domenica, settembre 16, 2007

V-DAY (ovvero Grilli e Vecchi Tromboni)

Devo farlo? Devo farlo di dire la "mia" sullo strepitosa, grande, inarrivabile, geniale V-day? Devo dire la mia su questa ennesima dimostrazione del qualunquismo anarcoide di questo popolo che non si decide a diventare maturo e responsabile?
E va bene diciamola, partendo da alcuni dati di fatto:
1) la manifestazione denominata V-DAy (cioè giorno del vaffanculo, e a sto punto mi chiedo perche non F-day ovvero Fuckoff day, se fate gli "americani" dimostrando tra l'altro un conformismo preoccupante, con tanto di scopiazzatura del logo di un recente film Hollywoodiano, fatelo almeno fino in fondo) è stata un incredibile successo. infatti, che quasi mezzo milione di italiani si ritrovino nelle piazze per una manifestazione che non aveva avuto alcuno spazio sui mass-media corporativi, né appoggi da partiti o sindacati di qualsivoglia tipo, ma solo attraverso Rete e passaparola, è il fatto più importante e innovativo di tutta questa questione.
2) Lo scopo della manifestazione dichiarato era quello di raccogliere firme per una proposta di legge: questa proposta di legge è un mix di giustizialismo Americanismo e giovanilismo.
Infatti si propone di non avere più inquisiti in parlamento ma uno può essere stato inquisito per aver bloccato treni che trasportano rifiuti inquinanti o carri armati oppure per mafia, sono cose differenti. Ci si dimentica inoltre che un inquisito potrebbe essere anche innocente. La candidatura di Enzo Tortora ebbe una importante valore simbolico e politico, a suo tempo. Scelta dei candidati come in america, peccato che in america, essendo i partiti delle scatole vuote, dei semplici comitati elettorali, ecco che la democrazia diventa plutocrazia(avete mai sentito di operai candidati al senato americano?) chi scrive ha poi potuto verificare in cosa consistano realmente le primarie: i partiti scelgono il candidati e gli elettori avvallano la scelta. Tutto qua. il voto di preferenza, poi, non cambia nulla nella logica elettorale, le candidature verrebbero decis ed ai partiti, come ora.
Infine l'idea che uno possa essere deputato per due sole legislature è talmente ingenua da sfiorare il candore: non c'è solo la ragione opposta dai critici della "Grillata" che in questo modo si perda l'esperienza maturata e si hanno in continuazione dei novellini inesperti. In realtà un deputato potrebbe semplicemente prendersi una pausa di una legislatura o riciclarsi nei parlamenti regionali od europei. ,Insomma, si vorrebbe evitare il crearsi di una casta di politici professionisti, ma in realtà di finirebbe solo con l'aumentarne il numero.
Inoltre niente ci assicura che il nuovo parlamento di "onesti" ed imberbi possa rapidamente trasformarsi in quello che era prima, o peggio. Potrebbero, una volta eletti, cancellare queste "radicali riforme" e torneremmo al punto di partenza.
In effetti, nello schema grilliano, non viene messa in discussione la logica della delega, e non cambia nulla nel rapporto tra rappresentante e rappresentato, o tra dominato e dominante.
Ma la cosa più discutibile della proposta di legge Grilliana, e che nessuno, che io sappia, ha denotato, e che i proponenti raccolgono le firme per, attenzione, non un referendum, ma una proposta di legge,
Insomma si dice "siamo contro i partiti e il parlamento" ma poi ci si rivolge al Parlamento stesso perché questi approvi una legge contro se stesso ( o contro coloro che ne fanno parte, se preferite)
E perché non dare invece ai cittadini stessi l'opportunità di pronunciarsi con un referendum?
Insomma i nostri antipartiti fanno la stessa cosa che rimproverano ai partiti stessi, anche loro legiferano al di sopra dei cittadini.
Mi ricorda quelli che nel 1905 andarono a chiedere allo Zar di proteggerli contro i nobili: il risultato è che furono massacrati dalle guardie dello Zar.
3) Oggi non si usa più sparare sui dissidenti. Siamo in democrazia perbacco!
La repressione avviene attraverso la manipolazione mediatica. Uno dei mezzi usati dal regime bipartisan, lato destro,è di accusare di terrorismo chiunque osi dire la sua. Il che è eminentemente fascista (a proposito, ma le stragi di Piazza Fontana, treno italicus, piazza della Loggia, Stazione di Bologna chi le ha fatte?)
Quindi ecco l'invenzione che Grillo ha attaccato il defunto professor Biagi eccetera eccetera ( a proposito, ma chi ha tolto la scorta al Professor Biagi, pur sapendo che era minacciato?)
E sul lato sinistro: Sul lato sinistro le cose vanno appena meglio. A parte Michele Serra, per il ritrovamento del quale spero venga preparata al più presto una puntata speciale di "Chi l'ha visto?" con mobilitazione della protezione civile, perché è ormai da un decennio che il corsivista intelligente ed arrabbiato che abbiamo imparato ad apprezzare risulta disperso (qualcuno dice di averlo visto nella redazione di un importante giornale romano, ma la notizia non pare confermata) si segnala Eugenio Scalfari, il guru del giornalismo social liberale italiano, il vate del nuovo partito democratico.
Egli ha scritto uno dei suoi lunghi, ampollosi e confusi articoli, dal titolo "L'invasione barbarica del comico Grillo".
Avrei voluto farne un analisi dettagliata, ma non ne vale la pena. In sostanza secondo lui il movimento (chiamiamolo così) di Grillo è "anarco individualista" anzi è frutto dell'anarco individualismo. Sei righe più sotto l'anarco-individualismo diventa "anarco- sindacalismo" (come se fossero la stessa cosa!). Secondo Scalfari è una cosa inutile in una "democrazia diffusa".
Può darsi, ma che cosa sarebbe una democrazia diffusa? Ed esiste in Italia? a queste domande Il "genio" scalfari non risponde. Lui non è qui per rispondere alle domande, ma per fare affermazioni apodittiche.
Comunque Grillo e i suoi sono dei barbari perchè dicono le parolacce, e difenderebbero dei particolari interessi, Poi tira in ballo Masaniello ed, immancabilmente, Il Partito dell'uomo qualunque che nel dopoguerra...bla bla bla.
Insomma, questi sono cattivoni e per il resto... tutto va bene madama la marchesa!
Ovviamente il Vday c'entra come il cavolo a merenda con l'anarco sindacalismo, poco con il qualunquismo e nulla con Masaniello.
A parte le sciocchezze scritte da Scalfari sul piano ideologico, filosofico e storico, la cosa che colpisce è che Scalfari evita di spiegare per quale motivo mezzo milione di persone si sia mobilitato.
Vittime di allucinazioni collettive? Segno della decadenza dei tempi?
Non si sa.
Il punto che tutti evitano di dire è che, se mezzo milione di persone si mobilitano, su obiettivi e mezzi discutibilissimi, è perché evidentemente c'è qualcosa che non va. E quel qualcosa è sotto gli occhi di tutti: nella sostanza è uno dei tanti segnali della crisi di rappresentanza che attraversa le società occidentali. in sostanza un segnale innegabile della crisi della politica e direi, della democrazia nella sua forma rappresentativa.
Questo in realtà lo sanno tutti, i Casini come gli Scalfari, e proprio per questo fanno finta di non saperlo e cercano di negare il senso reale di quanto avviene.
Per il resto chi scrive ha molti dubbi sulla durata ed efficacia di un movimento che mette insieme chi vuole mandare in galera i lavavetri e chi vuole chiudere le basi Nato, chi vuole la tolleranza Zero e chi vuole più democrazia chi vuole che i partiti funzionino meglio e chi li vuole abolire.Chi non vuole il precariato e chi non vuole i writers. Mille Issues equivalgono a nessuna Issue.
Ma la cosa saliente è che qualcosa si è rotto nell'immaginario di larga parte della popolazione italiana, e gli esorcismi non serviranno a ricomporlo.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

In un suo intervento su Repubblica di mercoledì 12 settembre, Eugenio Scalfari si è preso la briga di avventurarsi in improbabili comparazioni tra il fenomeno del "grillismo", come lui lo chiama, e due tendenze storiche dell'anarchismo, l'anarco-individualismo (ma forse intendeva l'individualismo anarchico) e l'anarco-sindacalismo.
Noi sappiamo bene che Scalfari non è né ignorante né sprovveduto, quindi non possiamo fare altro che prendere atto della sua deliberata intenzione di attaccare l'anarchismo, come pensiero filosofico e movimento politico, svilendolo e rinchiudendolo nei soliti e qualunquisti cliché. Scalfari fa riferimento all'anarchismo definendolo "virus", "valvola di sfogo" fino alla prevedibile accusa di anacronismo. La premessa, inconsistente come la conclusione che ne deriva, è che in Italia «c'è una lunga tradizione di "tribuni" e capi-popolo, un germe che ha messo radici da secoli e che rimane una latenza costante nell'"humus" anarcoide e individualista della nostra gente».
Questo attacco al pensiero anarchico è piuttosto fuori luogo non solo nel merito delle considerazioni avanzate, ma soprattutto perché viene usato nell'economia di un'argomentazione rivolta contro Beppe Grillo e il suo V-Day con i quali gli anarchici non hanno proprio nulla a che fare.
Scalfari saprà senz'altro che l'anarchismo è portatore di una visione e di una pratica rivoluzionaria antigerarchica, che rifugge ogni leaderismo, che disprezza i capipopolo e i tribuni, e che si fonda sulla piena assunzione di responsabilità dell'individuo. Una responsabilità che non è né autoreferenziale né ostile al senso di comunità, ma che mira solidalmente alla trasformazione radicale della società in vista della piena uguaglianza e della piena libertà per tutti. Non per fare un mondo senza regole o in preda a invasioni barbariche, ma per realizzare un mondo in cui le regole emergano dal basso e siano scelte e condivise da tutti per il bene di tutti. Scalfari certamente non condividerà né apprezzerà il messaggio etico e politico dell'anarchismo, ed è liberissimo di farlo, ma usare le idee libertarie come termine di paragone negativo per assimilarle al V-Day ci pare davvero strumentale. Non c'è nulla di anarchico o libertario nel V-Day, e ciò è evidente nell'orizzonte parlamentarista, istituzionale e legalista in cui questa mobilitazione si è consumata (una proposta di legge che – nelle intenzioni dei promotori – dovrebbe servire né più né meno a migliorare e rendere più efficiente la democrazia rappresentativa), e nella dinamica spiccatamente leaderistica che la caratterizza. Da anarchici non possiamo che apprezzare l'insofferenza popolare per il potere o le storture della democrazia, ma questa insofferenza di per sé non può definirsi automaticamente anarchica se non si carica di un progetto e di una volontà rivoluzionaria di cambiamento al di fuori di ogni istituzione e contro ogni gerarchia.

I compagni della Federazione Anarchica Italiana di Palermo e Trapani

giustiziaeliberta@interfree.it

15/09/2007

erri ha detto...

I Grillini mi fanno venire il mal di pancia esattamente come gli antichi Sorcini di Renato Zero, ve li ricordate?...
Tutto questo veemente anti-partitismo serve a nascondere una sostanziale deresponsabilizzazione del singolo di fronte alla politica e a tutta la vita sociale.
Da sempre, in questo paese, i giornali e gli intellettuali di regime hanno furfantescamente chiamato "anarchia" qualsiasi forma di fuga dalle responsabilità: come se il potere avesse qualcosa da insegnare agli anarchici in fatto di etica, di dedizione al bene comune, di giustizia, equità, rispetto della dignità umana, ecc. ecc.
Ma torno ai Grillini. Si parla di un movimento diviso sull'opportunità di presentarsi con liste civiche. Sarebbe un errore. I Grillini, al massimo, votano facendo la spesa, come andava di moda dire qualche anno fa. Vogliono cambiare, ma senza dover decidere come. Vogliono la pace, ma senza rinunciare alla guerra. Vogliono che nessuno deturpi l'ambiente, che nessuno muoia di fame qui o in lontani paesi, ma senza rinunciare alla crescita economica.
Assomigliano tanto, tanto, tanto... agli elettori di Berlusconi!
che strazio!____ciao___ erri

pablito ha detto...

Mi ha fatto piacere leggere l'intervento dei compagni della Federazione Anarchica. Anche perchè completano la parte mancante del mio pezzo. Non pensavo poi che questo blog fosse così famoso!
Erri: Il tuo giudizio è un po' esagerato ed un po' sprezzante, io credo di conoscere almeno due "grillini" e ti posso assicurare che non sono due elettori di Berlusconi.
Io credo che almeno un terzo di chi ha aderito all'iniziativa sia sinceramente stufo di come vanno le cose in Italia e voglia un cambiamento radicale. Un altro terzo vuole un cambiamento ma di tipo moderato-giustizialista, ovvero niente inquisiti in parlamento e morta lì. Ma Berlusconi va bene, perché lui è una vittima non un inquisito.
un altro terzo ha aderito per moda o per noia.
Comunque il problema vero secondo me è che molti dicono che Grillo è un grande perchè parla alla pancia ed è populista.
Ecco io sono stufo di gente che parla alla pancia, anche perché questa è molto vicina ad altre parti del corpo...preferirei che si tornasse a parlare al cuore e alla mente delle persone, e non a stimolarne semplicemente gli istinti bassi.

erri ha detto...

Caro Pablo, non mi sono spiegato bene. Non voglio dare dei berlusconiani ai grillisti, ma volevo dire che, per quello che riguarda la mia piccola esperienza personale di conoscenza del fenomeno vedo un'affinità di fondo.
C'è una sorta di disorientamento diffuso. Scalfari parla di individualismo: ma è un massimo comune denominatore dell'individualismo in cui ciascuno si riscopre massa. Massa affetta da paura collettiva, paura che crea aggressività, rabbia, vendetta (se io faccio il vaffa da solo sono impotente e folle, se lo faccio con altri 500.000 sono una belva!). In questa sonnacchiosa città del Nordest dove vivo, tanta gente ha votato al Comune il centrosinistra 5 anni fa, quest'anno ha preferito un piccolo duce leghista dai proclami incendiari, poi pochi mesi dopo è andata in piazza a firmare la proposta di legge di Grillo. Pensi veramente che queste persone abbiano considerato con attenzione il programma e le dichiarazioni di questo sindaco prima di votarlo? E pensi davvero che queste stesse persone abbiano letto con attenzione la proposta di legge, che ci abbiano riflettuto prima di firmare?

Questo è il mondo post-ideologizzato, mio caro!

Un'altra analogia di fondo con la destra berlusconiana è, come dicevo, la mancanza di prospettive. Nella grandissima parte dei suoi aderenti, è un movimento "contro". Non c'è un'idea, non un obiettivo, non un programma.
Perché si vorrebbe cambiare, ma non troppo. Mica siamo in Argentina! E' una rivolta tranquilla di anime buone borghesi, un movimento intrinsecamente conservatore.