domenica, gennaio 17, 2010

Recensioni musica 2009

Come al solito metto qua le mie recensioni sui dischi che ho ascoltato, che in alcuni casi sono usciti nel 2008, ma va bene lo stesso.
Non mi pare sia stato un granché come annata, anche se qualche perla c'è stata.
Ed ecco il mio personalissimo cartellino

Amy mc donald: This is the Life


Cd uscito nel 2008, disco d'esordio della ventenne scozzese:
Amy è dotata di una voce potente, ma che sa anche essere raffinata, le canzoni sono tutte quantomeno gradevoli, e l'ascolto del disco si presenta piacevole.
Ad un esame più approfondito emergono però dei difetti: in effetti Amy non riesce a discostarsi dalla formula della Folk ballad imbastardita con un po' di pop/rock di prammatica, le canzoni sono piuttosto simili l'una all'altra (francamente è molto difficile distinguere tra This is the life e let's start a band), la produzione non è certo di primo livello e gli arrangiamenti sono piuttosto banali.
Per cui le 10 canzoni di cui si compone il disco (per un totale di una quarantina scarsa di minuti) scorrono via piacevoli, ma senza lasciare grosse tracce.
Come disco d'esordio non è male, però Amy deve lavorare se non vuole essere una delle tante promesse non mantenute del mondo della pop music.
7

Bruce Springsteen: working on a dream

Questo disco di Springsteen è uscito in tempi così ravvicinati rispetto al precedente (splendido) Magic da portare qualche sospetto di un disco fatto con scarti di registrazione del disco precedente.
Il sospetto c'è, ma la creatività di Springsteen è fuori discussione.
Sicuramente il disco è stato fatto per coincidere con la probabile (e poi avvenuta) elezione di Obama, evento storico che un sincero democratico come Springsteen non poteva ignorare.
Il disco si apre con la bellissima Outlaw Pete, una ballata tesa e drammatica, degna in tutto e per tutto di Bruce e della sua poetica. Da lì in poi però il disco scende di livello e Bruce si limita ad una serie di ballate nel suo stile che non deludono di certo i suoi estimatori, ma nemmeno posso esaltare particolarmente, e che solo in alcuni momenti ( The Last Carnival, Life itself, The Wrestler) si elevano dalla routine,
Voto: 7,5 di stima.

Greenday: 21st century breakdown
Difficile non ripetersi e rimanere per giunta ad alti livelli, soprattutto dopo aver fatto tanti dischi e un capolavoro come American Idiot.
Bene i Green day ci riescono e alla grande.
Si sono presi il loro tempo, ma ne valeva la pena non solo per la quantità (ben 70 minuti) ma soprattutto per la qualità.
Il disco,come già il precedente, è una Rock opera o concept album, alla "Tommy" degli Who.
Nel disco vengono passati in rassegna un po' tutti i sottogeneri del rock, a dimostrazione che l'etichetta di punk-pop a loro appiccicata, non solo gli va stretta ma è mistificante. Nel disco i classici pezzi alla Green Day,(Know your enemy,Christian's Inferno, Murder city) ormai un marchio di fabbrica, veloci tirati ma però mai o quasi mai scontati e banali, si alternano a pezzi di pianoforte (Viva la Gloria. ) languide ballate (Last night on Earth) pezzi country-rock (Peacemaker) Ballate Pop Rock (Last of the americans girl. 21 guns) in un caleidoscopio sonoro che non annoia, e che ha la sua conclusione in American Eulogy nove minuti di grande, inarrivabile Rock allo stato puro, perché se mai esiste un rock puro, questo lo è.
Chapeau! 10


Beyonce: I am Shasha Fierce

Non avrei mai pensato in vita mia di prendere un disco di Beyonce e che mi piacesse pure, ed invece...
C'è da dire che il disco è parecchio diverso dai precedenti, perché oltre al RnB/dance in cui la 28enne di Houston è specializzata, sono presenti diverse tracce di impostazione musicale diversa.
Per cui splendide ballate di piano dall'anima soul,si susseguono, interpretate magnificamente da Be, che in quanto a voce non è seconda a nessuna.
Certo ogni tanto le piace ammirarsi ed esagera un pochino con gli svolazzi ed i pezzi di bravura (che ad ogni modo fa anche dal vivo, per cui non si tratta di trucchi da studio) però di fronte a pezzi come If i were a boy o Broken hearted girl c'è solo da rimanere a bocca aperta.
La seconda parte del Cd è più tradizionalmente RB, e mi piace molto meno, anche se pezzi come Sweet dreams sono dei capolavori del genere.
2 o 3 pezzi risultano alquanto indigesti, però non si può avere tutto.
In sostanza la regina della Black Music è lei, poche storie.
voto 8

Katy Perry: One of the boys
Una ragazza che va sul palco con un completino color rosa confetto che scopre gambe perfette su tacchi alti e con la sola chitarra acustica esegue pezzi che potrebbero essere stati scritti da Joni Mitchell è degna di attenzione.
Paragonata impropriamente a Madonna, per via di un certo uso intelligente e furbo della trasgressione, Katy Perry ha in realtà a poco a che fare con l'Italo americana, da cui la dividono, oltre che l'età, lo stile musicale, e la totale mancanza di arroganza.
Anche perché Katy è bella sul serio, e ciò che in Madonna è sempre stata presunzione in lei appare come reale autoironia.
Dietro l'apparenza di bambolona che ama vestirsi anni 40 si cela infatti una seria musicista che ha avuto esperienze discografiche precedenti e si è fatta le ossa col Warped Tour, un luogo dove ti tirano le lattine di birra se non sei di gradimento, e che ha capacità di songwriter evidenti.
Basti sentire pezzi come Mannequin, Thinking of you o quel capolavoro di politically uncorrectness che è You are so gay.
Certo il disco in questione è fatto per piacere, è spesso sovraprodotto, e difatti ci ha messo le zampe Dr Luke, uno di quei produttori che trasforma tutto in oro ovvero hit, però non si può negare che, anche nei momenti più banali (ovvero le canzoni più famose) sia maledettamente divertente.
Vedremo se Katy saprà allontanarsi dal ruolo di pin up che le sta stretto, oppure no,in ogni caso il disco è un gradevole misto di pop rock commerciale e piccoli gioielli cantautorali, per nulla male. 8

Muse: The Resistance
Questo quinto (in realtà sesto se si comprende Hullabaloo) cd dei Muse mi lascia perplesso per più di un motivo.
I muse hanno sempre fatto della originalità e della creatività il loro marchio di fabbrica, ed è quello che manca quasi totalmente in questo disco, in cui i tre rifanno il verso vuoi ai Queen vuoi ai Depeche Mode oppure agli U2 (i peggiori U2, beninteso)
In secondo luogo anche la qualità dei pezzi appare inferiore, basti pensare a quel fastidioso arrangiamento su Uprising, non certo degno dell'abilità dei Muse, oppure l'assolo di chitarra in Guiding Light,credo il peggiore della loro carriera.
Anche i pezzi più alla Muse, come The resistance,sono deludenti e appaiono come le brutte copie di pezzi quali Starlight, che peraltro erano già inferiori ai loro predecessori.
E non basta qualche citazione di Chopin e qualche momento qui e là riuscito a risollevare le sorti di un disco che appare confuso e irrisolto.
Ovvio che i Muse non possano più essere quelli abrasivi e spesso dissonanti dei loro primi due CD, ma qui siamo molto lontani anche dal lirismo disperato e affascinante di Absolution e Black Holes and Revelation, in una sorta di terra di nessuno, una musica che non è più rock ma non riesce ad essere pop e risulta eccessivamente pretenziosa e noiosa.
Probabilmente si tratta di un disco di passaggio dove I muse sembrano voler cambiare la vecchia strada ma ancora non ne hanno imboccato con decisione una nuova.
voto 6

Paramore: Brand New eyes
Il terzo album dei Paramore non si discosta di molto (e per fortuna) dalla musica dei precedenti cd, ovvero un rock'n'roll vivace e creativo quanto trascinante.
Però il quintetto è cresciuto, non solo di età ma musicalmente.
I pezzi sono ancora più rifiniti, e se non rinunciano a pezzi di immediato impatto come Ignorance o Where the lines overlap, arricchiscono il repertorio con pezzi più calmi ma non per questo meno riusciti come Playing God, e si cimentano persino in ballate acustiche, tra l'altro riuscite, come The Only Exception o la splendida Misguided Ghosts.
Il suono delle chitarre di Josh Farro e Taylor York,il drumming efficace di Zac, le melodie e la voce di Hayley Williams, ormai cantante di primo livello, riescono spesso a costruire momenti esaltanti, che toccano vertici di puro lirismo in All I want is you e Decode.
Nnon resta altro che dire : We are Paramoreeeee!!!
voto:9


Shakira: She Wolf

Donde estan los ladrones? era il titolo di uno dei più bei dischi della Rockera colombiana.
C'è da chiedersi donde esta shakira, dopo aver ascoltato l'ultimo disco della Diosa del Pop latino,
Già dalla copertina la bella e semplice ragazza sembra essere stata sostituita da una sorta di Femme fatale truccatissima.
L'artificiosità della cover si ritrova anche nella musica.
In effetti ben 6 delle 12 canzoni sono coscritte insieme a Pharrell Williams, un produttore e compositore molto a la page già produttore di Madonna, Britney Spears, Lil Wayne e rapper vari.
Quel tipico sound che Shakira ha inventato, composto da un mix incredibile e riuscitissimo di rock , musica latinoamericana, ritmi caraibici e melodie medio-orientali, che unite alla sua voce unica e al suo altrettanto unico e sensuale modo di ballare ne hanno fatto un fenomeno globale, cede il passo a sonorità banali e stereotipate, tipiche del Pop/RnB moderno.
Intendiamoci, rispetto ai modelli sopra riportati, o ad un fenomeno da baraccone quale Lady Gaga, Shakira rimane sempre più in alto, perché c'è sempre qualcosa a salvare il brano, un pezzo di clarinetto messo al punto giusto, uno xilofono, delle percussioni, un violino, e se non basta, allora ci pensa la voce di Shakira, , potente e sempre più eclettica,che riesce persino ad imitare il suono di una tromba in "Spy".
Però alla fine i pezzi migliori sono quelli più vicini al vecchio stile, il già citato Spy, ulteriore collaborazione con Wycleaf Jean, un Funky anni 70 che potrebbe andare bene in una colonna sonora di Tarantino, Gipsy,una ballata dalle atmosfere gitane che dovrebbe piacere persino a Calderoli, e Mon Amour, divertente e arrabbiato rock alla Shakira.
Insomma l'esperimento sembra poco riuscito, anche dal punto di vista commerciale, che era probabilmente il senso dell'operazione.
C'è da dire che tra pochi mesi vedrà la luce un nuovo disco, in spagnolo, che, dovrebbe riprendere certe sonorità del folk latino americano (si parla di 90 ore di suoni registrati nei paesi più sperduti della Colombia a cercare suoni tipici) e visti i collaboratori (Ochoa, Cerati) e sopratutto l'assenza di Pharrel dovrebbe riportarci indietro la autentica Shakira.
Quella a Denominazione di Origine Controllata.
voto 6,5

Noisettes: WIld Young Hearts


I noisettes sono un trio etichettato come indie-Rock.
In realtà propongono una musica molta varia, una specie di minestrone mille sapori in cui convivono allegramente funky, soul ,ska, R'n'B, rock, divagazioni acustiche, echi di ritmi africani e persino qualche spruzzata di jazz.
Ne è prova questo Cd, un disco assolutamente fuori dall'ordinario nel pigro panorama del pop inglese, dove canzoni di atmosfera basate sulla sola chitarra quali Sometimes, o Atticus si alternano a scatenati uptempo come Don' Upset the rithm, o brani quasi rock come Beat of my heart, fino alla conclusione del cd, con Ill Will, un pezzo che ricrea la magia e l'atmosfera malsana di qualche malfrequentato bar nei bassifondi di New Orleans.
Su tutto spicca la voce della cantante, Shingai Shoniwa ,dalla timbrica sensuale ed energica al tempo stesso.
Veramente un eccellente disco per chi non si accontenta della solita roba e ama la black music ma anche il rock.
voto: 9,5

Razorlight:Slipway Fires

Terzo disco di questo gruppo inglese, parecchio sottovalutato, direi.
Un disco in cui i Razorlight riescono, ancora una volta, a proporre una miscela ben riuscita di suoni rock moderni con influenze tipicamente sixties, senza finire nel calderone dello scontato e del già sentito, anzi.
Il disco si apre con la introspettiva Wire to Wire prosegue attraverso rock divertenti e ritmati come North London Trash, a pezzi dalle cadenze lente e drammatiche, come Stinger, una vera gemma, per concludersi con la struggente The House.
Un piccolo capolavoro
voto: 9

Manic street preachers: Journal for plague lovers
I MSP sono sempre rimast legati alla figura di Richey Edwards, chitarrista ma soprattutto scrittore delle liriche del gruppo dei primi tre album ( i migliori,a mio modo di vedere) e di larga parte del quarto, uscito dopo la ancora non chiarita scomparsa di Edwards.
Dopo questo episodio i MSP non sono più stati gli stessi: hanno conosciuto il grande successo, almeno nel Regno Unito, sono diventati più pop e hanno alternato dischi buoni a dischi così così, ma non si sono mai più avvicinati a quel furore espressivo che ne aveva caratterizzato gli esordi.
Ecco che in questo disco ricompare Edwards, non in carne ed ossa, ma le sue liriche, a cui i tre superstiti hanno aggiunto la musica, come peraltro è sempre avvenuto.
Omaggio, effetto nostalgia, crisi creativa, sordida speculazione?
Difficile a dirsi, di certo però gli anni sono passati, e nonostante la buona volontà, gli MSP non riescono a creare un disco come quelli del periodo 91-94.
Le canzoni sono mediamente ben fatte, è un disco facilmente superiore alla media, ma quello che manca è quella forza abrasiva, quella disperata passione nichilista che contraddistingueva Richey ma anche gli altri nel loro momento di fulgido splendore, e che ti rimaneva attaccata addosso.
Oggi invece la loro musica può essere accattivante, ma scivola via.
E' meglio bruciare che arruginire diceva qualcuno,
Ecco; la chiave sta tutta qui, Richey è bruciato, gli altri sono (elegantemente) arruginiti.
voto 7,5

Alicia Keys: The Element of freedom
Questo Quarto disco di questa cantante afro-americana con origini anche italiane, ribadisce i pregi ed i difetti già noti.
Alicia è una cantante dotata di un timbro vocale particolare, con anche una buona estensione vocale, ed è anche una brava pianista. Queste caratteristiche emergono con forza dalle 14 tracce.
Diciamo però, che come già per i precedenti lavori, Alicia è capace di costruire vere e proprie gemme canore/sonore, come ad Esempio Love is Blind, Love is my disease, Empire State of mind,This Bed, mentre altri pezzi, pur apprezzabili, risultano un po' monotoni, e rischiano di perdersi nei numerosi solchi che compongono il lavoro.
Discorso a parte merita Put it in a love song, duetto con Beyoncé, che è ormai come il prezzemolo, pezzo alquanto inutile, ma di cui immagino verrà tratto un video pieno di lustrini.
Nell'insieme un disco più che positivo, anche perché parte dei ricavati andranno alla fondazione che Alicia ha fondato e che aiuta le famiglie povere colpite dall'Aids.
Brava Alicia!
voto 8,5
TAT: Soho Lights
I TAT sono un gruppo inglese punk,capitanati dalla cantante, chitarrista e compositrice Tatiana De Michele, dalle chiare origini italiane.
Un gruppo che trae ispirazione a gruppi come i gloriosi The Clash e i grandi Stiff Little Fingers promette bene.
Promesse mantenute da questo disco d'esordio pieno di canzoni adrenaliniche,e dalle atmosfere roventi, come Road to paradise, Pessimist, i don't want to love you, pezzi che farebbero resuscitare un morto, ma nel disco non c'è solo questo ma anche echi reggae (sympathtic lies) ballate dal ritmo sostenuto ( Stay Up, Take you home) momenti di calma in mezzo a rimti veloci e riff di chitarra.
Il tutto con la massima orecchiabilità, secondo la ricetta del più puro punk, che nella sua essenza è sempre stato pop. 13 canzoni che non cambieranno la storia della musica ma ti fanno stare decisamente meglio.
voto: 8,5

2 commenti:

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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