lunedì, novembre 12, 2007

Un altro omicidio di Stato


L'omicidio di Gabriele Sandri da parte di un poliziotto dal grilletto facile, rischia di passare come un fatto legato alla cosiddetta violenza da stadio, e di essere così mistificato nel suo significato.
Il fatto che l'ucciso stesse recandosi ad una partita è un fatto del tutto casuale, ed è servito sì alle frange degli ultras più facinorosi ( e più palesemente legate all'estrema destra) di scatenare disordini, in particolare a Roma, ed altresì servirà al solito "giro di vite" repressivo, già si blatera di vietare le trasferte ai tifosi, come se il fatto che esistano dei poliziotti psicolabili che sparano e ammazzano sia legato al trasferimento di persone da una città all'altra a causa delle partite di calcio. Ma una rissa, peraltro di scarsa gravità, può accadere dappertutto, davanti ad un pub o ad una discoteca (anzi in quest'ultime la cosa è abbastanza frequente).
Il fatto da sottolienare è che, per l'ennesima volta, un cittadino italiano è stato ammazzato da un rappresentante delle cosidette forze dell'ordine.
Non è il primo, e non sarà di certo l'ultimo.
In Italia c'è una lunga, lunghissima ed interminabile catena di morti legate all'uso ed abuso delle armi (e non solo) da parte di Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani etc.
I morti ammazzati durante manifestazioni sono, dalla caduta del Fascismo ad oggi, almeno 415.
Un elenco, peraltro parziale, di questi morti è contenuto nel sito della Fondazione Luigi Cipriani.
Oltre a questi morti, per così dire "politici", vanno conteggiati i morti "casuali", quelli dovuto ad azioni per contrastare la criminalità, vera o presunta, o per "errore", come nel caso di Sandri.
Un computo di questi casi relativo agli anni tra il 1975 ed il 1989, raccolto dal centro di Iniziativa Luca Rossi ( un militante di Democrazia Proletaria ucciso da un agente di Polizia in circostanze alquanto singolari) dà la cifra di 254 morti e 371 feriti. SI tratta di cifre vecchie che, se aggiornate, darebbero risultati ancora più agghiaccianti.
Da notare che solo nel 10% dei casi la vittima aveva una qualche arma che poteva giustificare la reazione violenta delle forze dell'ordine.
Il ricorso poi alla forza ed alla violenza negli ultimi 5-6 anni da parte delle forze di Polizia è sicuramente aumentato, basti pensare alla mattanza di Genova, alle cariche durante le manifestazioni anti-Tav, al caso Aldovrandi, alle cariche e ai pestaggi davanti al Morini, punte di un Iceberg di dimensioni ben maggiori.
Ma non c'è da stupirsi, questo è il risultato della politica dell'emergenza e della sicurezza, politica che è l'espressione della graduale ma continua trasformazione dello Stato Liberale, verso uno stato Neo-autoritario, in linea con le esigenze delle nuove Elites dominanti, quelle dei tecnocrati e della grande finanza internazionale.

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