martedì, agosto 22, 2006

W la bici!


Lunedi mattina, di buon'ora (beh, facciamo di discreta ora) ho inforcato la mia bici (un misto di mountain e city-bike) ho preso la pista più o meno ciclabile detta del Naviglio Martesana, e mi sono diretto verso l'Adda. Agosto, la città semideserta e la giornata soleggiata ma non troppo calda o afosa rendevano la giornata ideale per questo giro. La mia intenzione era di giungere fino a Vaprio d'Adda. Sul cammino, dopo circa quattro kilometri, il primo "strano"incontro. Due pecore! Cosa ci fanno due pecore alla periferia di Milano? Probabilmente quello che fanno tutte le pecore. Pascolano.
Proseguo. Poca gente in giro, per lo più anziani, qualche giovane genitore col bambino, e qualche aficionados della bicicletta. Questi ultimi si riconoscono perché sono vestiti di tutto punto e vanno come dei treni. Per dire il vero anch'io sono vestito di tutto punto, ho riesumato la mia vecchia maglietta ciclo amaranto, quella che il commesso mi fece prendere dicendo "deve essere stretta!" e difatti è stretta, cazzo, se è stretta. però, se ci entro, vuol dire che non sono poi così ingrassato (bugia autoconsolatoria). Ho il caschetto in testa, che se uno mi vede pensa che sono uno che se la tira, ma provate voi a cadere e ad esser ricoverati per trauma cranico, e poi vediamo se non vi mettete il caschetto pure per prendere le sigarette ( che poi io non fumo) In quanto all'andare come un treno...figuriamoci. Diciamo che ogni tanto a qualcuno dei fanatici provo pure a stare dietro, e alle volte ci riesco pure, ma so ch n on vale spomparsi per una stupida ed inutile prova d'orgoglio, che tanto sull'albo d'oro del Giro o del Tour non ci vado più, e nemmeno i fanatici che mi superano, del resto...
Vado del mio passo, abbastanza sostenuto perché ho in mente di fare circa una settantina di kilometri, e mica posso aspettare che si faccia sera, però nemmeno voglio morire disidratato. L'acqua ce l'ho, anzi è uno dei dissetanti in circolazione, comunque si beve e tant'é. Nel mio viaggio incontro papere e anatrelle varie, che alle volte stanno addirittura sulla strada, oltre che ai soliti piccioni e qualche cornacchia.
Ad un certo punto, dopo Groppello, mi trovo di fronte ad un bivio, da una parte la strada continua lungo l'argine del fiume, dall'altra scenda per una discesina ( non tanto discesina, scoprirò poi). Dovrei stare sulla strada lungo l'argine, ma non solo non è asfaltata, ma è piena di pietroni e buche. Che faccio, vado dall'altra parte?. Mi viene in soccorso la mia memoria cinematografica: non l'ho visto forse "Wrong turn"? non ho visto "le colline hanno gli occhi"? E se in fondo al sentiero ci fosse una famiglia di cannibali pronta ad assalirmi? Meglio la strada asfaltata e più frequentata.
Giusta decisione.
Non solo non vengo ucciso e divorato ma giungo proprio sul fiume. MA allora dove portava l'altra strada?
Meglio non saperlo.
Qui c'è un grande ponte. Mi viene in mente il ponte sul fiume Kwai.Scendo dalla bici e l'attraverso. Anziani, mamme e bambini sono tra gli altri visitatori. Giungo sull'altra sponda. LEeggo il cartello. Tara Gera D'Adda. Non mi dice niente. Pare che ci sia una bella basilica. Ripasso il ponte e faccio dietrofront, l'ultimo pensiero alla famiglia di cannibali che mi aspettava di là, nel bosco, sulla strada sbagliata.
Ancora trenta kilometri per tornare, ma piano piano, facendo ricorso alle ultime stille di energia (Ok, sto un po'esagerando) ce la faccio, a pochi kilometri dall'arrivo incontro di nuovo le pecore. Si sono spostate un poco più in là e sono una decina. Le saluto. Una bella passeggiata, lontano, non troppo ma quel che basta, dal traffico, dalla nevrosi della metropoli. passeggiando tra gli animali (pochi,ma va bene così) e salutando persone sconosciute.

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