domenica, gennaio 18, 2009

L'amara parabola del giustizialismo



"Una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge
Prima cambiarono il giudice
e subito dopo la legge "

F. De André
Sogno numero 2

Credo che sia giunto il momento di fare dei bilanci su quello che è successo negli ultimi 15 anni in Italia, direi negli ultimi 15-20 anni, e se proviamo a pensare un po' a come era la situazione in Italia allora, e quale è adesso, dobbiamo concludere che le cose non sono migliorate nemmeno un po', anzi possiamo tranquillamente affermare, e senza timore di smentita, che le cose sono cambiate in peggio.
In particolare, se concentriamo la nostra attenzione sull'avvenimento che in qualche modo è stato il motore che ha messo in moto tutto, ovvero la cosiddetta inchieste mani pulite, dobbiamo riconoscere che molte delle analisi che furono fatte all'epoca si sono rivelate disastrosamente sbagliate.
Molti parlarono all'epoca di una rivoluzione giudiziaria e molti, forse anche di più, si illusero che quelle inchieste sarebbero servite ad aprire la strada ad una nuova era, fatta di giustizia, equità e "legalità".
Quella inchiesta, ben lungi dall'essere una "rivoluzione" fu in realtà, l'inizio di una restaurazione, nemmeno troppo strisciante.
Alcuni avevano avvertito il pericolo insito nella stravagante idea che un corpo dello Stato, ovvero della Politica con la P maiuscola, potesse essere lo strumento di un cambiamento rivoluzionario, seppur delimitato all'ambito della politica ( e forse proprio per questo, aggiungerei)
All'epoca esisteva un sistema basato su dei partiti di massa che, con molti difetti, rappresentavano i cittadini. C'era un sistema di rappresentazione degli interessi, sprezzantemente chiamato consociativismo, che permetteva un compromesso fra capitale e lavoro che aveva reso l'Italia un paese con un sostanziale grado di benessere ed un relativo grado di eguaglianza sia nei diritti che sotto il profilo dei redditi.
C'era un buon grado di pluralismo nella informazione, con una forte stampa di sinistra ed una altrettanto forte stampa di centrodestra.
C'era naturalmente il duopolio fininvest. Rai, ma nella RAI c'era la rai 3 di Gugliemi e Freccero ad Italia 1.
Ovviamente c'erano molte cose che non andavano, la corruzione, un ceto politico che faticava a rinnovarsi e una classe industriale che puntava sulla svalutazione monetaria più che sulla innovazione tecnologica.
Oltre che il peso di pagine oscure come la strategia della tensione e le sue ramificazioni, dalla P2 a Gladio, il peso delle cosche mafiose e camorriste.
Infine avevamo una ideologia generale di riferimento che era democratica ed antifascista, basata su valori ampiamente condivisi dalla popolazione.
Quasi vent'anni dopo il processo innescato da mani pulite, la cosiddetta rivoluzione giudiziaria cosa ha portato?
Al posto dei partiti di massa abbiamo delle specie di grandi consorterie, in cui si accede non grazie al voto degli elettori ma alla decisioni dei capi, delle sottospecie di sultani che si circondano, come i sultani veri, di ancelle, maghi (dei sondaggi magari) nani e odalische.
Di diritti meglio non parlarne, esiste il diritto del più forte, chi lavora ha l'unico diritto a lavorare al salario più basso senza protestare perché altrimenti viene sanzionato.
Secondo gli ultimi dati il 10% detiene il 50% della ricchezza nazionale, roba da russia zarista.
L'informazione è sempre più omologata e di qualità scadente, tanto da poter dire che il livello di libertà di stampa in Italia rasenta lo 0, ed è il più basso fra i paesi considerati democratici.
La corruzione non si è affatto ridotta,ed anzi abbiamo avuto una serie di riforme e riformine della giustizia che hanno portato a maggiore impunità per i corrotti ed i potenti.
In quanto all'ideologia, con la scusa della scomparsa della stessa si è imposta alla popolazione una specie di ideologia protofascista, basata su forme variabili e contradditorie di razzismo (per cui i postfascisti odiano ebrei e neri e i leghisti odiano arabi e "terroni", e tutti, insieme alla sinistra odiano rom e rumeni) su un autoritarismo abbastanza cialtrone, anche perché a due velocità, per così dire, e su una notevolissima dose di ignoranza e di obnubilamento della memoria, che non fa mai male, anzi, serve a far digerire quanto sopra.
Detta banalmente: al governo c'è Silvio Berlusconi, ma quando non c'è non è che si veda tantissimo la differenza, a livello generale.
Questi i fatti.
Eppure ancora oggi personaggi alquanto ambigui come i vari Di Pietro, Grillo o Travaglio, che agitano e si agitano invocando repulisti giustizialisti, tanto generici quanto improbabili, vengono eletti ad eroi , a leader da seguire senza il minimo distacco critico, a prescindere.
E ancora ci si illude che la magistratura italiana, che, dati di fatto alla mano, non è mai stata una grande garanzia di giustizia ed equità, anzi all'opposto, possa sanare i mali del paese.
Eppure la storia è lì, a dimostrare che le rivoluzioni non si fanno applicando le leggi, perché si può cambiare la legge ed il magistrato, oltre che il legislatore,se dà fastidio.
Le leggi non sono altro che il risultato dei rapporti di forza nella società, e, a pensarci bene, viene il sospetto che Mani pulite non ci fu per "pulire" l'italia, ma, caso mai, per sostituire un ceto politico che non serviva più dopo il crollo del Muro di Berlino, con un altro, più in linea con il liberismo della Banca Mondiale e del FMI.
D'altro canto combattere il potere con una ramificazione dello stesso è un po' come voler allacciarsi le stringhe senza curvarsi.
La "giustizia" non come entità astratta ma come categoria reale del politico fa parte anch'essa della società, e non si vede come possa esserci una giustizia giusta, in una società profondamente ingiusta.

2 commenti:

cometa ha detto...

Ciao!
La questione ha più facce. Anche a me pare evidente che, senza mettere in dubbio la buona fede e l'impegno serio dei magistrati, nel periodo di mani pulite c'è stato qualcuno che ha "lasciato fare", mantenendo il controllo del limite oltre il quale non si sarebbe dovuti andare. Sono convinto che sia stata una cosa che ha davvero moralizzato per un po' la vita politica italiana ad un livello "basso" (la tangentina per il permesso edilizio, il concorso al comune), mentre ad un livello più elevato ha fatto piazza pulita di una generazione di politici per fare posto ad un'altra, forse più spietata ed arrogante.
Quanto ai grandi cambiamenti che tu citi (omologazione dell'informazione, indifferenziazione tra destra e sinistra, i diritti non come diritto ma come concessione, il criptofascismo, la divaricazione delle differenze sociali), non sono convinto che tutto sia riconducibile a quella benedetta/sciagurata pulizia. Si tratta di tendenze che molto spesso già si erano manifestate negli USA e che nello stesso momento si sono diffuse in tutto il continente europeo. E' chiaro che ci vorrà più tempo ad affermare la morte dei grandi partiti ideologici di massa in un paese come la Francia, ma qualsiasi francese ti dirà che gli ultimi 15 anni hanno bruciato i princìpi basilari dello stato e della cittadinanza. La deriva c'è ovunque, non c'è scampo, le differenze dipendono dal livello di degradazione presente in ciascun paese all'inizio del processo.
Buona giornata! erri

pablito ha detto...

Caro Erri
Mentre scrivevo mi rendevo conto che avrei prestato il fianco all'obiezione che non era mani pulite ad aver causato tutte le conseguenze da me elencate.
Peraltro non era affatto mia intenzione sostenere questo, che sarebbe oltremodo grossolano.
Più semplicemente constato come, quello che era stato definito come un momento di cambiamento, e avrebbe dovuto portare ad una epoca di maggior democrazia e trasparenza, quantomeno, è stato il presupposto, di un cambiamento che c'è stato ma che è stato del tutto opposto a quello ipotizzato, o sperato (o, anche, temuto)
E mi chiedevo le ragioni.
La tua osservazione sul fatto che a livello internazionale le cose siano andate in modo non molto dissimile e persino peggiore è giustissima.
Io accennavo al liberismo, ma ti consiglio la lettura (che magari avrai già fatto) del libro di Naomi Klein "Shock economy", che dimostra, dati di fatto alla mano, come le politiche liberistiche sul piano economico, siano state costantemente accompagnate da politiche repressive, quando non apertamente dittatoriali, sul piano politico.
Dal bombardamento del palazzo di Allende, fino a quello (rimosso) del parlamento russo operato da Eltsin, la "libertà" economica ha voluto dire restringimento se non soppressione della libertà politica.
Questo è un tema su cui qualsiasi progressista dovrebbe riflettere seriamente, piuttosto che entusiasmarsi ad ogni risuonar di manette