sabato, dicembre 01, 2007

Il Vento che accarezza l'erba



Finalmente ho potuto vedere Il Vento che accarezza l'erba penultima fatica del regista "inglese" Ken Loach.
Metto volutamente tra virgolette l'aggettivo inglese, poiché ritengo che sia errato nazionalizzare la provenienza di un artista in generale, e sopratutto nel caso di Ken Loach, che è un vero internazionalista, uno convinto che davvero "Il proletariato non ha nazione" e ancora lo dimostra con questo film, forse non bellissimo, ma assolutamente straordinario per la chiarezza politica e la profondità etica che lo animano.
Il film, come credo tutti sappiano, ha come tema la guerra d'indipendenza da parte degli irlandesi contro gli inglesi dapprincipio, e la guerra civile tra loro dopo gli accordi compromissori stipulati con i vecchi padroni le cui conseguenze nefaste si trascinano ancora oggi (vedi la storia recente in Ulster).
Il Film si caratterizza innanzitutto per una perfetta sceneggiatura, per cui il protagonista è inizialmente scettico sulla causa irlandese, ma le ingiustizie a cui assiste lo portano ad aderire all'IRA e partecipare alla guerriglia. Partecipazione che lo porterà a pagare prezzi sempre più salati, fino al sacrificio estremo.
Un confronto tra questo film e il ben più famoso "Michael Collins" mostra con chiarezza la differenza tra un prodotto artistico ed una furba operazione commerciale.
In Michael Collins il protagonista era un eroe a tutto tondo, più o meno infallibile, i suoi avversari erano descritti in modo fazioso e contraddittorio, le responsabilità Inglesi lasciate sullo sfondo, così come l'asprezza del conflitto, per lasciare posto ad una banale quanto inutile (e posticcia) storiella d'amore e gelosia.
Ben diverso l'approccio di Loach, che mostra la lacerazione che una guerra civile provoca, che non nasconde la violenza, ma la mostra nella sua crudezza e anche nella sua necessità etica in questo ricordando un altro capolavoro dimenticato, L'Armata degli eroi, dove l'ex partigiano Melville mostrava il lato crudele ed eroico al tempo stesso della resistenza, senza nessuna retorica.
Allo stesso tempo Loach mostra anche come il conflitto Irlandese sia stato sì, lotta di liberazione nazionale, ma anche lotta di classe con una parte dei ribelli che voleva una Irlanda libera ma non solo dagli inglesi ma anche dai capitalisti.
In questo sono assolutamente magnifici i momenti in cui Loach illustra gli scontri interni ai "ribelli" il diverso modo di concepire non solo la lotta ma le sue finalità. E mostra anche come la borghesia irlandese si sia alleata di fatto a quella inglese per mantenere il proprio potere.
Da questo punto di vista il paragone che viene alla mente non è con l'Iraq, come è stato scritto, ma con la attuale Palestina, in cui il confronto tra Hamas e Fatah è anche, se non sopratutto, scontro di classe, e non c'è quindi da stupirsi se il governo di Olmert abbia deciso di rifornire di migliaia di fucili e milioni di pallottole quella stessa ANP considerata per anni un'organizzazione terrorista, così come, a suo tempo, fecero Curchill e Co, come ci ricorda Loach.
Ma questo è argomento per un altro post, forse.

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