lunedì, gennaio 04, 2010

Twilight ovvero come ti normalizzo il vampiro



Era da un po' di tempo che nutrivo la curiosità di vedermi questo Twilight, ultimo blockbuster in tema vampirico.
Sono da sempre interessato al tema del vampiro e divoro (sarebbe meglio dire bevo) qualsiasi cosa, libri, fumetti, film e telefilm.
Così ho approfittato della trasmissione da parte di Sky di questo famoso (e famigerato) film.
Confesso che ho trovato il film letteralmente esangue, senza nulla che potesse interessare i miei assetati canini.
A parte la diligente regia della regista Catherine Hardwick (che aveva girato un paio di film sull'adolescenza interessanti sia per stile che per contenuto) il film era assolutamente privo di interesse, con dialoghi che sembravano un misto fra i baci perugina ed i testi delle canzoni di Nek, situazioni scontate e assolutamente irrealistiche (ma sinceramente, quale ragazzina non scapperebbe a gambe levate di fronte ad un vampiro? nessuna, a parte Buffy, di cui poi parlerò) tra l'altro noioso nel suo tentativo di essere cool a tutti i costi.
Ma, soprattutto, la cosa insopportabile, era questo affrontare il tema del vampiro in modo assolutamente superficiale scadendo a più riprese nel ridicolo.
Come non ridere di fronte ad un vampiro capofamiglia (?)che sembra uscito direttamente dalla Famiglia Addams e che lavora(ma da quando i vampiri hanno bisogno di lavorare?) in un ospedale (e nemmeno fa il turno notturno), che sarebbe come mettere un diabetico goloso in una pasticceria?
E cosa dire di questi vampiri eternamente adolescenti che vanno (da quanti secoli?) alla High School, in pieno giorno?
Ora, i vampiri uno li può fare come vuole, con o senza i canini, in castelli diroccati o metropoli, con o senza la paura dell'aglio o del crocefisso, e difatti negli ultimi anni siamo stati abituati a riletture del mito del vampiro, in cui i vampiri non sono solo delle macchine di morte, ma sono anche personalità complesse e che sanno anche apprezzare i piaceri della vita, e persino amare.
Quello che però no si può fare con i vampiri è ritrarli in modo superficiale e ridicolo.
Citavo prima Buffy, un telefilm definito per adolescenti (come se gli adolescenti fossero una massa di ebeti!) e perciò, almeno in Italia, snobbato, mentre negli USA ci fanno dei corsi universitari (e a ragione).
In questo telefilm, come anche in Intervista col Vampiro, a cui sotto certi aspetti si rifà, la figura del vampiro viene rivista, anche con una certa ironia, ma sempre rispettandone la caratteristica principale.
Ovvero che il vampiro è un mostro, magari affascinante e persino simpatico, ma un mostro che non può vivere con gli umani perché non lo è (più).
Louis, il vampiro creato da Anne Rice, è tormentato dal male che fa, ma non vive tra gli umani, e divora ratti, non eleganti cerbiatti cacciati alla riserva nazionale.
Lo stesso fa Angel, il vampiro di Buffy The Vampire Slayer, nonché dell'omonimo spin-off.
Ma attenzione, anche Angel non è un vampiro che sceglie il bene senza pagarne un prezzo e senza un motivazione, ad Angel è stata restituita l'anima, ovvero la distinzione tra Bene e Male, e quindi il senso di colpa che ne scaturisce, ma impiega anni per accettarlo, e un secolo per mettersi a combattere per il bene.
Anche qui c'è una storia d'amore tra vampiro e ragazza, ma la ragazza è Buffy, ovvero non una ragazzina qualunque, ma una eroina a cui è delegato il compito di lottare contro i vampiri, e Buffy non casca di certo ai piedi del suo bel vampiro, ma lo accetta solo dopo che Angel gli ha dimostrato coi fatti di essere dalla sua parte.
Altro che l'arroganza di Edward, che farebbe fuggire qualunque ragazza, vampiro o no!
Ed in ogni caso Angel non vive con gli umani, non si mette a fare lo studente fuoricorso, perché rimane comunque altro, irrimediabilmente ed eternamente diverso e tormentato.
Evidentemente agli sceneggiatori e produttori di Twilight non interessava approfondire il mito del vampiro, ma solo scopiazzare di qua e di là per fornire un prodotto di consumo, una specie di fast-food vampirico, con molte calorie ma poco gusto e sostanza.
Un vampiro normalizzato, che perde tutto il suo potenziale perturbante per divenire un animale da salotto, una specie di Alano che si può accarezzare senza correre rischi eccessivi.
Pazienza: finirà nel dimenticatoio, io consiglio, oltre al recupero dei sopracitati Telefilm di Joss Whedon, la visione di Il buio si avvicina della Bigelow, dove il vampirismo è metafora della tossicodipendenza, o ancora 30 giorni di buio, dove i vampiri non solo sono seri, ma anche molto incazzati ed affamati.

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