domenica, dicembre 05, 2010

La crisi del Ceto Medio

L'ultimo rapporto Censis fotografa un cambiamento imprevisto, che ben pochi avevano preventivato: la crisi delle professioni autonome e delle figure imprenditoriali, quello che in sostanza era stato definito "ceto medio" e che, secondo la vulgata ideologica, comprenderebbe la grande maggioranza della popolazione.
Infatti, secondo il Censis mentre la popolazione dei lavoratori dipendenti (quelli che marxianamente andrebbero considerati con il termine di proletari) è aumentata del 16,2% per un totale di quasi due milioni e mezzo di unità, i lavoratori autonomi sono calati di 200.00 unità "portandone l'incidenza complessiva sul totale degli occupati dal 26,6% al 24,5%."
Colpiti in particolare la figura dell'imprenditore "tra il 2004 e il 2009 il numero di imprenditori e'passato da 400.000 a 260.000 (-35,1%) con una perdita netta di circa 140.000 unita', non compensata da significativi incrementi di altretipologie di lavoratori."
Spesso lavoratori autonomi ed imprenditori hanno dovuto ricorrere a prestiti anche da parte di familiari.
Evidentemente la globalizzazione e la crisi si sono fatti sentire, e le politiche dei vari governi, a dispetto del dichiarato liberismo, sono andate solo a vantaggio dei più grossi gruppi industriali e commerciali.
Questioni su cui riflettere.

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