martedì, dicembre 14, 2010

314-311, Ovvero la vittoria di BerlusconPirro

Qualche giorno fa su FaceBook, (sì ci sono finito anch'io, mio malgrado, e la cosa brutta è che mi diverte anche, nonostante ne avverta la futile inutilità ed anche dannosità, ma di questo parlerò un'altra volta) mi ero avventurato in una previsione: Berlusconi avrebbe salvato (provvisoriamente) le chiappe e di riffa o di raffa, ottenuto la fiducia per tre risicatissimi voti.
E così è stato.
Ora a parte le mie doti di veggente (ero sicuro che ce la faceva, uno o due era troppo poco, 4 o più troppo, im media stat virtus per cui 3 era il numero giusto oltre che cabalistico) quello che conta è la vittoria di Berlusconi, vittoria oggettiva perché evita l'umiliazione di essere sconfitto, che, per un vincente narcisista è un disastro psicologico prima che politico.
Però l'altro fatto oggettivo è che è una vittoria che non serve a niente, perché quei tre voti comprati dall'opposizione non garantiscono di certo la possibilità di avere un governo forte, che riesca a far approvare le leggi che vengono proposte al vaglio della camera dei deputati.
Di fatto si parla di allargamento della maggioranza all'UDC. Questo significa che comunque l'esperienza del governo Berlusconi targato PDL-LEGA NORD finisce qui, anche con la vittoria di oggi, e se ci sarà un futuro governo allargato UDC molto probabilmente non avrà Berlusconi a dirigerlo, e, se anche fosse, sarebbe un governo diverso da quello votato dai cittadini, e quindi illegittimo secondo quanto sostenuto dagli stessi fedelissimi del Cavaliere, e anche qui, debole in Parlamento e nel Paese.
Intanto, mentre questa ennesima farsa si consumava nelle sedi del potere, fuori studenti, precari, cittadini dell'Aquila e della Campania davano vita ad una imponente manifestazione che si è scontrata con le forze dell'ordine (o del disordine, visto l'oggettivo caos governativo).
Contestato in Aula e , quel che più conta, nelle piazze, in discesa disastrosa persino nei suoi sondaggi, Berlusconi appare sempre più simile al Mussolini del 25 luglio.
Se sopravviverà (politicamente parlando) ad oggi sarà come il Mussolini della Repubblica di Salò, obbediente servo di qualcuno più forte di lui che lo terrà sotto schiaffo.

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