venerdì, febbraio 19, 2010

Di gatti, cocaina e sugo al cinghiale

Tempo di scandali in italia: veri e falsi, seri e da ridere.
Di quelli veri e seri, ovvero Bertolasiopoli e affini, parlerò un'altra volta, mi interessano molto di più quelli falsi e da ridere, perché danno molto di più il polso di quella che è l'italietta di oggi.
Il primo è ovviamente quello di Morgan e della sua confessione di aver usato cocaina.
Mi viene da dire: embé?
In un paese in cui le acque del Tevere e quelle dei Navigli sono piene di cocaina, in cui si sa che alcuni parlamentari e ministri ne fanno uso (non faccio nomi, ma guardate bene gli occhi di un certo ministro...)non vedo perché un musicista, più o meno rock, più o meno maledetto, più o meno poseur, non possa fare quello che fanno, non dico tutti, ma molti.
Non mi interessa sapere se le dichiarazioni sono state fatte per ingenuità o per (falsa) furbizia, quello che sottolineo è che la sua sospensione dal festival di Sanremo e le spropositate reazioni (con tanto di deliranti proposte di antidoping ai cantanti avanzate da alcuni politici, tra cui si è distinta la Ducia Mussolini) sono lo specchio di un paese che ha perso il senso della misura.
Altrettanto assurde le reazioni al fatto che tale Bigazzi, persona che io trovo tra l'altro molto simpatica, abbia osato parlare di gatti cucinati.
Qui il mio commento è: e alura?
Di questo argomento ne ho parlato con una mia zia di Brescia proprio in quei giorni, e ricordo che anni fa, durante una cena con amici vicentini (noti magnagati) di cui alcuni pure vegetariani, cademmo su questo discorso.
Chissà perché in televisione non si può parlare di gatti cucinati (non consigliare, parlare!)
Questa dittatura del politically correct, che poi è un politically correct di maniera, lo chiamerei semplicemente ipocrita conformismo, sta diventando stucchevole.
E poi scusate, ma a me questo animalismo ha rotto i genitali.
Il mediterraneo è pieno di cadaveri di migranti, cioè esseri umani ma dobbiamo preoccuparci della caccia alle balene, alla foca o ad ipotetici banchetti a base di carne di micio.
Pare che la preoccupazione dei vari censori, televisivi e non, sia quella di evitare che sfugga qualche pezzettino di paese reale, di vita reale, di comportamenti che non vengono ritenuti "corretti", e a cui i nuovi moralisti oppongono nuove regole di comportamento.
Oggi "la Repubblica", perorava per l'ennesima volta la causa vegetariana.
Anche qui ci vorrebbe una trattazione lunga, mi limito a dire che, parlare di una questione ponendo solo ipotetici pro, e nessuno contro, non rientra nell'informazione, ma, casomai nella propaganda.
Le penne al sugo di cinghiale che ho appena mangiato erano squisite, in ogni caso.

2 commenti:

cometa ha detto...

Invece, un giorno, lasciando perdere queste cialtronate, potremmo proprio parlare seriamente e serenamente di vegetarianesimo, che ne dici?
:-))
Cometa, sempre dalla parte del cinghiale!

pablito ha detto...

Guarda a me piace la carne, sono onnivoro e non rinuncerei a questo per niente, non ne vedo i motivi nonostante me li abbiano spiegati tipo 700.000 volte, non vedo perché rinunciare ad uno dei piaceri della vita, magari per stare male (uno dei contro di cui non parlano)
In quanto al cinghiale siamo tutti dalla sua parte, fino a che non punta le sue simpatiche zanne sul nostro deretano.
Oppure viene sul nostro terreno e si mangia tutto quello che c'è da mangiare.
La natura è crudele, amico mio, e molto alle volte. XD