martedì, gennaio 12, 2010

Rosarno: razzismo o lotta di classe?

Ho l'impressione che il commento più azzeccato sulla cosidetta "rivolta di Rosarno" (che si sarebbe anche potuta chiamare con maggiore legittimità "la pulizia etnica di Rosarno", oppure "le violenze di Rosarno") l'abbia fatta un anonimo imprenditore locale che ha sentenziato, non senza una punta di arroganza "Se questi se ne vanno vuol dire che prenderemo (a lavorare ndr) i Rumeni"
Ecco il punto è quello: Quelli che lavorano nei campi, che tirano su rompendosi la schiena ( e facendosela rompere dagli scagnozzi locali) per pochi euro al giorno pomodori e altro sono i cosidetti extracomunitari, chiamati così anche quando, come nel caso dei rumeni, sono a tutti gli effetti comunitari (a proposito, qualcuno se le ricorda ancora le sparate di Beppe Grillo contro l'ingresso dei Rumeni in Italia?).
Questi lavoratori sono i moderni proletari, ovvero coloro che hanno come ricchezza la prole, anche se in effetti non hanno neppure quella, per cui forse bisognerebbe chiamarli sottoproletari.
A me personalmente fanno venire in mente i leggendari Hoboes, i vagabondi americani che si muovevano sui treni merci cercando lavori stagionali nella america della depressione.
Non sto mitizzando, sia chiaro: non sto dicendo che sono tutti buoni, gentili e simpatici, non lo erano nemmeno gli hoboes, molti di loro erano, ovviamente sopratutto a causa della propria disperata condizione economica, dei piccoli criminali.
Dico che questi sono quelli che lavorano, i lavoratori.
Di là c'è la borghesia agricola italiana, spesso, nelle zone del sud, coincidente con potentati di tipo criminale/affaristico e politico.
Anche qui non mitizzo nè criminalizzo, sono dati di fatto innegabili.
In mezzo, la piccola borghesia, ovvero gli abitanti di Rosarno, ma anche tutti noi, che traiamo la nostra piccola parte di utile dallo sfruttamento di questi lavoratori, come la traiamo dalla sfruttamento dei lavoratori nei paesi dell'Est o dei Paesi in via di sviluppo, al di là del fatto di andare in giro con la spranga a dare la "caccia al negro" o di mettersi a fare i Lenin da tastiera.
Lo scontro che si è avuto è quindi un perfetto esempio di una cosa che ci avevano detto morta e sepolta con il presunto e mai dimostrato "crollo delle ideologie", ovvero la lotta di classe.
Certo questa è mascherata e si accompagna a forme più o meno esplicite di xenofobia, come si è visto già in altre situazioni storiche.
Chiamare però questo razzismo diventa mistificatorio ed,in fondo, anche un involontario aiuto a chi, da queste pratiche "razziste" trae beneficio, sia esso politico od economico.
Per razzismo si deve intendere una serie di teorie che sostengono l'esistenza di razze umane definite in vari modi e l'esistenza di una superiorità di carattere biologico che produrrebbe poi inevitabili gerarchie di carattere socio-economico, ovvero: io sono della razza bianca e sono istruito e profumo, tu sei un nero, sei stupido, puzzi e lavori come mio schiavo.
Queste ideologie sono nate per giustificare lo schiavismo ed il colonialismo, ma di certo non l'hanno creato.
Così oggi, dire che "quelli sono bestie" non è il fatto che crea lo sfruttamento bestiale dei lavoratori migranti, ma una conseguenza delle condizioni inumane nelle quali questi ultimi vivono e del loro sfruttamento.
Se si mettesse al centro la questione dello sfruttamento e del conflitto sociale, e non del razzismo, ci si guadagnerebbe in chiarezza.


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