a metà tra il giacobinismo ed il maoismo, non può non vedersi come una metafora tanto rozza quanto reazionaria del movimento Occupy Wall Street.
Lasciamo poi da parte altre cose del tutto ridicole, come la figura del poliziotto che alla fine assume l'identità di Robin (che nel fumetto è un adolescente, un ragazzino, non un ex poliziotto di 25 anni).
Se il cinema deve rendere così male il mondo di Gotham City, allora è meglio che non facciano più film dedicati, in fondo i fumetti bastano ed avanzano per chi ha abbastanza fantasia da immaginare le cose con un paio di belle tavole a colori.


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