domenica, gennaio 16, 2011

Recensioni CD 2010

Recensioni dei dischi del 2010, senza un particolare ordine: nonostante in giro si faccia sempre più fatica a trovare musica che valga la pena di ascoltare, alla fine qualcosa di buono c'è

Gabriella Cilmi: Ten

Il secondo disco di Gabriella Cilmi è un disco che delude un po' le aspettative: non tanto per il fatto di aver abbandonato il sound poprock con influenze blues e jazz del primo, eccellente lavoro, quanto perché il disco appare un po troppo pieno di filler, per cui accanto a pezzi irrestistibilmente Disco/dance come On a mission e My hearts don't lie, o a ballate struggenti come Defender ci sono pezzi anonimi e noiosi.
Il cattivo risultato commerciale del disco non deve far scoraggiare la brava cantante italoaustraliana, ma speriamo le faccia comprendere gli errori fatti e ritornare ad un sound più maturo ed adatto alle sue (straordinarie) corde musicali e vocali.
voto 7

Shakira: sale el Sol
Shakira è tornata! questa la frase che viene spontanea dopo l'ascolto di Sale el sol, nono lavoro nella ormai consistente discografia dell'artista colombiana.
Dopo gli esperimenti electrodance di She Wolf il disco segna un ritorno alle radici musicali di Shakira, però con qualche nuovo ingrediente musicale.
Così accanto a ballate di forte impostazione rock, come Devocion e Tu Boca, in cui si sente la mano del "maestro" Cerati e a ballate struggenti come Antes de la Seis o Lo Que Mas, spuntano indiavolati ritmi di Merengue, come in Loca e Addicted to you, oppure miscugli di cumbia e reggaeton, come nella divertente Gordita, ennesimo duetto questa volta con René dei calle 13.
Non mancano ballate suadenti come Mariposas, e non può mancare Waka Waka, qui riproposta in una versione rock con chitarre alla U2, mentre alla title track Sale el sol, una ballata rockeggiante, è affidato il messaggio di speranza e rinascita del disco.
Difetti? Qualche ripetizione di troppo e la cover dei The XX, che risulta un po' fuori registro rispetto al resto del disco. Questioni di lana caprina alla fine, poichè il disco risulta incredibilmente gradevole e non stanca nemmeno dopo ripetuti ascolti.
voto 9,5

Katy Perry MTV unplugged
Questo disco, ben poco reclamizzato, in confezione CD + DVD è un vero gioiellino da non farsi sfuggire: la cantautrice californiana è qui al suo meglio, in versione acustica, veste che le si addice più di ogni altra, ed in queste sette canzoni dimostra chi è realmente: dalla versione jazzata di I kissed a Girl, fino all'inedito Brick by brick, eseguito con la sola chitarra acustica, e passando per versioni mozzafiato di Lost e Thinking of you, Katy dimostra un talento ed una versatilità fuori dal comune, dimostrando tra l'altro di avere veramente una bella voce e di saperla usare, alla faccia dei suoi detrattori.
Meraviglia. Unico difetto: dura troppo poco 9,5

Katy Perry: Teenage dream
Questo disco è un po' l'altra faccia della medaglia della Perry(vedi sopra): chi è stato affascinato dalll'MTV unplugged o ha ascoltato il precedente One of the boys, non può che rimanere alquanto deluso dalla svolta palesemente commerciale di questo disco, palesata da quel video ultra-kitsch di California Gurls con annessa canzone altrettanto Kitsch.
Eppure il disco non è da buttare, anzi: se si esclude la già citata CG, peraltro deliziosa nel suo essere Kitsch, e Peacock, brano francamente inascoltabile, il resto del disco spazia dal discreto al decisamente buono: Merito del songwriting di Katy, che emerge dal lavoro di produzione della coppia Dr Luke./MaxMartin, ma anche di alcune idee musicali che dimostrano una buona dose di originalità.
Per cui si passa da esempi di perfetto Pop come in Friday Night con tanto di assolo di Sax (da quanto non lo si sentiva in un disco?) alla celebre Teenage Dream, un perfetto pezzo pop costruito come un pezzo rock, a Firework, che su una base dance innesta archie violini e che è un inno alla autodeterminazione personale, alle solenni What i'm living for e E.T. e ancora il delizioso upbeat di The one that got away, , fino a due perle come Pearl e Not like the movies, forse la canzone più simile al precedente disco insieme ai due rock di Hummingbird heartbeat e Circle the drain.
Anche i testi colpiscono e la promessa di fare del Pop che abbia un significato fatto dalla Perry appare mantenuta.
In definitiva un disco che cresce con gli ascolti e che entra perfettamente nella categoria dei Guilty pleasures : 8-


Melanie Fiona- The Bridge

Questo disco uscito sul finire dell'anno scorso si inserisce in quella sorta di revival della musica black degli anni 60.
E' indubbio che la maggior parte dei pezzi si riferiscano a quel periodo d'oro del soul e del rithm and blues, epperò è un disco che non si può semplicemente liquidare come revival. Sia perchè qui e là emerge qualcosa di nuovo e più moderno, sia per le indubbie capacità di questa cantante, canadese di origine afro, che è dotata di un bel timbro vocale ed di buonissima estensione.
E poi, diciamolo pure, la buona musica è sempre tale, e magari The Bridge non sarà un capolavoro di quelli che rinnovano la musica, (ma se facessimo questo discorso dovremmo buttare via il 99,9% dei CD) però è di sicuro un disco ben fatto e gradevolissimo all'ascolto con qualche pezzo (give it to me , Monday morning e Teach me) che si eleva dalla media già alta: 9


Amy Mc Donald . A curios thing

Il secondo disco di questa brava cantautrice scozzese ribadisce pregi e , purtroppo, difetti già noti.
I pregi sono rappresentati dal livello compositivo medio alto di Amy, non si può certo dire che la sua sia una brutta musica o le composizioni siano scadenti.
I difetti sono rappresentati dalla tendenza alla monotonia e alla monocromaticità dei colori ed accenti musicali. Infatti, pur godendo di una produzione migliore del precedente This is the life, il disco non riesce a discostarsi da quel modello, e quasi tutte le canzoni sono costruite sulla stessa serie di accordi. Persino i testi sono piuttosto somiglianti tra di loro, per dire ci sono ben tre canzoni che iniziano con Oh e sono a base di dont want, dont see e metriche similari.
manca inoltre uno di quei pezzi che colpisca l'ascoltatore, e che elevi il disco.
Seppure il disco non sia male, lo trovo poco affascinante, e credo che Amy abbia bisogno di una svolta nella sua musica, altrimenti finirà per diventare noiosa ed essere dimenticata in fretta.
Voto 7

Katie Melua:The House
Quarto disco della cantautrice britannica (non so se si possa definire irlandese o inglese ) di origini georgiane.
Il disco segna una svolta, forse non del tutto positiva, ma comunque da apprezzare.
Difatti Katie prova a discostarsi da quel modello di jazz/blues molto soft che aveva caratterizzato i suoi esordi, ma già il precedente cd era indirizzato su un suono maggiormente pop/rock.
Qui la veste musicale diventa decisamente più moderna, con arrangiamenti molto complessi (ed un filino pretenziosi, se vogliamo) ed una veste in qualche modo più pop. Intendiamoci, si tratta di un pop molto raffinato e di classe, ma sempre di pop si tratta, quindi accenni di elettronica, batterie programmate, synth e via discorrendo.
il risultato è apprezzabile a metà,alcuni pezzi come The Flood sono affascinanti, altri, purtroppo i più, risultano alquanto noiosi, seppure con alcuni elementi interessanti.
Tuttavia questa svolta non è completa, e buona metà del disco ci propone invece una Katie nella sua veste migliore, quella acustica, e se qualche momento soffre di manierismo (red ballons) in altri ( I' d love to kill you , A moment of madness, dalle cadenze mitteleurope, fino allo stupendo blues di The one i love is gone) Katie riesce a toccare le corde giuste, quelle che ti fanno chiudere gli occhi e godere di tanta bellezza: 7,5

Sheryl Crow: 100 miles from Memphis
Come si capisce dal titolo, il settimo disco in studio della cantautrice statunitense si confronta con la tradizione di Memphis, proponendo un mix di soul, di blues e di country. Ci sono ospiti prestigiosi , come Keith RIchards che compare nel reggae di Eye to Eye, e cover di canzoni importanti, come Sign your name, ma non sono queste le cose più riuscite del disco anzi. La cosa più riuscita è l'assieme di un disco che è elegante e concreto al tempo stesso, con un livello compositivo ed interpretativo molto alto che tocca il suo apice in pezzi come Summer's day, Peaceful Feeling, Sideways e sopratutto Stop, indubbiamente una delle più belle canzoni di Sheryl Crow in assoluto.
E' incredibile come dopo tanti anni Sheryl riesca a mantenere uno standard qualitativo così alto, ed è anche incredibile come un disco del genere passi inosservato, non solo nelle classifiche, ma tra i cosiddetti addetti ai lavori, più interessati ad analizzare gli sbadigli di qualche vecchia rockstar o le scenate isteriche di qualche presunta regina del pop che non parlare di buona musica.
Peggio per loro, per me è un 9 tondo tondo.

Paul Weller: Wake up the nation
Paul Weller, anima prima dei The Jam poi degli Style Council è una di quelle vecchie glorie che, come il vino, migliorano col passare degli anni.
Qui da noi non è mai stato molto popolare e valutato (una delle tante ingiustizie della musica pop) ma nella sua natia Britannia lo è tuttora, al punto da piazzarsi spesso in testa alle classifiche con dischi che ben poco hanno a che spartire con la classica musica di consumo.
Ne è riprova questo Wake up the Nation dove Paul con l'aiuto di diversi ospiti prestigiosi, in soli 40 minuti di musica suddivisi in ben 16 composizioni fa una summa di tutta la sua musica, non solo esplorando generi diversissimi tra di loro, ma addirittura divertendosi a mischiarli in modo imprevedibile e sempre gradevole.
Per cui oltre che composizioni che ben possiamo aspettarci da lui come Moonshine e Wake up the Nation, in stile The Jam, o il bellissimo Soul di Aim Igh, in stile Motown/Style council troviamo sorprendenti pezzi orchestrali come In Amsterdam, o pezzi di easy listening virati in acid rock, come Grasp & Still connect, tastiere ipnotiche che decorano un solido rock con tanto di coro gospel in Find the Torch, Burn the Plans, un vero capolavoro, fino a Tree , con un testo che esprime punti di vista diversi sul passare del tempo, ognuno con la sua musica, per cui polka, pop, punk ragtime e gospel si alternano.
Rock anni 60, influenze psichedeliche, soul, RnB, folk, musica d'avanguardia, cabaret, elettronica, questo ed altro si può trovare in questo disco, un disco veramente sorprendente e bello, a dimostrazione che si può essere sperimentali senza essere noiosi e presuntuosi.
voto 9.5

Skunk Anansie:Wonderlustre
Gli Skunk Anansie sono stati un gruppo rappresentativo di un certo rock alternativo degli anni 90, poi si sono scioli per dare spazio alla carriera solista della cantante Skin, Riformatisi hanno dato alle stampe un disco nel 2009 prima di Questo Wonderlustre. Non ne avevo sentito parlare bene, ma poiché mi fido poco o niente di certi pareri, dopo aver ascoltato qualche preview, mi sono deciso all'acquisto.
E direi che non me ne sono pentito, al momento. Difatti le 12 tracce di Wonderlustre ci mostrano un gruppo che magari avrà perso il furore degli esordi (cosa abbastanza inevitabile) ma non ha perso l'energia e neppure, direi , la lucidità compositiva. Insomma un disco che mi piace, che offre un buon rock, sufficientemente duro ma anche levigato e raffinato in certi momenti, God Loves Only You, Like Too Much, My love will fall. You're too expensive, You saved me sono tutti brani ottimamente strutturati che non possono lasciare indifferenti.
8,5

Manic Street Preachers: Postcards from a young man

I manics sono un gruppo che ho amato alla follia per diversi anni, poi pian piano l'amore è passato, ma è rimasto l'affetto, come in certe coppie.
Per cui, ogni volta che i tre fanno uscire un disco, non posso fare altro che comprarlo, speranzoso in un ritorno di fiamma. Diciamo che, seppure i vecchi tempi siano ormai alle spalle, e certi capolavori irripetibili, i MSP offrono sempre qualcosa di stimolante. Succede anche in quest'ulitmo lavoro. buona parte del disco, mostra il lato più pop dei MSP, con una forte presenza di tastiere, e sinceramente non riesce ad essere nè convincente né affascinante, pur denotando una ottima cura negli arrangiamenti, in quanto non riesce ad andare oltre l'esercizio di stile. Nella parte finale del disco però i MSP tornano a graffiare come ai bei tempi in pezzi come A Billion balconies facing the sun, o All We make is entertainment, amara presa di coscienza sulla realtà melliflua del rock.
Tanto basta per mantenere il mio affetto.
Voto 7-

Gustavo Cerati:Fuerza Natural
Cerati è un bravissimo chitarrista compositore cantante argentino, che con il gruppo dei Soda Stereo ha fatto la storia degli ultimi 20 anni del rock latinoamericano. Da noi è ben poco conosciuto, ed i pochi che lo conoscono, come il sottoscritto, lo hanno conosciuto per le sue collaborazioni con Shakira.
In questo ultimo disco, che spero non sia l'ultimo, Gustavo dà prova della sua valenza come compositore e chitarrista, costruendo canzoni che hanno un loro tocco naturale che le rende diverse da qualsiasi altra cosa: quando si pensa alla musica latinoamericana si pensa solo a cose molto tamarre o molto impegnate (alla Inti-ilimani). esistono anche vie di mezzo, canzoni intelligenti e delicate, con un'anima latina ed un cuore che pulsa rock. Questa è la musica di Cerati
Purtroppo Gustavo è in condizioni cliniche assai gravi da mesi a causa di un aneurisma .Speriamo "salga el sol" pure per lui.
voto 9

Diane Birch:Bible belt
Nonso molto di questa ventisettenne Newyokese, se non che è il suo disco d'esordio, ha una voce incantevole e compone canzoni che ci riportano indietro nella California degli anni 70, dolci ballate venate di soul e rithm and Blues.
Tutto il disco è di ottimo livello, forse qualche variazione musicale non guasterebbe, ma il si ascolta dalla prima all'ultima traccia senza stancarsi. Diventerà qualcuno, c'è da giurarci.
voto 9

Recuperati
Ho anche preso un po' di dischi "vecchi" e tra questi segnalo qualche perla: Big World di Joe Jackson, uno degli autori più raffinati e sottovalutati nella storia del rock, qui con un disco, uscito nel 1986 che è forse il suo capolavoro.
Non sono un patito del Metal, però Appetite for Destruction dei Guns and Roses è uno di quei dischi che piace a prescindere da preferenze soggettive, poichè è oggettivamente un gran disco.
infine Last of the indipendents, dei Pretenders: da me acquistato nella collection (5 cd a soli 23 euri!) è una galleria di ballate rock una più bella dell'altra.

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