sabato, aprile 01, 2006

Viva Zapatero! ovvero della satira e dell'informazione


Ho visto ( e poi rivisto) di recente il discusso film-documentario di Sabina Guzzanti "Viva Zapatero".
Non entro qui nel merito cinematografico, che peraltro in un'opera del genere non può essere disgiunto dall'analisi del contenuto. Quello che miha colpito come spettatore del film è, a mio avviso, non tanto la tesi portata avanti dall'autrice, ma le teorie usate dai censori e dai loro accoliti per giustificare l'ingiustificabile, ovvero la chiusura di una trasmissione satirica.
La motivazione adotta infatti era tra le più speciose: Un coro da destra a sinistra dichiarò che "Non si poteva mischiare l'informazione con al satira". Secondo questa tesi un attore o un intellettuale non potrebbero occuparsi di informazione, ovvero di politica, perché anderebbero fuori dai loro "compiti" (sic!) e quindi questo comporterebbe il diritto a censurare.
Anzi, non lo si dovrebbe nemmeno chiamare censura!
Una tesi che, aihmé, a trovato eco anche tra persone di sinistra, intelligenti e generalmente ben infomate, nonostante l'evidente inconsistenza e astrusità della tesi.
In effetti la satira non è comicità pura, non è far vedere gente che si tira le torte in faccia, o che inciampa e finisce per terra, ma è "esattamente" fare informazione, soltanto con mezzi diversi da quelli soliti, usando le vignette, o le metafore, o la recitazione, o l'ironia o il sarcasmo, o ancora la esagerazione.
George Orwell quando scrisse la fattoria degli animali fece indubbiamente della satira sul regime "sovietico" ma indubbiamente fece anche dell'informazione. Così fece Charlie Chaplin ne "Il grande dittatore" che satireggiò ( nel senso che mise in ridicolo) ma fece anche un grande lavoro di informazione. Immaginiamoci un po' cosa sarebbe successo se nell'America di allora qualcuno avesse proibito il film dicendo che "non si mischia la satira con l'informazione"?
Certo Adolf Hitler ne sarebbe stato felice, e forse ci sarebbero ancora dei campi di concentramento in Europa.
D'altro canto anche sulle pagine degli stessi giornali dove vengono scritte queste amenità campeggiano delle vignette dove si commentano i fatti del giorno.
E se poi anche fosse che l'informazione non dovesse mischiarsi con la satira (cosa che , evidentemente non è) è pensabile la censura?
Di certo non in una società liberale e (più o meno) democratica. Di certo sì in un regime totalitario o in una dittatura o simil dittatura.
E allora, se in Italia ci sono stati così tanti casi di censura, che il film ricorda dimenticandosene un certo numero per strada (per esempio quelli di Oliviero Beha e Massimo Fini) è perchè l'Italia, in questo momento storico, è senz'altro più vicino ad una dittatura che non ad una democrazia.
ricordiamocene il 9 aprile...

1 commento:

stargazer ha detto...

Lo vidi in anteprima, presentato dalla stessa Guzzanti. Mi colpì il fatto che, parlando di Zapatero, mi aspettavo fosse un film che parlasse anche di matrimoni gay e diritti delle coppie omosessuali. Invece è tutt'altro. Ma ciò era dovuto al fatto che in Italia l'informazione, su Zapatero, aveva martellato soprattutto su questo aspetto della sua politica (in chiave ovviamente negativa), tacendone le buone riforme democratiche.