venerdì, aprile 23, 2010

Berlusconi-Fini: l'inizio della Fine?



La litigata a cui tutta Italia ha assistito tra il Presidente del Consiglio nonché presidente del Popolo della Libertà Silvio Berlusconi, ed il Presidente della Camera nonchè numero 2 del PDL, non è con tutta evidenza una semplice crisi, ma rappresenta un punto di svolta nella politica italiana, una rottura ormai insanabile tra due modi opposti di vedere la politica e la gestione della cosa pubblica.
Da un lato Silvio Berlusconi, che ha fatto del personalismo e dell'accentramento una ideologia, quasi un dogma, dall'altra Fini, che invece ancora crede nella separazione tra governo e stato, tra potere escutivo e giudiziario, tra potere politico ed informazione.
Molti, a sinistra, vedono con sospetto l'agire di Fini, poichè non si dimenticano il passato, non solo remoto, ma anche recente del Presidente della Camera.
Fini fu in prima linea nella gestione dell'ordine pubblico a Genova nel 2001.
A lui su devono alcune leggi, come la Fini-Bossi sull'immigrazione, o la meno celebre Fini Giovanardi sul possesso e consumo degli stupefacenti, che certo non hanno nulla di sinistra, o di liberale, ed invece molto di sinistro.
Fini fu quello che, dopo quel famoso ed infame omicidio di una donna italiana ad opera di un rumeno, propose di cacciare via tutti i rumeni, una idea non solo razzista e fascista, ma anche molto stupida e irrealistica.
Altri ricordano come, in fondo,Fini conoscesse da tempo Berlusconi ed i suoi metodi, e ricordano come Fini, dopo aver detto negli anni 90 che mai e poi mai si sarebbe alleato ad una forza anti-italiana come la Lega Nord, abbia rifiutato in un primo tempo anche l'idea di sciogliere Alleanza NAzionale nel PDL, per poi anche qui fare marcia indietro.
Con questi precedenti esistono ragioni serie per nutrire un certo scetticismo verso di lui.
Eppure la rottura che si è consumata, stavolta, sembra proprio definitiva: non si tratta di qualche differenziazione, di qualche presa di distanza, ma di una diversa concezione della politica, che ormai è radicalmente diversa.
Non so se dietro alla decisione di Fini vi sia ambizione personale, gelosia verso il leader della Lega Bossi, calcolo politico, o una idea effettivamente diversa su come debba essere una Destra moderna in una società democratica e, inevitabilmente, multietnica e multiculturale.
Perché alle sfide del futuro si può rispondere in vari modi, arroccandosi nella propria contea, cercando di non far entrare nessuno, come vogliono i leghisti, chiudersi nella difesa del proprio particolare e dei propri, più o meno legittimi, affari, come vuole Berlusconi, oppure affrontare con coraggio le sfide della modernità, come pare invece volere Fini.
Forse tutte le ragioni che ho elencate sopra possono essere valide, di sicuro è che da ieri le cose non sono più le stesse, e che forse è iniziata la fine di ciò che è stato definito Belusconismo.
Che a far finire un fenomeno politico che ha svuotato la Costituzione, aumentato il poteri dell'esecutivo in modo abnorme, messo in discussione i fragili equilibri istituzionali e, soprattutto, diffuso nella società le malapiante del razzismo e dell'egoismo più becero, sia stato un ex fascista, è una cosa che dovrebbe far riflettere sotto molti aspetti, e che dimostra ancora una volta la pochezza dell'opposizione.

1 commento:

luce ha detto...

hai detto bene ... e tutto questo ha un che di sinistro, io penso che Fini voglia la sua parte di gloria che gli è stata offuscata da Bossi ... ciao e buona domenica