martedì, febbraio 01, 2011

Tunisia ed Egitto, quando la Storia va avanti.

Quello che sta succedendo in Egitto e Tunisia,ma anche in altri paesi del Medio Oriente, con il popolo, o se preferiamo le moltitudini che riprendono la voce con coraggio e determinazione, non fermandosi di fronte alla risposta violenta del potere, dovrebbe farci riflettere.
Non solo per il fatto che un cambiamento radicale in questi paesi significa un cambiamento in tutto il Medio Oriente e nel mondo arabo,con ricadute anche sulla Questione Palestinese, ed un reale percorso di democrazia, non imposta dall'esterno, sarebbe un evento ben più importante di quanto avvenuto alla fine degli anni 80 nei paesi dell'Est europeo dove la "rivoluzione" fu prima pilotata dall'alto, e poi venne incoraggiata dall'esterno attraverso un inglobamento che ha spento tutte le istanze realmente innovatrici e riformatrici producendo alla lunga dittature mascherate come quella di Putin in Russia.
Proprio allora, tra i tanti travisamenti della realtà in cui si persero gli intellettuali occidentali, se ne impose una, quella della fine della Storia. Secondo questa teoria la Storia si era compiuta con la vittoria della Democrazia Occidentale, e non vi sarebbero pià state rivoluzioni o guerre o crisi o altre scosse sistemiche.
Naturalmente era una sciocchezza ideologica, lo abbiamo visto con il proliferare di guerre, in alcuni casi direttamente figlie di quel cambiamento epocale, (vedi la guerra in Jugoslavia) con la cosidetta guerra al terrorismo, e con la crisi economica che tuttora investe proprio il mondo occidentale. E lo vediamo proprio in Tunisia ed Egitto, ma l'abbiamo visto anche nelle strade di Londra e Roma, a ad Atene.
La Storia non si può fermare e non finisce mai, rallenta, devia, torna all'indietro e poi si slancia in avanti ancora, verso ideali ed orizzonti che nessuno può prevedere, come un fiume in piena, e quando questo avviene, allora si sta parlando di RIVOLUZIONE.
Come direbbe Bogart: E' la storia bellezza, e tu non puoi farci niente

1 commento:

cometa ha detto...

Un unico appunto a quel che scrivi, alla faccia della Fine della Storia. Quella frase:"con la crisi economica che tuttora investe proprio il mondo occidentale". "Investe" implica un processo dinamico. Invece, come aveva intuito il compianto grandissimo Sbancor, la crisi economica è ormai uno stato permanente. Finché viene affrontata con gli strumenti del vecchio capitalismo, cioè rubando dalle tasche di tutti noi per appianare i debiti, non solo non ne usciamo (cioè, si ha un timida illusione di uscirne, ma si ricade sempre), ma si raschia il fondo del barile. C'è ancora un po' da raschiare prima che l'Europa o gli USA si riducano come la Somalia, ma prima o poi il fondo si toccherà: bisogna smettere di vivere in un mondo di fantasia e guardare la realtà. Occorre un cambiamento, una svolta epocale, un modo diverso di vivere e di pensare.
E non è detto che sia peggiore di quello di oggi. Anzi.