domenica, settembre 03, 2006

Cinema: Le colline hanno gli occhi


Una delle novità più fastidiose inventate negli ultimi anni dai gestori di cinema è quella dei posti numerati. Sarà forse utile per chi va al cinema in comitive numerose, e intanto che aspetta che arrivino i ritardatari compra i biglietti e può assicurarsi i posti senza dover distribuire golfini e borsette su 10 file diverse, ma per chi va da solo o in minima compagnia a vedere dei film non particolarmente commerciali in periodi di stanca, non c'è nulla di più deleterio.
Se c'è una cosa bella è infatti poter usufruire di una sala semivuota, per non dire vuota, potersi scegliere un posto bello isolato, e godersi il film, con la stessa tranquillità e solitudine che si può avere in casa propria, però col grande schermo e il Dolby Surround. Cosa che dovrò tenere a mente in futuro è di rifiutare il posto che le signorine alla cassa ti appioppano. Infatti ti propongono puntulamente, sorridendo ambiguamente, un posto a metà sala. Non sapendo cosa lo attende, e per cortesia, il malcapitato accetterà. Si troverà quindi circondato da persone che non conosce, e che hanno come lui accettato tale "cortesia",ma con cui dovrà condividere l'esperienza di vedersi il film. Dovrà quindi sorbirsi commenti e commentini, risate fuori luogo o urla agghiaccianti, per non parlare del continuo sgranocchiare pop corn et similia, e tutto ciò da persone che sono delle perfette estranee, e che mai e poi mai inviterebbe a casa sua, e, per giunta, in una situazione, essendo la sala completamente vuota, che non ha alcuna giustificazione di forza maggiore.
E' con questo stato d'animo leggermente disturbato che mi sono posto alla visione del film "Le colline hanno gli occhi" di Alexander Aja, remake di un film di Wes Craven. FIlm ampiamente derivativo, e non solo per la evidente ragione che si trattava di un remake. In realtà. più che dall'originale ( di cui ho un vaghissimo ricordo, per non dire nullo) il film mi è parso prendere di peso diverse situazioni da due recenti slasher, ovvero Wrong Turn e il rifacimento di Non aprite quella porta, che tra l'altro sono due dei migliori Horror film che abbia visto negli ultimi anni ( e che ho apena rivisto di recente). Dal primo si prende la storia delle mutazioni genetiche e dell'incidente provocato, dal secondo una scena di suicidio e il subplot del neonato rapito e della ragazzina che dà un insperato aiuto.
Nonostante questo, e alcune sbavature di sceneggiatura, devo dire che il film fa il suo dovere, soprattutto negli ultimi 40 minuti, con la giusta dose di tensione e ,tra l'altro, una dose di Gore puro inusuale nel cinema molto sterilizzato degli ultimi anni.
Insomma un discreto remake, probabilmente migliore dell'originale, che consiglio di gustare in perfetta solitudine, magari con una porta cigolante ed una finestra che sbatte scossa dal vento...

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