lunedì, novembre 07, 2011

la mia storia di malattia ed ospedale


Molti amici si sono chiesti cosa abbia provocato questo lungo periodo di assenza o scarsa presenza e credo sia venuto il momento di raccontarlo
Verso la fine di settembre incomincio a dare qualche colpo di tosse, cosa di cui non mi curo molto, dal momento che ogni tanto qualche colpo di tosse lo dò di default, a causa dell'aria inquinata di Milano, che certo non è l'ideale per la salute polmonare delle persone, fumo passivo od attivo a parte ( ed io non soffro né dell'uno nè dell'altro) . Fatto sta che mi provo la febbre ed ho poco più che 38.
Nei giorni successivi la febbre sale a 40 gradi per poi diminuire ma non di molto. Vado dal dottore che finalmente mi visita e mi consiglia delle lastre al torace. lametina successiva, accompagnato da mio padre, vado a fare le lastre e visita medica. Faccio molta fatica a camminare e respirare, cosa di cui mi ero già accorto nei giorni precedenti, ma la situazione è peggiorata. Il dottore della clinica, dopo aver guardato le lastre, mi dice che bisogna ricoverarmi di urgenza. Arriva l'autoambulanza e vengo trasportato all'ospedale di Niguarda dove vengo portato al Pronto soccorso, sottoposto ad una marea di esami, compresa TAC. Rimango in attesa del ricovero e ancora pensavo che me la sarei cavata con 4o 5 giorni in una normale stanza di ospedale. Invece quando mi portano al reparto mi accorgo che mi stanno portando nel reparto intensivo, in una stanza piena di macchinari dove ci sono altri due pazienti in condizioni gravi, che preferisco non guardare nemmeno.
Vengo sottoposto ad una mezz'ora di torture durante la quale vengo caterizzato, mi vengono praticati buchi su polso e collo per infilare vari tubi e due specii di rubinetti per estrarre sangue ed introdurre medicine e liquidi, più un sondino (che rigetto tre volte) che dal naso scende nello stomaco. Infine mi mettono una sorta di
casco spaziale, che è poi una delle innumerevoli maschere per respirare che dovrò indossare.
Per farla breve, passo due giorni nel reparto intensivo, poi un dottore mi dice che mi sono brillantemente ripreso da una situazione critica e verrò trasferito nel reparto sub-intensivo per poi andare in quello generale e poi tornare a casa.
Questo mi risolleva il morale,ma la strada si rivelerà ancora lunga. Passo difatti una settimana nel reparto subintensivo, in lunghe ore noiose, mangiando pochissimo, con una radio di sottofondo che mandava con rare eccezioni musica tremenda, e con questi esercizi respiratori che erano micidiali, perché alla noia di routine si aggiungeva il fatto di stare quasi immobili per circa due ore, senza vedere l'orologio ed alle volte in posizioni scomodissime.
Dopo una settimana vengo portato nel reparto generale, mi vengono tolti man mano tutti i vari aggeggi, incomincio a fare meno persino del tubino che mi dava l'ossigeno, incomincio a camminare a fatica per qualche minuto.a mangiare con ritorvato appetito (però "leggerissimo" cioè con robe scondite e tiepide) e dopo qualche altro esame e puntura (le mie braccia erano diventate come quelle di un tossico, non riuscivano nemmeno più a centrare l'arteria!) vengo "liberato".
Di tutto ciò mi rimane, oltre che qualche segno addosso, l'obbligo di prendere pillole contro la pressione alta e qualche esame da fare.
Questa esperienza mi ha insegnato qualcosa, come alle volte ci capitino cose che non ci aspettiamo e a cui dobbiamo far fronte,come non ci sia nulla di scontato, e come tante piccole cose che consideriamo normali, diventino importanti quando ne siamo privati. E come la vita vada vissuta ed assaporata in ogni momento, perché questo non durerà in eterno, anche se lo pensiamo. D'ora in avanti bere un birra avrà per me un sapore diverso, forse persino uno si acqua minerale (gasata, di quella liscia mi ci hanno riempito) come avrà più significato una bella canzone, o un bel film, forse persino uno brutto. Ed una giornata di sole (ma dove è finito) avrà un'altra bellezza.
Ed infine con sia importante avere una famiglia e degli amici che ti stanno vicini nei momenti difficili.

2 commenti:

upupa ha detto...

La vita spesso ci riserva delle "sorprese" che non sempre sono accettabili o condivisibili, ma anche queste insegnano a capire quali sono le cose che veramente contano...sono felice di sapere che la ripresa è in atto...approfitta ad assaporare la bellezza di ciò che hai intorno...un abbraccio

pablito ha detto...

Grazie per il commento e per l'abbraccio.:-))