domenica, settembre 20, 2009

Che cosa ci facciamo in Afghanistan?



Credo che questa sia la domanda da porsi dopo la morte dei 6 soldati italiani impegnati nella "missione" in Afghanistan,
E' una domanda che mi pongo da tempo, e che avrebbero dovuto porsi molto prima di oggi anche, se non soprattutto, coloro, Destra o Sinistra non importa, che quei soldati hanno voluto mandarceli.
La tragedia è stata una tragedia annunciata e prevedibile. Già nel febbraio di quest'anno c'erano stati degli attentati, poi c'erano stati dei feriti, poi c'era stato un morto.
Una escalation chdoveva portare, presto o tardi a quello che è successo, e non è detto che non succeda ancora.
C'è una verità che nessuno (o quasi) ha il coraggio di dire, è quella verità è molto semplice; l'Italia è in guerra, ed in guerra ci sono i morti.
Ma le guerre generalmente si combattono, non solo avendo la consapevolezza di combatterle (altrimenti è meglio starsene a casa) ma conoscendo gli obiettivi di questa guerra, che devono essere obiettivi raggiungibili, altrimenti si finisce nella follia guerresca fine a se stessa (ammettendo , e non concedendo, che la guerra non rappresenti in sé per sé una follia).
Non è chiaro invece quale siano gli scopi e gli obiettivi di questa guerra.
Inizialmente la guerra fu una risposta all'attacco alle torri gemelle. La colpa di quell'attentato venne attribuita alla misteriosa Al Qaeda, e al suo misterioso leader, Bin Laden, ed il regime dei Taliban, fino allora abbastanza ignorato dalle cancellerie occidentali, venne ritenuto complice, in quanto ospitante lo stesso Bin Laden.
L'obiettivo della guerra pareva semplice: rovesciare il regime Taliban e dare la caccia e stanare Bin Laden ed i suoi accoliti.
Però iniziarono subito le complicazioni, perchè qualcuno a Washington s'era messo in testa di "esportare la democrazia" una idea tanto vuota quanto pericolosa, In effetti esportare un modello sociale che si è evoluto nel corso dei secoli come fosse un mobile da ufficio pareva una grossa idiozia, e i fatti lo hanno dimostrato.
Sta di fatto che Bin Laden non è stato catturato, "il terrorismo" ha continuato a proliferare, anche perché è impossibile sconfiggere quella che è una tattica di conflitto da tutti usati, per giunta alimentando il conflitto.
Allora si è passati all'obbiettivo di creare e consolidare la democrazia, ma c'è poco da consolidare in un paese arretrato, basato sui clan, e in cui lo stesso Karzai si è adattato alla corruzione e all'accordo coi clan religiosi (e lì non solo i Taleban sono integralisti, lo sono quasi tutti) ed infine ha palesemente truffato nel recente voto, tanto da spingere persino i controllori occidentali a denunciarlo.
Insomma il terrorismo non è sconfitto anzi gli "insurgents" sono sempre di più e più pericolosi
Di Bin Laden, ammesso che sia vivo, non c'è traccia.
La democrazia e la libertà? se sono quelle di Karzai possiamo tranquillamente andarcene senza rimpianti.
Bisogna difendere la nostra libertà dei terroristi? Ma cerchiamo di essere seri, la nostra libertà è messa in pericolo anche da questo tipo di avventure militari, oltre che dal concentramento dell'informazione in poche mani e dall'arroganza di certi uomini di governo oltre che da una legislatura sempre più liberticida.
Sono passati otto anni e nessuno, nemmeno gli americani o i tedeschi, che se ne intendono più di noi di queste faccende, sa che pesci pigliare.
Non si può modernizzare quel paese, né si può vincere una guerra dove la popolazione è sempre più irritata dalle inutili stragi provocate da bombardamenti a tappeto, e dove, secondo gli esperti militari, ci sono tra i 100.000 e i 200.000 uomini armati, che li si voglia chiamare Taliban o in altro modo.
In realtà le alternative che hanno i governi occidentali, non solo quello italiano, sono due: o si aumenta effettivamente il numero degli effettivi, portandolo almeno a livello degli avversari,si aumenta lo sforzo bellico e si accetta l'idea che di soldati morti ne tornino ancora molti, oppure si inizia seriamente a trovare il modo di levarsi di torno senza perdere troppo la faccia, magari dando un po' di soldi al governo Karzai o chi per esso perché assumano più militari e poliziotti e poi salutare e lasciarli al loro destino.
Tertium non datur

1 commento:

Matteo ha detto...

Che cosa ci facciamo? proteggiamo gli oleodotti e i gasdotti e aiutiamo Karzai nel controllo del traffico di droga, ecco cosa ci facciamo.