giovedì, febbraio 22, 2007

Cronache da Vicenza



Le cronache dei giornali sono ormai talmente omologate e liofilizzate da non avere ormai quasi nessun rapporto con gli eventi che vorrebbero descrivere.
Ben altra impressione si ha quando si legge un resoconto da chi quell'evento lo ha vissuto. Credo interessante la seguente cronaca della manifestazione di Vicenza da parte di uno che li c'era ( e ci vive) inoltratami da un amico vicentino.

Difficile dimenticare dopo la pacifica manifestazione di Vicenza del febbraio scorso, l’allarmismo lanciato dai telegiornali che annunciavano: “Una Vicenza da paura”. Difficile è poi spiegare ai vicentini barricati in casa, il grande spettacolo di colori e suoni che è stata la più imponente manifestazione popolare che il vicentino abbia vissuto. Passato l’evento, appare discutibile soprattutto quel “deserto” che si notava osservando i palazzi di viale Milano, Mazzini fino a Campo Marzio, con persone trincerate dietro le persiane e alcuni negozi chiusi con le assi di legno. Cittadini e macchine che parevano dissolti. Le “mosche bianche” scese a curiosare, raccontano di un corteo: “Come non se gavea mai visto così spetacoeare in sità!”. Una Vicenza che si è però mostrata cristallizzata da un evento che l’ha nettamente dominata, con una festa dai colori carnevaleschi, in cui la presenza dei bambini (che hanno aperto il corteo), attenuava ogni differenza ideologica. Toccante scrutare i volti corrugati dei vicentini e non, sfilare fianco a fianco coi giovani. Con il rullare dei tamburi dei centri sociali (qui miracolosamente morigerati), alternarsi al ritmo delle bande musicali venute fin dalla Val di Susa per dar man forte alla causa. Riverente l’esempio offerto dagli agenti di sicurezza, discreti sebbene presenti in forze. Nobile la presenza di attori e artisti socialmente impegnati. Coraggiosa la testimonianza (da vera ovazione popolare), di alcuni comitati americani giunti per dire “meno colonialismo e più solidarietà”. Bello notare i bambini salutare dal balcone i loro genitori che sfilavano. Piacevole è parso anche sentire il rumore di “coperchi e pignatte”. Sorprendente l’aver visto qualche prete e un gruppetto di giovani suore; scout e molte associazioni cattoliche sfilare vicino alle diverse bandiere politiche. Annusare la scia di profumo lasciata dalle pipe e qualche spinello. Curioso non aver visto i politici diventare protagonisti. Tante e diverse le bandiere, incluse quelle americane mai disprezzate. Simboli rispettati. Segni certo, ma anche una parte di fortuna, dirà qualcuno; ma i fatti testimoniano tutto ciò che alla vigilia non si era pronosticato. Della “Vicenza da paura” che si voleva, oggi viene da pensare invece che siano certe notizie a spaventare veramente. A dircelo è l’opinione semplice quanto storica di una nonna vicentina di 95 anni, che dall’alto del suo poggiolo di viale Mazzini, ha assistito alla lunga sfilata in carrozzina (nella foto): “Gnanca quando ze finio ea seconda guera mondiae –dice l’anziana-, gò visto così tanta zente pae trade dea me sità. Ea zè sta nà festa che ga dimostrà come in fondo nea vita bisognaria essere sempre così uniti par aiutarse e vivere mejo tuti ”.


Testo e foto di Antonio Gregolin, grazie a Luca della Jonas.

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