domenica, luglio 06, 2008

Dopo il rilascio di Ingrid Betancourt

Come tutti saprete di certo Ingrid Betancourt è stata liberata qualche giorno fa dallo stato di prigionia in cui si trovava da 6 anni, sequestrata dai guerriglieri delle FARC.
COn lei liberati altri 14 prigionieri, pare 11 soldati colombiani e tre americani che non si sa bene chi siano, soldati, contractors (cioè mercenari) o agenti FBI.
La notizia che Ingrid sia libera non può che fare piacere. Primo perché che qualcuno ritrovi la libertà, chiuque esso sia, è di per sè positivo ed in secondo luogo perché Ingrid Betancourt, di nuovo libera, potrà riprendere la sua battaglia, con la quale si era fatta molti nemici, e non solo tra i guerriglieri, contro la corruzione e per il rispetto dei diritti umani.
Tuttavia, passata la sbornia della felicità, qualche analisi va azzardata.
Innanzitutto va detto che le circostanze della operazione di liberazione appaiono un pò sorprendenti: la liberazione di 15 ostaggi, piuttosto importanti, senza sparare un colpo, o è un miracolo , come detto da un funzionario del governo colombiano, oppure è un inbroglio, e dal momento che io sono uno scettico sull'esistenza dei primi propenderei per il secondo. La televisione svizzera, solitamente attendibile, parla di 20 milioni di dollari come riscatto , o, più probabilmente , corruzione dei guardiani.
Anche l'aspetto di Ingrid, ben più florido di come era stato raccontato (e fotografato) mi fa pensare che sia stata curata in vista di uno scambio.
Le reazioni e le analisi concordano tutte, molto ottimisticamente, sul fatto che per le Farc sia giunta la fine, e che da ora in poi la Colombia si avvii alla normalizzazione e alla pace.
Il primo punto mi pare inficiato da una buona dose di propaganda: anche dei Talebani si diceva che erano stati sconfitti, affermazione che oggi sappiamo falsa. Se c'è un conflitto vuol dire che ci sono delle ragioni, e fino a che quelle ragioni non vengono risolte il conflitto non può esserlo, può dimnuire temporaneamente, ma non scomparire d'incanto.
Ma amche ammettendo che le FARC e le altre organizzazioni guerrigliere gettino la spugna o abbiano di molto diminuite le proprie capacità restano in piedi tutti gli altri problemi: il narcotraffico ed il pesante controllo che esso esercita su buona parte del governo Colombiano, il paramililitarismo e la continua violazione dei diritti umani, la corruzione.
Mentre scrivo ci sono una settantina di parlamentari invischiati in faccenduole come corruzione, narco traffico, omicidi, rapimenti, altro che Vallettopoli!
Il Cugino del dittatore Uribe (a chiamarlo presidente proprio non ci riesco) è stato arrestato per paramilitarismo e la corte suprema della Colombia ha messo in discussione la legge che ha consentito ad Uribe il secondo mandato, (il che significa che sta governando illegalmente) mentre quest'ultimo sta già pensando ad un terzo, e sicuramente la liberazione di Betancourt può giovare alla scopo.
Rimangono poi quattro milioni di "deplazados", che difficilmente rientreranno nelle loro case, visto che spesso case e terreni sono stati rubati dai paramilitari per essere venduti alle multinazionali americane.
IL cambiamento inizierà solo quando questi problemi saranno affrontati, e chissà che proprio la Betancourt, se riuscirà ad arrivare alla Presidenza della Colombia, sempre che glielo permettano e ne abbia ancora la forze, non possa inaugurare una vera svolta.
La strada è ancora lunga....

1 commento:

cometa ha detto...

"(...) Chi rappresenta questo conflitto, le vere vittime, sono i medici di campagna, le "madri comunitarie" (donne che si prendono cura degli orfani di guerra), i maestri di scuola e tante altre persone umili e anonime che sono ancora prigioniere o sono morte durante il sequestro e per le quali nessun patetico Sarkozy muoverà un dito e nessun giornalista scriverà una riga. Con la liberazione della Betancourt, che adesso vorrà spacciarsi come la portavoce dei sequestrati nella sua campagna per le elezioni del 2010, comincia un nuovo inferno per chi è ancora in catene. L'inferno dell'oblio e dell'indifferenza. L'unica cosa degna che possiamo fare per chi è ancora sotto sequestro è rifiutare l'entusiasmo mediatico. Se il sequestro è il crimine peggiore, dimenticare chi è ancora prigioniero ci fa diventare complici del boia." Efraim Medina Reyes, Internazionale n. 752, 11/7/08