giovedì, giugno 08, 2006

Più di mille parole

"Non ho perso un figlio per la patria. Ho perso un figlio"
Queste le semplici parole del padre di Pibiri, il soldato italiano morto due giorni fa nei pressi di Nassyrya, nell'ennesimo attentato contro il nostro contingente "di Pace"
Parole senza retorica, che spazzano via in un sol colpo anni di menzogne e di blablabla su missioni umanitarie e improbabili guerre al terrorismo e che ci ricordano, una volta e per tutte, che dentro a quelle divise ci sono uomini qualsiasi, figli di altri uomini (e donne ) qualsiasi, mandati a morire per qualcosa che non gli appartiene.
Vale qui ricordare questa stupenda poesia di Boris Vian

A TOUS LES ENFANTS (di Boris Vian - trad. Alessio Lega) [1954]

A tutti i ragazzi
che son partiti con lo zaino in spalla
nella nebbia d'un mattino d'aprile
vorrei fare un monumento.
A tutti i ragazzi
che hanno pianto con lo zaino in spalla
gli occhi bassi sulla tristezza
vorrei fare un monumento
non di marmo, né di cemento,né di bronzo
che si fa verde sotto il morso acuto del tempo
un monumento del loro dolore
un monumento del loro terrore
e del loro stupore.
Ecco il mondo profumato, pieno di risa pieno di uccelli blu,
di colpo cancellato da uno sparo
un mondo nuovo dove sotto un corpo che cade
s'apre una macchia di sangue.
Ma a tutti quelli che son rimasti coi piedi al caldo nei loro uffici
a calcolare i profitti della guerra che hanno voluto,
a tutti i costi,
tutti i cornuti che si spanzano nella via e contano,
contano quei soldi.
A tutti quelli innalzerei il monumento adatto a loro
con la spranga, con la folgore,
coi calci, coi pugni, con le parole
che incolleranno alle loro rughe e ai loro doppi menti
marchio di vergogna e di fango.

2 commenti:

stargazer ha detto...

Bellissima poesia, davvero!

Peccato, pensavo l'avessi scritta tu ;)

pablito ha detto...

Immagino che sia della serie "chi la fa l'aspetti" :-o