martedì, maggio 19, 2009

Su Ranieri e il dover vincere ad ogni costo



Ieri la Juventus, squadra plurivincente e società di cui sempre si è vantato lo "stile" come un qualcosa di unico nel panorama italiano, ha licenziato,a due sole giornate dal termine, l'allenatore Ranieri, comportandosi come una di quelle squadrette di provincia dirette da presidenti tanto ricchi quanto cafoni e pittoreschi.
Una caduta di stile imperdonabile, certo, ma anche uno dei tanti segnali dello svilimento dei valori sportivi nel calcio iperprofessionistico di oggi.
Cosa si rimproverava a Ranieri, tanto da portare ad una decisione che ha l'unico senso di umiliare un ottima persona, prima ancora che un professionista (come suol dirsi oggidì)?
La colpa di Ranieri sembra quella di non aver vinto il campionato, colpa che condivide peraltro con altri 19 suoi colleghi, visto che poi a vincere è uno solo.
Naturalmente si obietterà che la juve è la juve, e non si può paragonare al Catania, senza offesa per il Catania, ovviamente.
Vero, però non è che una squadra debba vincere solo in virtù del nome che porta, generalmente si vince grazie ai campioni e, in misura molto minore, al gioco della squadra.
La juventus attuale di campioni ne ha ben pochi, e quei pochi sono vecchi e/o acciaccati, per il resto ha uno stuolo di buoni giocatori, come se ne trovano in tutte le altre società di serie A, e qualche giovane promettente ma ancor acerbo.
Poco da opporre allo strapotere dell'inter e al potere del Milan, ed il fatto che fino a 5-6 giornate dal termine la Juventus abbia cullato l'illusione di poter farcela va a merito dell'allenatore, contrariamente all'opinione dominante.
Ecco, l'opinione dominante, nel calcio come in altre attività, spesso è foriera di errori di valutazione, di finte opinioni, non basate su quello che è, ma su quello che dovrebbe essere.
Un altro caso è quello di Gilardino, ex centravanti del Milan, poi passato alla Fiorentina.
Gilardino, uno che a Parma faceva più gol di Adriano, fu cacciato a furor di popolo (rossonero) e a furia di fischi.
In effetti, ogni qualvolta il giocatore si avvicinava alla palla, veniva subissato di fischi e improperi, a prescindere.
Difficile giocar bene e tantopiù segnare in simili condizioni, tant'è che il poveretto segnava (evidentemente lo sapeva fare) solo lontano dallo stadio Meazza.
Ed eccolo ceduto alla Fiorentina in uno dei colpi di mercato più autolesionistici della storia rossonera,
Già, perché non solo Gilardino, lontano dai fischi milanesi, ha ripreso a segnare da tutte le posizioni, realizzando ben 19 reti in campionato, a cui vanno aggiunte le reti nelle varie coppe, ma perché i suo sostituti, l'italiano Borriello e il ritornante Shevchenko, di gol ne hanno realizzati così pochi da contarsi sulle dita di una mano, con ampio risparmio delle stesse.
Scendiamo un poco più a sud nello stivale ed arriviamo a Roma, dove il popolo giallorosso vuole cacciare via Rosella Sensi, figlia di Franco, colpevole di non aver vinto campionati impossibili, sia per ragioni economiche che di potere politico, al cospetto di squadre molto più dotate di quella capitolina.
Eppure coi Sensi la Roma è arrivata a livelli quasi impensabili, vincendo uno scudetto e sfiorandone almeno un altro paio, vincendo due Coppe Italia e collezionando 5 finali, vincendo due Supercoppe (che potevano essere di più) e arrivando due volte ai quarti di finale di Champions league, piegandosi solo a quello squadrone che si chiama Manchester United dopo aver umiliato squadre mitiche come il Real Madrid.
Troppo poco, evidentemente, per chi pretende la luna e non è riconoscente a chi ha, pur con luci ed ombre, portato la Roma ad un livello mai visto prima.
Probabilmente in questa ostilità gioca un ruolo anche il maschilismo italico, che vede le donne solo come vallette e che non tollera che possano essere anche dirigenti capaci.
Anche qui l'opinione dominante non si basa sui fatti, ma su aspettative non realistiche.
Questi esempi illustrano secondo me la degenerazione del concetto di sport.
Il senso dello sport è sì, quello di superare i propri limiti, ma anche di saperli conoscere ed accettare.
Da questo punto di vista il saper accettare la sconfitta, la cultura della sconfitta è proprio quello che manca, mentre l'unica cosa che pare contare è la vittoria ad ogni costo, per cui i tifosi juventini erano contenti degli scudetti vinti "alla Moggi" e non sopportano il volto pulito e serio di Ranieri, colpevole di non essere "vincente".

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