martedì, gennaio 06, 2009

Il cyber bullismo: un argomento rimosso

Voglio oggi parlare di un argomento che, nel mio girovagare nei blog, non ho mai visto affrontato, mi pare che sia quasi, ma forse mi sbaglio, e spero tanto di sbagliarmi, un argomento rimosso.
Si tratta del problema del Cyber-bullismo, ovvero dell'utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione di massa, in primis Internet, allo scopo di insultare, dileggiare, umiliare gli altri, non solo direttamente ma anche indirettamente.
Non mi riferisco alle discussioni accese che possono nascere in certi ambiti,e che magari taravalichino le intenzioni iniziali dei partecipanti ma di precise metodologie di comportamento,
Ho letto un paio di mesi fa un articolo, in cui si raccontava di una ragazzina di 13 anni di età, vittima di questo tipo di violenza.
Questa ragazza viene descritta come brava a scuola e fisicamente attraente, quanto basta per scatenare la gelosia e l'invida di compagni classe o addirittura scuola. Le invidiose pensano di rifarsi della propria mediocrità ed allora fanno un bel blog, esattamente come quello che state leggendo o altri che avrete letto.
Solo che, al posto di parlare di quel che gli sta a cuore o di cose positive, parlano e sparlano, sopratutto, di ciò che odiano, ovvero la loro invidiata compagna di scuola.
Non contente fanno circolare l'indirizzo del blog fra gli altri studenti, e , quando la somma degli insulti e dei commenti ha raggiunto il livello giusto, ne mettono a conoscenza la vittima.
La quale, ovviamente ferita in modo profondo, anche perché a quella età il giudizio dei pari età è fondamentale nel processo di crescita, che è un processo in cui l'autostima gioca un ruolo fondamentale, fugge di casa e vagabonda per giorni persa nel proprio dolore.
Ecco, questa è la notizia, che di per sè potrebbe essere interpretata banalmente con la solita formula del "ai miei tempi" "gioventù bruciata" o "viziata" ed altre formule tranquillizzanti.
Per quanto mi riguarda è una dimostrazione, più drammatica di altre, di uno dei lati oscuri della Rete, lati su cui gli entusiasti di Internet e della sua supposta democraticità ( ergo, automaticamente, bontà) tendono a sorvolare.
Girando per la rete capita di leggere blog non dedicati a qualcosa di costruttivo, ma tesi solo a distruggere, ad insultare, fino agli auguri di morte o alla giustificazione dei genocidi.
E questo attenzione, non per ragioni ideologiche di qualsivoglia tipo, ma solo per il gusto osceno di sfogare le proprie frustrazioni, i propri inconfessabili rancori, oltre che quei 15 minuti di celebrità vacua che l'atteggiarsi a boia virtuale possono dare.
Come ad esempio quel blogger, a cui eviterò di fare pubblicità, che ha deciso che i palestinesi meritano di morire perchè lui ha deciso che sono un popolo "stupido".
Nel mio piccolo ho avuto anch'io un assaggio di questa "merda"; qualcuno è venuto qui a cercare di insultarmi, peraltro facendomi fare due grasse risate, sopratutto quando ho capito di chi si trattava. Già perché poi l'anonimato su Internet, checché ne pensino i Cyberbulli, è una leggenda e qualche impronta la si lascia sempre, e nemmeno c'è bisogno di chiamare la scientifica.
Internet, in effetti, si basa sull'anonimato, almeno in teoria, è un po' come essere invisibili.
Diceva Paul Verhoven, acommento di un suo film sull'argomentodell'invisibilità , che un uomo invisibile sarebbe stato una specie di Dio, che può fare tutto pensando che nessuno lo veda, e quindi che tutto gli sia concesso.
Internet oggi fa sì che la vecchia usanza di mandare lettere anonime, fatte coi ritagli di giornali, diventi di massa, basta un finto account, o semplicemente non firmare quello che si scrive, magari nascondendosi dietro la Privacy (la propria, perché quella altrui non conta) ed il gioco è fatto.
Ed il gioco è un gioco sporco, è quello di ferire gli altri, di insultarli, minacciarli, umiliarli, insomma usare violenza psicologica, che è anche peggiore di quella fisica, perché dura di più ed è meno riconoscibile, in quanto più nascosta.
I cyber brulli poi, esattamente come i bulli, se la pigliano sempre con i più deboli, quelli da tutti dileggiati, nemmeno sanno essere anticonformisti.
Fanno parte del branco, seguono con instinto gregario quel che altri, la società, i massmedia, certi circoli elitari o certe correnti di pensiero maggioritarie gli propongono come certezze indiscutibili.
Tutto ciò che si eleva dalla mediocrità li turba, perché gli ricorda i propri limiti, tutto ciò che è inaspettato per loro è turbativa, quello che non è previsto è qualcosa che deve essere riportato all'ordine, tutto deve essere calma piatta, tutto deve essere catalogato, non ci possono essere turbative al proprio (o suppostamente proprio) sistema di pensiero.
Quando non si tratti di semplice frustrazione od espressione di rabbia le cui motivazioni non si riesce o non si vuole affrontare.
Mi rendo conto che questo è un tipo di comportamento in cui si rischia di cadere, per questo cerco, personalmente, di evitare situazioni a rischio, sia che queste siano "attive" che passive, anche se quest'ultima cosa non dipende ovviamente da me.

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