mercoledì, maggio 03, 2006

Primo Maggio alla May Day del lavoro precario


Come ormai da tradizione, anche quest'anno ho partecipato alle manifestazioni del Primo Maggio. Da qualche anno non vado più alla manifestazione tradizionale dei "soliti" sindacati, ormai sempre più svuotata di significato, e ridotta ad una specie di celebrazione autoreferenziale o al meglio spettacolar-televisiva, come nel caso del "concertone" che si tiene ogni anno a Roma. Quest'anno poi, come già scritto pochi giorni fa, anche questa scadenza è stata deturpata e violentata dalle pagliacciate di politicanti in cerca disperata di visibilità.
Meglio, molto meglio, rivolgere le proprie attenzioni verso la manifestazione "alternativa", quella dedicata al lavoro precario, concetto una volta abbastanza estraneo ma che oggi non appare più tanto stravagante o elitario, anzi sta divenendo sempre di più una realtà, per lo più non piacevole per coloro che con questa realtà devono fare i conti.
SIa chiaro che il sottoscritto non è precario, se non a modo suo, ma molti suoi conoscenti, amici e compagni lo sono.
E tanto mi basta, dal momento che la solidarietà, per me, non fa rima con carità, ma, casomai, con condivisione.
Questo Primo maggio alternativo sta sempre più diventando un appuntamento importante e frequentato, raccogliendo ormai decine e decine di migliaia di dimostranti/festeggianti, a riprova dell'importanza e della centralità che i temi del lavoro precarizzato, flessibilizzato in tutte le sue svariate e innumerevoli forme va via via assumendo per molti, giovani e meno giovani.
Ancora una volta ho partecipato e, ancora una volta, mi sono divertito un mondo, tra autocarri, carriole , carrette e biciclette variamente addobbate, tra trampolieri e bande di suonatori, musica a tutto spiano e vino e birra ( e anche qualcos'altro) distribuiti lungo il percorso.
Qualcuno dirà forse che un conto è fare casino o ballare e un conto è arrivare a creare un movimento che possa incidere sulla realtà sociale, ma forse bisognerebbe ricordare che da qualche parte bisogna pur iniziare.
Il Primo Maggio è una festa che deriva dalle lotte di quanti un secolo e oltre fa, da perdere non avevano che le catene.
Oggi forse di catene ne abbiamo anche di più e ad alcune ci siamo pure affezzionati. Per il momento si è ridato senso ad unadata storica togliendola dalla naftalina. Rimane tutto da costruire un percorso per ottenere una tutela del lavoro precario che sia al passo con i tempi.
Se questo viene costruito a passo di danza, poco male, come diceva l'anarchica e femminista Emma Goldman "se nella vostra rivoluzione non potrò ballare, allora potete tenervela per voi!"

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