lunedì, aprile 09, 2007

Sull'Educazione scolastica

"Sapere di non sapere è già sapere" frase attribuita a Socrate è un buon inizio per stabilire cosa sia l'ignoranza.
Che non è semplice ignorare le cose, poichè tutti noi, per quanto colti possiamo essere, siamo inevitabilmente ignoranti di qualcosa.
L'ignoranza è, difatti, l'atteggiamento opposto a quello definito dal filosofo greco. Ignorare di ignorare significa essere ignoranti. E questa è cosa assai diffusa di questi tempi.
In effetti se io so di avere delle lacune, cercherò di colmare tali lacune, ascolterò con interesse persone che ne sanno più di me o, nel peggiore delle ipotesi, esporrò le mie idee ben sapendo che possono essere fallaci.
Chi invece è convinto di essere nato imparato, per dirla alla Totò, rimarrà nella sua inevitabile ignoranza, non starà ad ascoltare gli altri e si metterà a blaterare anche quando farebbe bene a starsene zitto, convinto per giunta di essere nel giusto e di non dover modificare di tanto la propria posizione o la propria cultura.
Insomma di migliorare la propria ignoranza.
La diffusione di questo tipo di ignoranza ( e anche di quella pura. per così dire allo stato brado) è la dimostrazione del fallimento del nostro sistema educativo.
LA scuola dovrebbe insegnare ad imparare, ad amare la cultura, dovrebbe insegnare il dubbio e stimolare le capacità critiche, non una serie di date e di nozioni prive di senso.
Ma la scuola ha mai insegnato questo? Ha mai insegnato a porre dei dubbi, delle domande, a essere autocritici per poter essere poi (giustamente) critici)?
Per quel che ne so io la risposta è negativa: Più che altro a scuola ti insegnano a dar ragione all'insegnante, non ad esercitare la ragione. A scuola non conta imparare ma avere dei bei voti. E per avere dei bei voti non bisogna essere sapienti nel senso socratico, ma meglio è essere ignoranti, imparare quelle due cose che ti chiedono burocraticamente, dare ragione all'insegnante, essere furbo, copiare il compito senza farsi beccare.
Cosa si impari a scuola poi non è chiaro. Le cose più importanti per quanto mi riguarda non le ho certo imparate sui banchi di scuola. Il libro che mi ha cambiato la vita non erano di certo i promessi sposi, ma sulla strada di Jack Kerouack.
Ed è assolutamente vero quello che cantava Springsteen "ho imparato più da una canzone di tre minuti che da tutti i libri di scuola".
E poi quante inutili umiliazioni, fin dal primo giorno di scuola!
Anzi forse una cosa l'ho imparata sui banchi di scuola. Ho imparato ad odiare l'autorità. E l'unica cosa che una insegnante mi abbia mai detto e che mi sia serivta a qualcosa è la frase di una giovane supplente sessantottina ( o settantasettine, più probabilmente)che ebbi alle medie inferiori. "Dubita di tutto, non dare mai niente per scontato"
Quel che penso è sintetizzato da Quando si va dove una splendida canzone di Renaud, che qui offro nella traduzione di Alessio Lega

Dieci pagine che scrivo "in classe si sta zitti"
quanta assurda disciplina:in piedi, in riga e dritti
che poi non parlavo io, rispondevo ad Arturo
Che in inglese mi chiedeva come fa "non c'è futuro"
Beh se la risposta è questa allora ci fermiamo.
Dicci tu maestro quando e dove andiamo?
Pensi che non sia fatica andare allegri o tristi
a timbrare il cartellino sui vostri registri
con i compiti per casa e nemmeno salariati
100 ore a settimana per finir disoccupati
Siamo oche all'ingrasso di stupide materie
fatte per farci scordare cose ben più serie
reggi un po' la mia cartella quanti inutili teoremi
un quintale sulle spalle per piegarci come scemi
Se la scuola è solo questo allora ci fermiamo
dicci tu maestro quando e dove andiamo?
L'importante da imparare è amare la lettura
che fa che puoi viaggiare verso ogni cultura
Sempre stando nella stanza, puoi volare mille miglia
E imparare anche a distanza che ogni uomo si somiglia
Se nelle tue lezioni,non ce l'abbiamo
dicci tu maestro, quando e dove andiamo?
Io per essere felice voglio mi si insegni
Come pensi in fantasia, come ci disegni
A usare ogni arma con cui scrivere sicuro
La parola più ribelle per abbattere ogni muro
Se nel tuo programma lo trascuriamo, dicci tu maestro,
quando e dove andiamo?
Se davvero le elezioni cambiassero la vita
sarebbe il voto, vecchio mio, la cosa più proibita
E così se andando a scuola diventassimo mmigliori
Il governo vieterebbe ogni classe a noi minori
Se la pensi come me ferma tutto quanto
e poi chiedi al tuo maestro dove andiamo e quando?

1 commento:

Alex ha detto...

Qualcuno ha scritto (non mi ricordo chi era, e cito a memoria) "Ho avuto dei cattivi maestri: è stata una buona scuola".
D'altronde, che cosa ci si può aspettare da insegnanti sottopagati, poco stimolati, e da idee dementi tipo "la scuola deve preparare al mondo del lavoro" (che è anche vero, ma solo in seconda o terza battuta)?