martedì, novembre 06, 2007

Addio, Barone Liedholm



E' morto all'età di 85 anni Nils Liedholm.
Giocatore di calcio prima ed allenatore poi, è uno di quei pochi personaggi sportivi che hanno lasciato un ricordo indelebile.
Il suo nome è legato sopratutto a due società di calcio italiane, il Milan e la Roma.
Con il primo giocò da calciatore per molti anni, vincendo quattro scudetti e formando con i suoi compatrioti Green, Nordhal, il leggendario gre-no-li, un terzetto di campioni che fece la storia del calcio italiano (e svedese) degli anni 50.
Successivamente conquistò con il Milan il decimo scudetto della storia rossonera, con una squadra che schierava un Rivera trentaseienne ed un centravanti, tale Stefano Chiodi, che passò alla storia per non aver segnato un solo gol su azione in tutto il campionato.
Alla Roma ebbe esperienze solo da allenatore, ma non per questo meno esaltanti: la prima esperienza a Roma fu a metà degli anni 70, in cui prese per mano la "Rometta" di allora e la condusse ad un inaspettato terzo posto. Qualche anno dopo, lasciato il MIlan campione d'Italia, ci riprovò a Roma, questa volta con altre ambizioni.
La Roma di Liedholm era composta da campioni quali Conti, Pruzzo, il capitano Di Bartolomei ed un geniale brasiliano che si chiamava Falcao. In più sfoggiava un gioco insolito per il calcio italiano di allora, fatto di catenaccio e asfissianti marcature ad uomo. La zona di Liedholm, un calcio fatto di tanti passaggi, gioco d'attacco e divertimento, fece epoca. Con quei giocatori e quel gioco Liedholm vinse uno storico scudetto nella stagione 1982-83,e sfiorò l'impresa epica l'anno successivo portando la squadra giallorossa ad un passo dalla conquista della Coppa Campioni, persa alla lotteria dei rigori.
Poi tornò a Milano, nel Milan che si preparava a trasformarsi da società di calcio ad industria del divertimento con l'arrivo della presidenza Berlusconi.
Anocra a Roma, per un terzo posto sorprendente, con il lancio di tanti giovani, tra cui Giuseppe Giannini, detto il principe. Da lì in poi i risultati incominciarono a mancare e il "barone" come venne chiamato per la eleganza nel portamento e la classe che lo contraddistingueva, si fece da parte, dedicandosi alla vinificazione nella sua tenuta del Piemonte.
Di lui mi rimangono impresse le sue battute, ironiche e sorprendenti come quando dichiarava che "Avellino è squadra più forte del mondo"o "Barbadillo è forte quasi come Pelé"
O come quando, per giustificare qualche gol sbagliato dai suoi giocatori diceva " terreno era umido ha sbagliato i tacchetti" sempre con il suo incredibile accento svedese.
La sua ironia era infatti impagabile, come quando a chi domandava quale fosse stata la sua migliore partita da calciatore rispondeva "la finale Svezia Brasile"
-Ma avete perso 5 a 2! - chiedeva sbalordito l'intervistatore
-Sì, ma io sono uscito sull'uno a zero per noi- rispondeva Nils.
Insomma un personaggio del calcio antico, quando era ancora principalmente uno sport e non un'industria, da vivere o guardare con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta.
Per questo lo ricordo, con affetto e nostalgia.
Che la terra ti sia lieve Barone Nils.

1 commento:

ale ha detto...

Indimenticabili anche queste battute (che cito a memoria)
"La cosa più difficile è allenaee i tifosi e il presidente"
e
"I giocatori in panchina sono sempre i più in forma"

Un grande.
Punto.

Ale